Sadie Sink in Spider-Man: brand new day

Sadie Sink parla di Jean Grey: “Non è una cattiva”, il nuovo volto degli X-Men nel MCU

Sadie Sink racconta il debutto come Jean Grey in Spider-Man: Brand New Day e anticipa il futuro della mutante nei nuovi X-Men.

Per oltre un anno Sadie Sink ha dovuto custodire uno dei segreti più discussi dai fan Marvel: il suo ruolo in Spider-Man: Brand New Day. Arrivata sul set londinese con il personaggio nascosto dietro un nome in codice, l’attrice di Stranger Things e The Whale ha attraversato tutta la promozione del film senza poter confermare le numerose teorie nate online. I trailer avevano mostrato soltanto una figura misteriosa, capace di entrare nella mente degli altri, alimentando i sospetti che dietro quel ruolo si nascondesse Jean Grey, una delle mutanti più importanti degli X-Men.

La conferma, come riportato da Variety, è arrivata soltanto durante la première mondiale di Los Angeles, quando Steve Lacy ha citato apertamente il personaggio. Per Sink è stato un momento liberatorio: dopo mesi trascorsi a proteggere il segreto, poteva finalmente raccontare la sua esperienza nei panni di Jean Grey, una versione del personaggio diversa da quelle già viste sul grande schermo con Famke Janssen e Sophie Turner. La sua interpretazione punta infatti meno sul potere della mutante e più sulla persona che si nasconde dietro di esso: una ragazza giovane, ferita e costretta a convivere con un dolore che non riesce a superare.

Quando Marvel le ha proposto il ruolo, Sink non conosceva approfonditamente Jean Grey. Non aveva mai visto i film degli X-Men e aveva iniziato a studiare il personaggio soltanto dopo l’incontro con Kevin Feige e Louis D’Esposito. Approfondendo la sua storia, l’attrice ha capito che il fascino di Jean non risiede soltanto nelle sue capacità straordinarie, ma soprattutto nel suo conflitto interiore. È una figura complessa, divisa tra ciò che prova e le conseguenze delle sue azioni.

Proprio questo aspetto ha guidato il lavoro di Sink sul personaggio. Jean non è una semplice antagonista: anche quando compie scelte sbagliate, è convinta di avere le proprie ragioni. Per l’attrice, il punto centrale è il contrasto tra la forza che mostra all’esterno e la fragilità che nasconde dentro di sé. Dietro la rabbia e il bisogno di controllo c’è una persona che cerca disperatamente una risposta al proprio dolore.

Il film esplora questa dimensione attraverso il rapporto con la sorella Sara e attraverso gli eventi che hanno segnato il passato di Jean. La perdita e il desiderio di trovare una spiegazione diventano il motore delle sue decisioni, permettendo al pubblico di comprendere meglio una figura che, almeno inizialmente, potrebbe sembrare soltanto una minaccia.

Un passaggio fondamentale del suo percorso è legato alla rivelazione di V-Max. Sink ha raccontato di non aver compreso subito dove quella parte della storia volesse condurre il personaggio, ma di averne colto il vero significato emotivo dopo aver approfondito la sceneggiatura. La scena, inizialmente più ricca di spiegazioni attraverso i dialoghi, è stata poi costruita soprattutto sulle emozioni e sugli sguardi degli interpreti. Secondo Jean è il momento in cui una speranza a cui si era aggrappata fino all’ultimo lascia spazio alla realtà, facendo esplodere tutto il dolore accumulato.

Anche il lavoro sul set ha contribuito alla costruzione del personaggio. Sink ha conservato la tuta di Jean come ricordo dell’esperienza e ha raccontato di aver provato anche una giacca di camoscio ispirata allo stile di Penny Lane in Almost Famous, poi esclusa dalla versione finale del film. Dietro le scene più spettacolari, però, ci sono state lunghe ore di preparazione fisica, soprattutto durante le sequenze degli esperimenti, che hanno richiesto all’attrice posizioni difficili e numerose riprese.

A guidarla in questo percorso è stato anche Destin Daniel Cretton, con cui Sink aveva già lavorato ne Il castello di vetro. Ritrovare un regista conosciuto è stato per lei un elemento rassicurante all’interno di un universo enorme come quello Marvel, e fin dall’inizio il loro obiettivo era chiaro: evitare di costruire una semplice “cattiva” e concentrarsi invece su una ragazza adolescente, arrabbiata e vulnerabile, cercando di raccontare la persona prima ancora dei suoi poteri.

La stessa attenzione emerge nella scena in cui Jean entra nella mente di Peter Parker e si confronta con il dolore legato alla perdita di zia May, li per la prima volta il personaggio si trova davanti qualcuno capace di comprendere davvero la solitudine che prova. Secondo Sink, è proprio questo il cuore di Jean Grey: dietro la sicurezza e il controllo c’è una persona spaventata, che cerca qualcosa che ha perduto.

Lavorare con Tom Holland e Marisa Tomei ha reso quel momento ancora più significativo, perché permetteva di mostrare finalmente il lato più umano della mutante. Anche le sequenze di controllo mentale hanno richiesto una preparazione particolare: Sink e Holland hanno collaborato per creare una serie di riferimenti utili agli altri interpreti coinvolti nelle scene in cui Jean prende il controllo delle loro menti.

Quando ha visto il film per la prima volta, Sink ha avuto la sensazione di scoprire un progetto nuovo. Aveva lavorato sul set per circa venti giorni, mentre gran parte della preparazione era avvenuta prima delle riprese, e osservare il risultato finale da spettatrice le ha permesso di vivere l’esperienza in modo diverso.

Sul futuro di Jean negli X-Men l’attrice non può ancora rivelare dettagli, ma non nasconde l’entusiasmo per ciò che potrebbe arrivare. A renderla interessante, come svelato dalla Sink, è proprio la sua imperfezione: come tutti i mutanti, Jean deve imparare a convivere con poteri che non ha scelto e con le conseguenze che portano nella sua vita.

È questo percorso a rendere il personaggio così affascinante. Il suo passato, i suoi errori e il rapporto con le sue capacità saranno elementi fondamentali per costruire il suo futuro, che Sink guarda con curiosità insieme alla possibilità di lavorare con il nuovo gruppo di interpreti degli X-Men.


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