Spider-Man: Across the Spider-Verse: la recensione del film d’animazione Marvel

La recensione di Spider-Man: Across the Spider-Verse, nelle sale cinematografiche italiane dal 1° giugno 2023

Se il percorso del cinema d’animazione negli ultimi anni ha subito un’impennata qualitativa (e quantitativa) si deve, forse, al successo di Spider Man – Un nuovo universo (Into the Spider-Verse, in originale). Il film di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman s’ispirava alle storie della serie classica e di quella del Ragnoverso (Spider-Verse, appunto) per restituire allo spettatore un nuovo tipo di cinecomics che infonde nuova linfa al genere superhero movie a partire dal linguaggio, e non più dalle storie. Spider-Man: Across the Spider-Verse prosegue il discorso con la regia di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson.

Spider-Man: Across the Spider-Verse: la trama

Miles Morales sta ancora facendo i conti con la sua doppia identità, cercando una soluzione al difficile connubio fra problemi adolescenziali e problemi di supereroe, ruolo nella propria famiglia e ruolo nel disegno della salvezza del mondo. Dopo essersi riunito con Gwen Stacy, l’amichevole Spider-Man di quartiere di Brooklyn viene catapultato nel Multiverso, dove incontra una squadra di “Spider-Eroi” incaricata di proteggerne l’esistenza. Quando gli eroi si scontrano su come affrontare una nuova minaccia, Miles si ritrova contro gli altri “Ragni” e dovrà ridefinire cosa significa essere un eroe per poter salvare le persone che ama di più.

Un secondo capitolo che supera l’originale

Spider-Man Across the Spider-Verse - nuovo poster - Think Movies

Non è mai impresa facile proseguire una trilogia (annunciato già il terzo capitolo, Beyond the Spider-Verse) sulla scia di un primo capitolo di rottura, audace, rivoluzionario e sbalorditivo almeno quanto lo è stato Spider-Man: Into the SpiderVerse nel 2018. Il film di Persichetti, Ramsey e Rothman era riuscito a instillare nello spettatore nuova fascinazione e interesse non soltanto per un’icona conosciuta e una figura popolare come Spider-Man, presentando l’inedito volto di Miles Morales (la voce è quella di Shameik Moore), ma anche per il genere del cinecomics nella sua integrità e nella sua complessità, e perdipiù in un momento critico in cui stava appena cominciando a perdere il suo lustro originario. Into the Spider-Verse giunge in una fase del MCU che aveva appena raggiunto il suo apice, con film come Avengers: Infinity War, e che di lì a poco avrebbe rivelato la stanchezza a cui quelle formule iperboliche stavano conducendo (una previsione concretizzata, poi, nell’effettiva realizzazione di prodotti poco convincenti come Ant-Man and the Wasp: Quantumania).

Spider-Man: Across the Spider-Verse può essere considerato un pieno superamento di questa prova, e a ottimi voti: l’esito finale è un’opera che estremizza l’amore per l’arte visuale e che espande i confini delle sue possibilità, con particolare attenzione per l’apporto innovativo delle sue tecniche. Prima ancora che una storia, Across the Spider-Verse è un concetto: la struttura narrativa che muove i fili dei personaggi, coinvolti nei soliti intrecci e nelle solite dinamiche adolescenziali, è appena abbozzata e sufficiente, ma va a costituire un pretesto per la fabbricazione di un’inesauribile e caleidoscopica rete di colori, di geometrie in movimento e di idee sullo spazio che riflettono appieno le ipotesi del multiverso.

Lo fanno con una creatività, uno spirito e un’originalità che supera, in termini qualitativi e di sperimentazione, i “compagni” live-action di casa Marvel: nulla di simile può essere ritrovato nel gioco di specchi digitale proposto dal pur spassoso Doctor Strange in the Multiverse of Madness, ad esempio. È in un universo composito di rifrazioni e suoni privi di confini netti, ma combinati e impastati insieme in un’eccitante soluzione di continuità, è talmente inglobante da diventare l’essenza stessa di Morales e amici, rifiutando la dimensione del background per giungere a costituire l’anima più pura (e la ragione d’esistere) dell’opera e dei suoi stessi personaggi. Come se le pagine dei fumetti prendessero vita sul grande schermo, Spider-Man: Across the Spider-Verse amplifica quanto già realizzato con il primo capitolo e garantirà uno spettacolo visivo che coinvolgerà tutti i sensi, somigliando tanto all’esperienza di quel “parco a tema” che Scorsese ravvedeva, invece, nei sempre meno ispirati film Marvel.

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Federica Cremonini

Il Voto della Redazione:

8


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