Sebastian Stan a Cannes 2026, foto Martina Dal Piano per Think Movies

Sebastian Stan, da Fjord a The Batman 2: “Sembra di girare Il Padrino Parte Due”

Sebastian Stan racconta Fjord, il ritorno alle radici, la paternità, le critiche al film e il mistero di The Batman 2.

Sebastian Stan corre per le strade di Toronto, nel caos degli undici giorni del TIFF. È un momento intenso della sua carriera, ma anche una fase in cui il lavoro sembra intrecciarsi sempre più con la sua vita. Ha superato i 40 anni, è diventato padre, ha ricevuto una nomination all’Oscar per The Apprentice e nello stesso anno ha vinto il Golden Globe per A Different Man. Oggi, come riportato da Variety, si trova a fare i conti con domande che riguardano tanto i suoi personaggi quanto se stesso: come crescere un figlio nel mondo di oggi e come evitare di trasmettergli qualcosa che lui stesso sta ancora cercando di comprendere.

È una domanda che trova un’eco naturale in Fjord, il film che Stan desiderava realizzare da tempo per tornare, almeno attraverso il cinema, alla Romania che aveva lasciato da ragazzo e alla lingua con cui era cresciuto. A dirigerlo è Cristian Mungiu, regista che l’attore segue da anni e con il quale aveva cercato a lungo il progetto giusto. Quando Mungiu gli ha telefonato per proporgli la storia, la coincidenza era perfetta: sarebbe stato il primo lungometraggio in inglese del regista e il primo ruolo in rumeno per Stan.

Al centro c’è Mihai, un padre fondamentalista a cui vengono sottratti i figli e affidati ai servizi sociali. La storia nasce da una famiglia reale, ma non vuole essere la sua semplice ricostruzione. Mungiu ha preferito partire da quella vicenda per costruire una storia più ampia e in gran parte di fantasia. Stan ha quindi osservato altre famiglie e ha finito per confrontarsi anche con la propria esperienza. Ricorda un padre riservato, severo, difficile da comprendere e diffidente, una figura che associa al modello paterno dell’Europa dell’Est e che, riconosce, potrebbe aver influenzato alcune delle sue scelte.

Per capire Mihai, però, doveva entrare in un sistema di convinzioni diverso dal suo. Insieme a Mungiu ha ascoltato alcuni sermoni in Romania per avvicinarsi alla sua religiosità, fondata sulla fiducia che, qualunque cosa accada, Dio alla fine rivelerà che tutto andrà bene. Una convinzione che Stan sente lontana: se gli portassero via i figli, dice, non reagirebbe affidandosi semplicemente a quella certezza.

Il personaggio gli ha offerto anche la possibilità di cambiare registro. Dopo le interpretazioni più estreme di A Different Man e The Apprentice, voleva qualcosa di difficile in una direzione diversa. Mungiu lavora con lunghe inquadrature fisse e limita i primi piani, così Stan ha dovuto affidarsi a una recitazione più trattenuta, capace di esprimere la tensione senza renderla immediatamente visibile. Nella vita reale, osserva, non tutti hanno gli strumenti per esplodere o per dire ciò che provano.

Anche la sua vita da padre ha modificato il modo in cui guarda a questi personaggi. Stan ammette di aver pensato alla possibilità di offrire ai propri figli ciò che a lui è mancato, ma soprattutto di essersi accorto di quanto delle nostre convinzioni provenga da ciò che abbiamo assorbito durante l’infanzia. Non tutto quello che sentiamo dentro, dice, ci appartiene davvero. Da qui la necessità di capire cosa conservare e cosa non trasmettere.

Forse è anche per questo che non accetta facilmente le letture nette date a Fjord. Sui social il film è stato definito un “film MAGA”, ma Stan osserva che molte delle persone che lo hanno giudicato non lo hanno nemmeno visto. Il film, secondo lui, non stabilisce chi abbia ragione e chi torto: mostra esseri umani imperfetti, convinti delle proprie ragioni, e le conseguenze delle loro scelte, soprattutto sui figli. Il suo auspicio è che il cinema possa ancora creare uno spazio in cui persone con opinioni diverse riescano almeno ad ascoltarsi.

La stessa esigenza di evitare semplificazioni guida le sue scelte professionali. Stan svela di essere diventato “allergico” alla ripetizione e sente che la sovraesposizione degli attori rende più difficile sorprendere il pubblico. Non cerca necessariamente un tipo preciso di ruolo: vuole poter fare qualcosa di diverso, soprattutto quando il progetto affronta temi capaci di aprire una conversazione. Con il tempo, dice, è diventato più importante realizzare film destinati a durare oltre il momento in cui vengono presentati. “Non siamo medici, non siamo in prima linea. Questo è l’unico modo in cui possiamo comunicare.”

Nel frattempo, la sua carriera lo ha riportato anche nel mondo dei supereroi, questa volta dalla parte della DC. Batman, però, non è una scoperta recente. Cresciuto in Europa, Stan lo considerava il personaggio più riconoscibile e ricorda ancora l’ossessione per Batman Returns, visto a Natale da ragazzo, con Michelle Pfeiffer e Danny DeVito. Con una certa ironia rivela anche di amare Batman Forever, soprattutto per l’Enigmista di Jim Carrey.

Quando è arrivato nell’MCU con Bucky Barnes, pensava che quella sarebbe stata la sua unica esperienza nel cinema dei fumetti. Poi Matt Reeves lo ha contattato dopo aver visto The Apprentice, mentre Stan aveva contemporaneamente fatto sapere a James Gunn di essere disponibile e pronto a dare il massimo. Le due strade hanno così iniziato a procedere insieme.

Sul suo eventuale ruolo in The Batman 2, però, Stan non conferma nulla. Le voci su Harvey Dent continuano a circolare, ma l’attore evita accuratamente di entrare nel merito. Preferisce parlare del film e dell’impressione che gli fa il lavoro di Reeves. A volte, racconta, si guarda intorno sul set e pensa: “Credo che stiamo girando ‘Il Padrino Parte Due’”. Reeves, secondo Stan, ha lavorato al progetto per tre anni e il risultato gli sembra concreto e realistico. Per capire davvero che cosa sia il film, però, bisognerà aspettare di vederlo.

E se persino una battuta è troppo per chi vuole mantenere il segreto, Stan concede almeno una parola. David Harbour gli aveva chiesto di citarne una fuori contesto, scherzando sulla possibilità che fosse “Tu…sei Tony Stark”. Stan ride: non sa nemmeno se il suo personaggio dica “ciao”. Alla fine sceglie “biscotti”. Per ora, dovrà bastare.


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