chloe zhao jessie buckley e paul mescal

Quanto c’è di vero in Hamnet? Tra storia, emozione e immaginazione

Hamnet di Chloé Zhao esplora la vita di Shakespeare, la perdita del figlio Hamnet e la nascita emotiva di Amleto tra realtà e finzione.

Quando si parla di Hamnet, il nuovo film di Chloé Zhao candidato all’Oscar, la prima domanda che sorge spontanea è: quanto c’è di vero in questa storia? Non si tratta né di un adattamento di Amleto, né di un documentario sulla vita di William Shakespeare, eppure la vicenda travolge lo spettatore con la sua intensità emotiva, mescolando dolore, amore e immaginazione.

Al centro del dramma c’è Jessie Buckley, che interpreta Agnes, una donna dell’Inghilterra del XVI secolo, sposa un giovane e ambizioso William Shakespeare, dal volto di Paul Mescal, allora insegnante di latino e drammaturgo alle prime armi. La loro vita familiare è segnata da gioie e dolori, fino alla tragedia che sconvolgerà tutto: la morte del figlio Hamnet, evento che, nella storia del film, diventa la scintilla creativa che ispira Shakespeare a scrivere la sua opera più celebre: Amleto.

Ma fino a che punto questo racconto si basa su fatti reali? La vita del Bardo è da sempre avvolta nel mistero e nella leggenda. La regista e il suo team hanno sottolineato più volte che il loro obiettivo non era la cronaca storica, ma la verità emotiva. Come ha spiegato la costumista Malgosia Turzanska in un’intervista a Entertainment Weekly nel dicembre 2025: “Non stavamo realizzando un pezzo da museo o un documento, ci stavamo concentrando sulla storia.”

Qui la Recensione: Hamnet, la recensione: quando il dolore diventa arte e memoria

Chi era davvero Agnes Hathaway?

Nel film, Agnes è ritratta come un’erborista, figlia di una presunta “strega della foresta”, un’immagine poetica e suggestiva che non trova conferma nelle fonti storiche. La moglie di Shakespeare era conosciuta come Anne Hathaway, ma la scrittrice Maggie O’Farrell ha scelto di chiamarla Agnes perché era così indicata nel testamento del padre di Anne, suggerendo un legame simbolico con le radici familiari. O’Farrell ha raccontato alla BBC nel novembre 2025:
“Ci è stata data solo una versione di lei, e la maggior parte dei biografi l’ha semplicemente seguita… Io volevo darle voce e immaginare chi fosse davvero.”

Questa scelta narrativa permette di guardare oltre i freddi fatti storici e di immaginare Agnes come donna forte, saggia e capace di influenza silenziosa sulla vita familiare e sul destino del marito. L’idea di farne un’erborista nasce anche dall’osservazione dei personaggi femminili nelle opere di Shakespeare, spesso dotati di una sorta di “seconda vista”, e dalla realtà dell’epoca: la cura della salute della famiglia era responsabilità esclusivamente femminile, e le donne conoscevano rimedi, tisane e preparati medicinali che gli uomini ignoravano. In questo senso, il film attribuisce ad Agnes un ruolo centrale e quasi magico, che riflette il potere nascosto delle donne del XVI secolo.

Hamnet, il figlio dimenticato di Shakespeare

Tra le poche certezze storiche c’è che Shakespeare ebbe un figlio di nome Hamnet, nato nel 1585 e morto nel 1596 all’età di 11 anni. Come osserva lo studioso James Shapiro sull’Atlantic, Hamnet è spesso trascurato dai biografi:
“Non gli è stata data voce, non gli è stata data abbastanza importanza”, ha confermato O’Farrell.

Il film e il libro suggeriscono che Hamnet morì di peste bubbonica, anche se la causa reale rimane sconosciuta. Nel 1596 non ci sono prove di epidemie a Stratford-upon-Avon e, come ricorda O’Farrell, all’epoca “potevi anche solo tagliarti un dito e morire di sepsi.” La morte del bambino diventa così nel racconto una tragedia universale, simbolo del dolore e della fragilità della vita, che trascende i limiti della cronaca per esplorare l’impatto emotivo sulla famiglia e, metaforicamente, sulla creatività di Shakespeare.

Amleto e Hamnet: un legame reale o simbolico?

Non esistono prove certe che la morte di Hamnet abbia ispirato Amleto. Tuttavia, la tragedia fu rappresentata per la prima volta circa quattro anni dopo la morte del bambino, e ai tempi i nomi Hamnet e Hamlet erano spesso intercambiabili. È certo, invece, che Shakespeare attingesse da fonti precedenti: la storia di Amleto deriva da un racconto scandinavo pubblicato nel 1570 e adattato da autori come Thomas Kyd. Come ha ricordato Ian McKellen, attore che ha interpretato Amleto numerose volte: “L’immaginazione di Shakespeare non proveniva certo solo dalla vita familiare.” Resta quindi suggestiva la possibilità che la tragedia personale possa aver contribuito alla profondità emotiva della sua opera, senza però esserne la causa esclusiva.

Shakespeare sul palco dell’Amleto

Nel film, Shakespeare interpreta il fantasma del padre di Amleto nella prima produzione al Globe Theatre. Questa scelta narrativa ha un fondamento storico: il poeta Nicholas Rowe scrisse nel 1709 che il culmine della carriera teatrale di Shakespeare sarebbe stato proprio quel ruolo. Rowe annotava: “Il suo nome è stampato, come era usanza a quei tempi, tra quelli degli altri attori… ma il culmine della sua interpretazione era il fantasma nel suo Amleto.” Questo dettaglio arricchisce il racconto di Hamnet, collegando il dolore privato del Bardo alla sua vita artistica e mostrando come la realtà familiare possa riflettersi, anche solo simbolicamente, sul palcoscenico.

Tra verità e immaginazione

In definitiva, Hamnet intreccia realtà e finzione. Ci sono personaggi reali, date storiche e lutti autentici, ma molti dettagli – dall’erboristeria di Agnes alla presunta peste bubbonica – appartengono al regno della speculazione narrativa. La forza del film, così come del romanzo da cui è tratto, non sta nella cronaca, ma nella capacità di farci percepire il dolore, l’amore e la resilienza di una famiglia che la storia ha spesso lasciato in ombra.

Hamnet ci ricorda che la storia può essere letta anche con il cuore, non solo con i documenti. E forse è proprio questa intensità emotiva a rendere la vicenda di Shakespeare e della sua famiglia così indimenticabile sul grande schermo.


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