“Rapiniamo il Duce”: quando si fa la storia, non sempre si è più furbi della storia

“Rapiniamo il Duce”: quando si fa la storia, non sempre si è più furbi della storia

Il 27 aprile 1945 la colonna tedesca e le auto private con i gerarchi della RSI in fuga verso la Svizzera, vennero intercettate e fermate dai partigiani a Dongo. Con loro non solo le famiglie bensì il capitale della Repubblica di Salò, gioielli, preziosi, effetti personali e milioni di valuta italiana e straniera, il tutto stipato in camion e auto.

Presentato in anteprima alla 17esima Festa del Cinema di Roma: “Rapiniamo il Duce”, il film targato Netflix prodotto da Bibi Film, diretto da Renato De Maria, che approderà sulla piattaforma streaming il prossimo 26 ottobre, basato proprio sulla vicenda del Tesoro del Dongo, fatto ancora oggi avvolto da mistero dal momento che, nonostante sia veramente esistito, non c’è certezza storica di che fine abbia fatto.

“La scintilla per questa storia è stata quella di voler fare un film di rapina. Nel 2017 avevo fatto un documentario chiamato ‘Italian Gangsters’, dove avevo studiato un pò le biografie dei gangster degli anni ’40 e ’50 a Milano, tra cui quella di una figura a cui ci siamo ispirati per il personaggio di Isola, e che si chiamava per l’appunto il bandito dell’isola” – dice il regista Renato De Maria nel corso della Press Conference“Con gli sceneggiatori Valentina (Strada) e Francesco (Gnesini) siamo partiti dall’idea del tesoro di Mussolini che effettivamente era rimasto a Milano per 10 giorni, tra il 15 e il 25 aprile del ’45, perché Mussolini stava trattando con gli svizzeri per espatriare e portare con se questo immenso tesoro, due camion carichi di oro, pietre preziose, monete e così via, ma quando fu arrestato il tesoro sparì e ancora adesso c’è la leggenda sul tesoro del Dongo, sul tesoro di Mussolini. Abbiamo allora deciso di fare questo clic, ovvero: immaginiamo un gruppo di rapinatori un pò scalcagnati, di banditi che sono più che altro dediti alla borsa nera, e soprattutto a sopravvivere in questa Milano sfinita negli ultimi giorni della guerra, dove loro cercano come detto di sopravvivere e mantenere accesi i loro sogni, la propria vitalità e giovinezza, gli capita allora l’occasione della vita, la rapina impossibile al Duce, e ci si buttano. E’ l’idea di una rapina impossibile fatta da un gruppo di improbabili” – spiega De Maria e prosegue parlando della scelta della musica – “Per quanto riguarda la musica, iniziare il film con Massimo Ranieri (“Se Bruciasse la Città”) è stata una scelta forte che ci è venuta immediatamente. E’ stato un processo lavorativo lungo ma partire con un film d’epoca curato nel minimo dettaglio e con il pezzo per l’appunto di Massimo Ranieri, dava l’idea del tono e diceva: ‘accomodatevi questo è il film che vi faremo vedere’. I due brani cantati da Matilda (De Angelis) invece erano già in sceneggiatura e il discorso è stato sempre quello di lavorare sull’epoca in modo contemporaneo, quindi abbiamo preso la canzone di Caterina Caselli “Tutto nero”, cover a sua volta di ‘Paint It, Black’ dei Rolling Stones, per il locale fumoso di spie naziste, nazisti e fascisti del Cabiria, e Matilda che è la protagonista femminile. Poi ci ho messo “Amandoti” dei CCCP, una band punk di fine anni ’70 che io ho avuto la fortuna di conoscere perché realizzai il loro primo videoclip, è un pezzo d’amore molto bello e dal momento che il film è anche una storia d’amore, avere Matilda che l’ha cantata live è stato una figata, e ogni volta che l’ascolto mi emoziona perché la trovo un’interpretazione stupenda.”

Milano, aprile 1945. La Seconda Guerra Mondiale è agli sgoccioli, e la città di Milano è in macerie. Nel caos della guerra Isola è diventato il re del mercato nero, guidato da un’unica legge morale: la sopravvivenza. Yvonne è la sua fidanzata clandestina, cantante del Cabiria, l’unico locale notturno rimasto aperto in città. Ma anche Borsalino, gerarca fascista, torturatore spietato, è innamorato perdutamente di Yvonne e disposto a tutto pur di averla. Isola e i suoi intercettano una comunicazione cifrata e scoprono che Mussolini ha nascosto il suo immenso tesoro proprio a Milano – nella “Zona Nera” – in attesa di fuggire per la Svizzera, scampando alla cattura e alla forca. Isola non può lasciarsi sfuggire l’occasione della vita – il colpo più ambizioso della Storia – e decide perciò di mettere in atto un’impresa folle: rapinare il Duce.

Scritto dallo stesso De Maria insieme a Federico Gnesini Valentina Strada, “Rapiniamo il Duce” è prodotto da Matilde Barbagallo Angelo Barbagallo, ed è interpretato da: Pietro Castellitto, Matilda De Angelis, Tommaso Ragno, Isabella Ferrari, Alberto Astorri, Maccio Capatonda, Luigi Fedele, Coco Rebecca Edogamhe, Maurizio Lombardi, Lorenzo De Moor, Luca Lo Destro e Filippo Timi.

“Questo è un genere di film con il quale un pò tutti noi siamo cresciuti” – afferma Pietro Castellito volto di Isola “Il cinema di genere è quando lo guardi e ti arriva subito, poi quando cresci e diventi un pò scaltro come spettatore inizi ad accettare anche un cinema più introspettivo, un cinema quindi che se si conserva lo sguardo puro nei confronti della propria infanzia non si può non amare, ma nello stesso tempo è un tipo di cinema che siamo abituati a vedere più che a fare. Non ho avuto particolari referenze in merito al mio personaggio, la sfida è stata quella di cercare e riuscire a veicolare la materia narrativa mandando avanti la storia senza perdere la psicologia del personaggio. In molte scene, come giusto che accada in film simili, venivano date molte informazioni narrative e riuscire a dare quelle informazioni attraverso il carattere dei personaggi senza perdere la poesia è stata la sfida più difficile. Il clima sul set era ottimo grazie a Renato e quindi eravamo tutti nella condizione migliore per vincerla questa sfida.”

“Credo che Renato abbia un grandissimo istinto e abbia fatto un bellissimo lavoro della scelta degli attori, delle facce, delle fisicità che voleva, in modo tale che una volta sul set non fossimo costretti a stare scomodi nei panni dei personaggi assegnati” – dice Matilda De Angelis interprete di Yvonne, cantante del Cabiria, amante di Borsalino nonché amica e non solo di Isola“Mi sono divertita molto, avevo voglia di cantare soprattutto, e forse è stata la parte che più mi ha arricchita e divertita. Io sono partita da una referenza strana, ovvero il ricordo ‘Porco Rosso’ di Miyazaki e di quella Madame Gina che canta in quell’Hotel, che è un po una terra di mezzo come il Cabiria. Un luogo dove si ritrovano fascisti, spie, ladri, prostitute, Yvonne e tanti altri, e trovavo molto bella questa capacità, secondo me anche molto femminile, di abbracciare tante contraddizioni, una caratteristica che Yvonne ha e che mi ha divertita molto. Riesce ad essere l’amante del gerarca fascista, e la migliore amica della spia canaglia. Mi sono sentita molto libera sul set di giocare, Renato diceva ‘sentiti figa e basta, fai quello che ti pare”.

“In questo film, rispetto a ‘Vincere’, c’era un altro tipo di libertà e linguaggio, essendo quasi un cartoon, la mappa dei sentimenti del personaggio poteva avere una definizione più netta” – svela Filippo Timi il quale veste i panni del gerarca fascista Borsalino“In questo caso c’è stata una spinta in avanti, e da qualche parte è stato chiaro fin subito che potevo permettermi di osare, o forse me lo son permesso e quindi sono stato scelto perché me lo sono permesso. Ho pensato di fare il cattivo di 007, anzi ancora meglio, il secondo posto di 007, cioè il mediano, quello che è cattivo perché non riesce ad essere il duce, e questo è interessante perché è un bello sguardo. Sono andato di fantasia ascoltando Renato le sue indicazioni, il suo immaginario, e poi giocando concretamente con degli attori molto molto belli.”

“Il regista ha dato bene o male a tutti noi delle referenze. Per quanto riguarda il mio personaggio avevo delle referenze importanti e ingombranti” – dice Isabella Ferrari nel ruolo di Nora moglie di Borsalino“Io mi sono vista un documentario dell’istituto Luce dove c’era Doris Duranti e la sua vita tra telefoni bianchi e camice nere, un film che ho visto e rivisto è stato “Sul viale del Tramonto’, e poi Crudelia De Mon, come fuma la sigaretta Sharon Stone in ‘Basic Instict’, insomma talmente tante cose fino a quando Renato non mi ha detto: ‘Sii perdente, vincente, spudorata, senza archetipi, sii te stessa’. Per fortuna avevo dei costumi stupendi che mi hanno dato il 50% del personaggio, di conseguenza quando esci dalla roulotte strizzata in quei vestiti, con un cappello che è più lungo delle gambe, con quel trucco, mi sono buttata a essere me stessa. Ho amato tantissimo questo personaggio, penso davvero che mi ci voleva a questo punto della mia carriera perché non ho mai fatto una canaglia, e per quanto sia storico ha dei tratti moderni, o per lo meno io mi sono poggiata sulla modernità, su un desiderio di riscatto e di non stare dentro quel ruolo, un ruolo che non c’è più, un matrimonio infelice, certo, forse in maniera un po’ feroce, infantile. E’ un personaggio che mi ha regalato tantissimo, e in qualche modo anche rivedendolo ho visto una buona dose di sense of humor che mi manca.”

“Dirigere ‘Rapino il Duce’ per me è stata una sfida così come interpretarlo ma mai quanto scriverlo, anche se montarlo non è stato facile, perché tutta la responsabilità era sulle mie spalle, quindi tutti gli interessi, Netflix, il mondo intero su di me, insomma il mio film” – dice scherzando Maccio Capatonda che veste il ruolo di Denis Fabbri ex pilota e campione – “A parte gli scherzi, per me è stato bellissimo perché è stata la prima volta che interpretavo un ruolo in un film di qualcun altro, e Renato mi ha traghettato all’interno di questo progetto, mi ha voluto e devo dire che ero molto impaurito dalla cosa, ci ho messo un pò per accettare l’idea di poterlo fare” – continua – “Renato mi ha dato un sacco di referenze, di back story del personaggio, ossia che lui era un pilota famosissimo, che ha vinto di tutto e pippava, ecco questo mi ha aiutato molto, mi ha dato molte opportunità di agganciarmi a me davvero, non che io poi abbia pippato, ma sul set ad esempio pippavo una sostanza che mi faceva sentire come se lo avessi fatto veramente. Il personaggio è un pò costruito sul mio carattere, molto egocentrico ma allo stesso tempo fifone, quindi inizialmente non voleva partecipare a questo colpo, ma poi viene ricattato da Pietro/Isola. Mi sono trovato molto a mio agio sia con Renato che con il cast e mi ha fatto anche pensare che un giorno potrei fare l’attore.”

Un film d’epoca, di rapina e d’amore con i tratti della commedia che, tra finzione e realtà, trae ispirazione anche dal fumetto mescolando linguaggi e generi in un racconto dal puro, semplice e piacevole intrattenimento. De Maria infatti strizzando l’occhio a Quentin Tarantino e a “Freaks Out” di Gabriele Mainetti, uscito lo scorso anno, costruisce una storia corale, divertente e dall’attenta cura scenica, ma che tuttavia non pone la giusta attenzione sui vari personaggi, privandoli di un’identità forte e definita, così come l’intera storia, ferma, intrappolata in una narrazione dalle prevedibili dinamiche e dialoghi non originali.

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Emanuela Giuliani


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