Robert Kaplow, sceneggiatore di Blue Moon, sulla sua prima nomination all’Oscar e su perché Ethan Hawke merita di vincere.
Per oltre quarant’anni, Robert Kaplow ha costruito una carriera di scrittore fuori dagli schemi. Romanziere, insegnante di inglese, saggista radiofonico e cittadino della East Coast, Kaplow ha sempre coltivato un’ossessione per il linguaggio: non solo per ciò che le parole significano, ma per come suonano, sfumano e indugiano. Una dedizione che, come riportato da Variety, ora gli vale la sua prima nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale con Blue Moon, la commedia drammatica biografica diretta da Richard Linklater e interpretata da Ethan Hawke nei panni del leggendario paroliere Lorenz Hart. Con la nomination arriva un nuovo titolo permanente: candidato all’Oscar.
“È bello”, racconta Kaplow al Variety Awards Circuit Podcast. “Sento che quelle parole rimarranno legate al mio nome per sempre. Non è una brutta cosa”.
Kaplow non ha mai scritto Blue Moon pensando ai premi. “Lo consideravo un buon romanzo”, dice. “Ogni parola era importante: non solo le parole, ma anche il loro ordine e la punteggiatura”. Questa precisione da romanziere traspare in ogni battuta della sceneggiatura, dove ritmo e implicazione contano più dell’esposizione diretta.
La nomination rappresenta una pietra miliare per Kaplow, 71 anni, che non ha mai inseguito Hollywood in senso tradizionale. Radicato nel New Jersey, ha insegnato inglese per oltre 30 anni alla Summit High School, scritto diversi romanzi e oggi dirige il quotidiano locale Metuchen Times. Nel frattempo, ha sviluppato sceneggiature che privilegiano i personaggi rispetto allo spettacolo. Blue Moon, presentato al Festival di Berlino a febbraio, segue questa linea: un ritratto degli ultimi giorni di Hart, non una cronaca completa, ma un condensato emotivo della sua vita.
“A Berlino faceva un freddo cane”, ricorda Kaplow. “Ma vedere il film con un pubblico e sentire tante risate mi ha sorpreso”. La comicità era essenziale: Hart doveva apparire il più intelligente e divertente della stanza. Ma sotto l’arguzia si nasconde la devastazione: la fine di un’amicizia lunga 25 anni e il peso dell’invecchiamento e dell’abbandono.
L’approccio sobrio e intimista della sceneggiatura si è affinato grazie alla collaborazione con Hawke, descritto da Kaplow come generoso e instancabilmente curioso. L’attore proponeva idee quotidianamente, spesso precedute da autoironia: “Questa potrebbe essere la peggiore idea di sempre, ma…” e poi 20 suggerimenti, la maggior parte eccellenti. Hawke suggerì, per esempio, di reinserire un monologo sulle origini di Blue Moon alla fine del film, enfatizzando la natura intrattenitrice di Hart anche nei momenti di dolore.
Hawke curava anche i dettagli fisici più minuti. Durante una scena cruciale nel guardaroba, Kaplow notò che l’attore toccava troppo spesso la partner di scena. “Quest’uomo è terrorizzato all’idea di risultarle fisicamente repellente”, gli disse Kaplow. Hawke si adattò all’istante: “In un secondo, l’ha interiorizzato. Questa è trasformazione”.
Il 22 gennaio 2026, Kaplow guardò le nomination da solo a casa sua, aspettandosi una delusione. Invece, il suo nome fu chiamato per primo. “Ero sbalordito e felice”, racconta. “Che qualcuno si fosse preso la briga di guardare il film e riconoscere la qualità della sceneggiatura”. Per uno scrittore abituato a sentirsi invisibile, questo riconoscimento è più una rivelazione che una convalida.
Attualmente Kaplow lavora a due nuovi progetti: “Vedremo quale avrà successo”. Quando gli viene chiesto cosa rende Hawke un collaboratore speciale, Kaplow non ha dubbi: “La sua generosità. Amava la sceneggiatura e ogni giorno proponeva idee con umiltà. Non ha mai imposto cambiamenti, voleva solo comprendere il personaggio in profondità. Questo tipo di impegno è raro ed è trasformativo”.






