Tra nostalgia e ritorni storici, Scream 7 alterna momenti di tensione a scene prevedibili, senza mai sorprendere davvero.
Dopo anni di attesa, Ghostface torna sul grande schermo con la premessa di seminare ancora paura nella cittadina di Woodsboro. Nelle sale italiane dal 25 febbraio, Scream 7 ai richiami nostalgici che hanno reso celebre la saga fin dal 1996 – come le telefonate minatorie, gli inseguimenti tra case buie, i colpi di scena improvvisi e le sequenze in cui ogni angolo può nascondere il pericolo, aggiunge infatti il ritorno delle protagoniste storiche, Neve Campbell e Courteney Cox, e citazioni ironiche a franchise horror come Halloween, con un chiaro omaggio a Jamie Lee Curtis.
Il film cerca così di dare continuità alla saga, collegandosi in particolare al primo capitolo, che ha definito i canoni del “horror autoreferenziale”; al secondo, dove i personaggi e le regole del gioco erano ulteriormente approfondite; e al quinto, che aveva aperto la strada a nuove generazioni di sopravvissuti e nuovi assassini. Nonostante questi elementi però, Scream 7 mostra una certa prudenza ripercorrendo territori già battuti senza spingersi oltre, e rispettando regole e schemi consolidati della saga, con una tensione controllata che non sempre sorprende
Paura e famiglia
In Scream 7, la paura non è più al timore immediato di incontrare Ghostface dietro l’angolo, ma diventa un elemento che attraversa le generazioni, intrecciandosi ai legami familiari. Sidney Prescott, dal volto di Neve Campbell, non è più la giovane donna in fuga che conoscevamo: ora è una madre con responsabilità quotidiane, una casa e, soprattutto, una figlia, Tatum (Isabel May), da proteggere. Un cambiamento che trasformando l’angoscia da esperienza personale a condivisa, mira ad aggiungere uno strato di profondità alla narrazione, mostrando che il terrore non colpisce solo il corpo, bensì anche le dinamiche affettive.
Il rapporto tra Sidney e Tatum diventa così il cuore emotivo del film, mentre la paura si trasforma in un legame che unisce madre e figlia, costringendole a confrontarsi insieme con traumi e minacce che non possono più essere ignorati. Sidney si trova quindi a dover bilanciare protezione e fiducia, guidando la figlia ad affrontare il pericolo senza lasciarsene sopraffare. Per riuscirci, però, deve prima fare i conti con il proprio passato ed elaborare i traumi vissuti: la perdita di amici e parenti nel primo capitolo, le nuove sfide del secondo, fino allo scontro con i nuovi assassini del quinto. Esperienze drammatiche che Sidney trasforma un insegnamento da trasmettere a Tatum.
Il loro percorso — che interpreta la paura più come prova psicologica che come minaccia fisica — si sviluppa tra tensioni e slanci di autonomia, protezioni e conflitti morali, intrecciandosi con sopravvissuti e nuovi personaggi, facendo comprendere a Sidney che la vita familiare non è un rifugio sicuro, e che la paura, se radicata nel passato, rischia di ripetersi quando non viene affrontata. Costretta a decidere di continuo quando intervenire e quando lasciare che Tatum impari a gestire il pericolo da sola, scopre infine come una protezione eccessiva possa trasformarsi in un ostacolo, persino in una nuova fonte di rischio.
Tuttavia, nonostante i buoni propositi, la narrazione fatica a rendere davvero originali questi momenti riflessivi e il rapporto tra i personaggi. Dialoghi e situazioni spesso ricordano episodi già visti, e molte scene risultano stereotipate, con la paura in casa o la minaccia a scuola non sfruttate appieno. Di conseguenza, se l’idea di illustrare come il trauma possa passare da una generazione all’altra è chiara, la sua realizzazione rimane prevedibile, senza sorprendere realmente lo spettatore.
L’inganno digitale
In Scream 7, dove maschere, finzioni e sospetti hanno sempre guidato la saga, emerge anche il tema dell’inganno digitale, che evidenzia come chiunque possa appropriarsi dell’identità altrui, replicandone volto e voce alla perfezione. Questo mina la fiducia nei sensi, rende ogni relazione ambigua e alimenta paranoia e isolamento, impedendo di distinguere ciò che è reale da, ciò che non lo è, e chi sia davvero affidabile.
Aspetto che avrebbe potuto rappresentare un vero colpo narrativo riflettendo una fragilità più profonda, tipica di un’epoca in cui basta un software per rendere l’insicurezza costante e minacciare reputazioni e legami, perché, se non posso fidarmi di ciò che vedo o sento, come posso fidarmi di chi mi sta accanto?
Eppure, questo spunto resta solo abbozzato, con l’IA viene usata più come espediente narrativo che come tema di riflessione, e le conseguenze emotive — insieme al potenziale delle paure legate alla manipolazione digitale dell’identità — non sfruttate fino in fondo, lasciando l’argomento più suggerito che esplorato.
Un ritorno rispettoso, ma moderato
In Scream 7, la saga cerca di bilanciare il ritorno dei protagonisti storici con l’introduzione di nuove figure, creando un mix tra familiarità e freschezza. Il ritorno di Sidney Prescott e Gale Weathers conferisce immediata credibilità e senso di continuità: Neve Campbell trasmette tensione e determinazione nel ruolo della madre protettiva, mentre Courteney Cox mantiene il tono di suspense e ironia che ha sempre caratterizzato il franchise.
Un filo diretto con i capitoli precedenti che rafforza il legame emotivo con gli spettatori di lunga data, mentre il nuovo cast – Isabel May, Jasmin Savoy Brown e Mason Gooding – introduce energia e dinamiche diverse, alternando tensione e momenti di leggerezza. Il risultato, però, convince solo a tratti: alcuni personaggi, di fatto, restano poco caratterizzati e diverse scelte narrative appaiono più funzionali all’intreccio che realmente incisive.
La regia di Kevin Williamson combina inquietudine e humor nero, con l’azione che finisce per prevalere sulla psicologia dei personaggi. La musica e gli effetti sonori contribuiscono a creare un’atmosfera che riporta ai film originali con un approccio sicuro che gioca intelligentemente con la nostalgia. Riproducendo la formula consolidata senza correre rischi, il film mantiene viva l’identità della saga, pur senza aggiungere elementi davvero innovativi.
Scream 7, in conclusione, intrattiene e soddisfa le aspettative dei fan, ma senza sorprendere. È un ritorno rispettoso e misurato, che si muove entro confini rassicuranti e collaudati, dove la paura diventa un ponte tra generazioni e il percorso dei personaggi storici si trasforma in un viaggio emotivo.
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Emanuela Giuliani
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