“SCHINDLER’S LIST” – Recensione: il pluripremiato racconto di Steven Spielberg torna al cinema

“SCHINDLER’S LIST”: il pluripremiato racconto di Steven Spielberg torna al cinema

In occasione dei 25 anni dall’uscita nelle sale, e del Giorno della Memoria, torna sul grande schermo il capolavoro, in una versione restaurata, diretto dal maestro premio Oscar Steven Spielberg: “SCHINDLER’S LIST”, graffiando ancor più dolorosamente anima e cuore, con la consapevolezza che infondo nulla è cambiato, bensì si è semplicemente passati all’utilizzo di metodi e strategia, dallo sottile e calcolato studio.

Un racconto in cui a parlare sono le nitide immagini in bianco e nero, della fotografia di Janusz Kaminski, premiato con l’Oscar, tanto nude e crude quanto avvolgenti, calde e morbide nelle sfumature, che il regista ha scelto ispirandosi ai documenti dell’epoca, che valorizzano, in egual misura ed incisività, ogni dettaglio, gesto ed espressione dei protagonisti e non. Un vortice emotivo, enfatizzate e scandite dalle penetranti notte della colonna sonora, di John Williams, in grado di travolgere, togliendo il respiro e il tempo per riuscire a pensare e riflettere. Dalla rabbia all’odio, all’inevitabile perdita della speranza, abbandonandosi ad un destino scritto e dettato da altri, alla ritrovata gratitudine da quella che era una piccola comunità di operai ad un uomo apparentemente disinteressato.

Emozioni che il regista sintetizza con straordinaria intensità, ed esprime, trasmette e fa percepire, in uno sconcertante ridondante silenzio, spezzato solamente dalle grida e dai pianti di coloro che hanno vissuto, attraverso una profondità, che scorrendo velocemente sotto pelle, colpisce con un impeto, maturo e consapevole, cuori ed animi di chi osserva incredulo, comodamente seduto, l’inarrestabile orrore.

Sensazioni crescenti di totale impotenza, nei confronti di una vicenda iniziata ed infondo mai terminata, che Spielberg sintetizza con straordinaria intensità. sguardi, respiri trepidanti, azioni dettate dalla frenesia della paura e dalla speranza di riuscire a salvarsi, pensieri formulati con meticolosa attenzione nella calma al fine di non sbagliare. Sentimenti difficili da comprendere e forse impossibili, che impregnano l’atmosfera, ed emergono con determinazione nei volti delle vittime e delle figure al centro di una vicenda realmente accaduta, e che il cineasta racconta senza risparmiarsi non tralasciando nulla, curando in modo tale da mostrare al mondo uno dei periodi più tragici e cruenti di una storia, che se pur non vissuta personalmente, appartiene a tutti noi.

Oskar Schindler, imprenditore industriale di origine morava, giunto a Cracovia nel 1939 con l’intenzione di arricchirsi sfruttando gli ebrei in una fabbrica di vasellame, entrando nelle grazie degli esponenti nazisti, sconvolto dalla ferocia del Terzo Reitch, deciderà di salvare gli operai della sua fabbrica, e quanti più israeliti possibili destinati al campo di sterminio, riducendosi sul lastrico.

Gli occhi fissi sullo schermo, le lacrime che scendono rigando le guance, che implodeno ed esplodono alla comparsa dell’innocente e pura figura, simbolo del film, della bambina con il cappottino rosso, una piccola macchia di colore che camminare tra i soldati impegnati nel rastrellamento del ghetto, e nel trovare riparo sotto un letto, volge gli occhi ridenti, forse ignari della gravità di ciò che stava accadendo, alla camera, invitando a non fare rumore e non dire nulla. Un esile angelo biondo candido, rappresentate di milioni di fanciulli, che ricompare privo di vita tra i corpi dilaniati. Momenti indimenticabili, costruiti e narrati ad arte, tratti dal libro di Thomas Keneally che hanno reso “SCHINDLER’S LIST”, una pagina unica del cinema, confermando l’infinito talento, creatività e sensibilità di Steven Spielberg.

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