Ragione e Sentimento

Ragione e Sentimento, i costumi del nuovo adattamento tra ricerca storica e legami familiari

Nel nuovo “Ragione e Sentimento”, Grace Snell unisce accuratezza storica e stile moderno per raccontare il legame tra le sorelle Dashwood.

Il nuovo adattamento di Ragione e Sentimento, diretto da Georgia Oakley e interpretato da Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles nei ruoli delle sorelle Elinor e Marianne Dashwood, punta a rileggere il classico di Jane Austen attraverso uno sguardo contemporaneo, senza rinunciare all’accuratezza storica. A dare forma a questa visione è la costumista Grace Snell, che ha lavorato su tessuti, colori e abiti per raccontare l’intimità dei legami familiari e rendere i personaggi più vicini alla sensibilità del pubblico di oggi. “Vogliamo rendere giustizia a Jane Austen”, afferma, spiegando come la sfida sia stata trovare un equilibrio tra la fedeltà all’epoca e una nuova interpretazione estetica della storia.

Snell, come riportato da Variety, ha organizzato il lavoro sui costumi seguendo la struttura in capitoli del film, distinguendo soprattutto le scene ambientate in campagna da quelle che si svolgono in città. Il primo momento ruota attorno a Barton Cottage, nel Devonshire, dove le sorelle Dashwood vivono una quotidianità più intima e spontanea; il secondo coincide con il loro ingresso nella società londinese, che introduce dinamiche e atmosfere differenti. A guidare le scelte della costumista sono stati anche i paesaggi, le condizioni climatiche e il susseguirsi delle stagioni, elementi che contribuiscono a definire l’identità visiva delle diverse fasi della storia.

Pubblicato nel 1811, Ragione e Sentimento racconta le vicende di Elinor, Marianne e Margaret Dashwood e della loro madre, costrette a lasciare la tenuta di Norland Park, nel Sussex. La vicenda si colloca in un periodo di transizione tra l’epoca georgiana e quella della Reggenza, quando la moda stava cambiando profondamente, allontanandosi gradualmente dalle forme più elaborate per avvicinarsi a uno stile più semplice. Per ricostruire questo passaggio, Snell ha studiato dipinti dell’epoca e abiti d’archivio, affiancando alle fonti storiche anche fotografie di famiglia dei primi anni Duemila.

Da queste immagini ha tratto soprattutto ispirazione per rappresentare la familiarità tra le sorelle e il modo in cui la loro vicinanza si riflette nell’abbigliamento. “Mi sono concentrata soprattutto sull’intimità che si respira all’interno di una famiglia, in particolare sul rapporto tra sorelle, sulla loro rilassatezza e disinvoltura reciproca e su come questo si rifletta nei vestiti”, spiega.

Uno degli aspetti a cui Snell tiene maggiormente è proprio la condivisione degli abiti, un dettaglio che riflette la quotidianità delle sorelle e la loro reciproca influenza. All’inizio della storia, Marianne ha 19 anni, Elinor 16 e Margaret 13, e le differenze d’età contribuiscono a rendere naturale il passaggio dei vestiti da una all’altra. “Ci sono momenti in cui si prestano gli abiti, perché è quello che fanno le sorelle. Si rubano i vestiti a vicenda, si ispirano l’una all’altra e reinventano gli abiti”, racconta la costumista. Alcuni tessuti sono stati inoltre rielaborati per dare ai capi un aspetto vissuto e suggerire come vengano amati, condivisi e riutilizzati all’interno della famiglia.

Accanto alle fotografie dei primi anni Duemila, Snell ha guardato anche ad alcune sfilate degli anni Ottanta e Novanta, introducendo riferimenti contemporanei senza trasformare il film in una rappresentazione moderna. La sua intenzione era rendere la storia più accessibile, superando la distanza che spesso si crea tra il pubblico e i personaggi dei drammi in costume. “Volevo realizzare un film in cui potessi immedesimarmi, in cui potessero immedesimarsi i miei amici e la mia famiglia”, svela “A volte si ha la sensazione di osservare i personaggi su un piedistallo, e io volevo davvero superare questa distanza”.

L’attenzione alla contemporaneità non ha però messo in secondo piano la ricerca storica. Snell, che ha studiato anche storia del costume all’università, ha coinvolto una storica specializzata per tre settimane di approfondimenti, concentrandosi sui tessuti e sulle tecniche di confezione, comprese le cuciture a mano. “Per me, come costumista, è stata un’esperienza straordinaria cercare di conciliare queste due esigenze, facendo sì che la precisione storica si sposasse con la mia volontà di dare al film un’interpretazione più moderna”, afferma.

Anche la scelta dei colori segue una precisa logica narrativa. La storia si apre durante un periodo di lutto, da cui nasce l’idea di esplorare diverse “sfumature di nero“. Quando le sorelle arrivano a Londra, Elinor ed Edward indossano entrambi abiti sui toni del blu, che riflettono la delusione legata alla loro situazione. I colori più vivaci vengono invece introdotti con moderazione, soprattutto attraverso i personaggi secondari.

Per Snell, Ragione e Sentimento ha rappresentato anche una sfida professionale, essendo il suo primo film in costume. Alla necessità di realizzare un gran numero di abiti si è aggiunta la responsabilità di coordinare l’intero reparto. “La sfida più grande è superare l’insicurezza”, ammette, riferendosi alla necessità di trovare sicurezza nelle proprie scelte e affrontare le responsabilità del progetto. Grande appassionata di Jane Austen, era consapevole dell’importanza dell’opera e delle aspettative legate a un nuovo adattamento, ma ha cercato di non lasciarsi condizionare da questo peso.

Il confronto con la versione del 1995 diretta da Ang Lee, interpretata da Emma Thompson e Kate Winslet, era inevitabile. Snell riconosce quanto quel film sia amato e dichiara di avere grande rispetto per i costumisti Jenny Beavan e John Bright, ma precisa che non è stato un riferimento diretto per il suo lavoro. Le due produzioni sono rimaste separate sul piano creativo, pur nella consapevolezza del legame che molti spettatori continuano ad avere con il film precedente.

La sua scelta è stata quindi quella di tornare al romanzo di Austen e raccontarlo attraverso una sensibilità diversa, mettendo al centro la dimensione umana della storia e il rapporto tra le sorelle Dashwood. “Vogliamo rendere giustizia a Jane Austen”, conclude Snell. “Credo sia giunto il momento di proporre la nostra versione di una storia umana, di mostrare questo livello di intimità tra le sorelle e di darne una nuova interpretazione”. Per la costumista, continuare a rileggere queste opere è fondamentale proprio perché conservano la capacità di parlare al presente e di raggiungere anche chi non le ha ancora scoperte.


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