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Pillion: Harry Melling racconta il suo ruolo più audace tra BDSM e trasformazione

Harry Melling racconta Pillion, il ruolo più audace della sua carriera tra BDSM, consenso e trasformazione personale.

Attualmente nei cinema, Pillion,  diretto  da  Harry Lighton, senza  alcun  dubbio, rappresenta una svolta decisa nella carriera di Harry Melling. Conosciuto dal grande pubblico per aver interpretato Dudley Dursley nella saga di Harry Potter e la Pietra Filosofale e nei film successivi, l’attore britannico – come riportato da Variety – si allontana definitivamente dall’immaginario magico della sua infanzia cinematografica per entrare in un mondo fatto di pelle, desiderio e dinamiche di potere.

Il film racconta la storia di Colin, un uomo timido che lavora come addetto alla polizia e canta in un quartetto di barbieri. La sua vita cambia quando incontra Ray, interpretato da Alexander Skarsgård, un motociclista carismatico e dominante alla ricerca di un “pillion”, ovvero un passeggero e partner sottomesso con cui condividere quotidianità e desideri.

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Da quell’incontro prende forma una relazione che ridefinisce l’identità di Colin. Si ritrova a cucinare, a occuparsi della casa e persino a dormire sul pavimento accanto al letto di Ray. All’inizio tutto appare umiliante, ma con il passare del tempo qualcosa si trasforma, e quando Colin si rasa la testa e indossa una tuta di pelle, acquista sicurezza e libertà, intraprendendo un percorso soprattutto emotivo.

A tal proposito, Melling ha spiegato di non aver avuto esitazioni leggendo la sceneggiatura, né timori per le scene di sesso, sottolineando che non si trattava di una  provocazione fine a sé stessa, ma di una componente essenziale dell’evoluzione di Colin, e del suo passaggio dall’ingenuità alla consapevolezza. Senza quella dimensione, il film avrebbe perso la propria essenza, e più che chiedersi se oggi il pubblico accetti o meno il sesso al cinema, l’attore  suggerisce che bisognerebbe interrogarsi su come esso venga rappresentato.

Nonostante il peso di aver fatto parte di un fenomeno mondiale come Harry Potter, Melling assicura  inoltre   di non aver mai scelto i ruoli con l’intento di prendere le distanze dal passato. Essere troppo strategici, dice, rischia di complicare le cose: preferisce seguire l’istinto e cercare varietà, lasciandosi guidare dall’entusiasmo per personaggi capaci di metterlo alla prova.

Sul rapporto con Skarsgård svela   che  si è costruito in modo rapido e istintivo. I due si sono incontrati pochi giorni prima dell’inizio delle riprese e hanno lavorato quasi subito a una scena fisicamente intensa. Paradossalmente, l’assenza di una lunga preparazione si è rivelata un vantaggio, con  la  reale incertezza tra loro che ha rispecchiato quella dei personaggi, il cui contributo del coordinatore dell’intimità è stato fondamentale, poiché ha curato ogni dettaglio tecnico per garantire rispetto, sicurezza e coerenza narrativa.

Dietro l’intensità delle scene, però, si nasconde anche un lato più leggero. Melling ha raccontato che momenti carichi di tensione erotica, sul set, possono risultare persino buffi: basta un’angolazione sbagliata o un movimento fuori tempo per trasformare la drammaticità in qualcosa di esilarante.

Un’attenzione che testimonia quanto lavoro tecnico e precisione ci siano dietro ogni sequenza  del  film, che non deride mai la sottocultura che rappresenta. In tal seno la produzione ha collaborato con il Gay Bikers Motorcycle Club, coinvolgendo membri reali sia come comparse sia come consulenti. Questo confronto diretto ha permesso al cast di comprendere meglio le dinamiche del mondo kink e di restituirle in modo autentico e rispettoso.

Tra le sequenze più significative spicca la cena con i genitori di Colin, e a differenza di molte narrazioni simili, il fulcro del conflitto non è l’orientamento del protagonista — mai messo in discussione — bensì la natura della relazione con Ray.

Un confronto in cui la madre manifesta apertamente i propri dubbi, il padre prova a fare da mediatore, mentre Ray difende la consensualità del rapporto, finendo per dividere anche il pubblico, sollevando una domanda tanto semplice quanto complessa: quando una relazione può dirsi davvero equilibrata?

Ma è grazie a quel momento che Colin comprende di voler essere ascoltato e di desiderare qualcosa di più:  non soltanto regole imposte dall’altro, ma uno spazio in cui anche la sua voce possa trovare espressione.

Pillion inoltre è il primo film in cui Melling è presente praticamente in ogni scena, un’esperienza intensa che gli ha lasciato addosso l’ottimismo e la curiosità del suo personaggio. Dopo ruoli più cupi, come quello in The Pale Blue Eye, l’attore racconta di essersi sentito più aperto e ricettivo, nonché colpito dalle reazioni di molti spettatori che gli hanno confidato di essersi riconosciuti in Colin. E forse il  cuore  del  film è proprio  questo: al di là delle provocazioni, Pillion parla di consenso, identità e del coraggio di comprendere davvero ciò che si desidera.


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