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Sotto le nuvole, la recensione: il volto segreto di Napoli tra memoria, umanità e devozione

Il volto segreto di Napoli tra memoria, umanità e devozione nel documentario Sotto le Nuvole di Gianfranco Rosi.

Sotto le nuvole è il documentario in Concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e il suo regista Gianfranco Rosi è tra i pochi ad aver vinto sia il Leone d’oro (nel 2013 con Sacro GRA) che l’Orso d’argento (nel 2016 per Fuocoammare) con un film di questo genere. Il film, girato in una Napoli del tutto inedita osservata in un inusuale bianco e nero, racconta paesaggi, storie e personaggi che vivono tanto il passato quanto il presente di una città carica di memoria e umanità.

Sotto le nuvole è girato nel territorio incorniciato dal Golfo di Napoli e dal Vesuvio e si aggira nella zona circondata dalla Circumvesuviana. Non aveva un’idea precisa su cosa avrebbe filmato Gianfranco Rosi quando ha iniziato le riprese in questa Napoli allora a lui ancora poco familiare. Sapeva solo che avrebbe mostrato un volto della città inusuale, non legato alla sua tradizione e al suo folklore, di qui anche la scelta di fare a meno del colore sia in senso figurato che letterale.

Il film “gli è quasi arrivato addosso” dice il regista, anche candidato agli Oscar. Le storie in esso contenute gli sono giunte in modo quasi casuale facendolo innamorare dei personaggi protagonisti. Per tre anni Rosi ha frequentato gli archivi dei musei, le rovine e gli scavi, il sottosuolo, le stanze in cui le forze dell’ordine ricevono le continue chiamate degli abitanti e persino una piccola libreria in cui un maestro offre generosamente il suo sapere per assistere piccoli studenti in un doposcuola improvvisato.

Si è innamorato dei personaggi e ha condiviso le loro passioni dando vita ad un documentario che si compone di svariati aspetti, ma tutti riconducibili ad un unico filo comune: la devozione. L’amore per il valore della memoria tiene insieme in qualche modo ogni filo del racconto, mentre un senso di profonda umanità accumuna ogni personaggio. Questa è la devozione che Rosi intravede in ogni storia e che tiene insieme il film, filmato e montato in tempo reale durante le riprese. “Pur non appartenendo l’una all’altra tutte queste storie nel montaggio del film hanno finito con il compiacere”, ha detto Rosi.

Toccanti sono le riprese delle forze dell’ordine che con pazienza, umanità e devozione (come ci tiene a sottolineare Rosi stesso) rispondono alle chiamate di abitanti terrorizzati dal terremoto, spaventati da qualche minaccia o semplicemente bisognosi di ascoltare una voce cordiale. E commuovente è la telefonata dell’operario nella nave che trasporta il grano da un’Ucraina pericolosa e devastata, mettendo a rischio la sua stessa vita.

Sotto le nuvole è stato immaginato e girato dal regista in un bianco e nero a volte nitido e luminoso a volte polveroso e fumoso a seconda degli ambienti in cui sono state effettuate le riprese, che ha consentito a Rosi di distaccare la narrazione da quei colori che definiscono il folklore più tradizionale legato alla città di Napoli. Gli elementi naturali nel cinema del regista ricoprono sempre una grande importanza. In questo caso le nuvole il Vesuvio, i Campi Flegrei fanno parte della narrazione stessa del film. Un vulcano silente ma attivo osserva dall’alto le storie narrate e in un certo senso le orienta.

L’insieme dà vita in Sotto le nuvole ad un viaggio nel tempo attraverso il presente dell’uomo. Napoli diventa una enorme macchina del tempo in cui non si sa mai in quale epoca si può finire, attraversata dallo stesso senso del pericolo, dalla paura, dalle speranze e dalla memoria che accumunano ogni essere umano al livello universale.

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Vania Amitrano

Il Voto della Redazione:

7


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