Stellan Skarsgård racconta il suo ruolo in Sentimental Value, il cinema che cambia e l’arte di crescere figli in un mondo instabile.
“Oh, quello era quello con il cibo.” Così ha iniziato Stellan Skarsgård la conversazione con AwardsWatch, seduto a discutere del suo ruolo nell’ultimo film di Joachim Trier, Sentimental Value. Un commento apparentemente casuale, che però già racconta l’umorismo asciutto e il calore umano dell’attore svedese, capace di affrontare temi profondi senza prendersi mai troppo sul serio.
Il mese scorso ai Critics’ Choice Awards, una sua foto esilarante — scattata da Mark Johnson di AwardsWatch — è diventata subito virale, e alla domanda sul perché di quell’espressione scontrosa, Skarsgård ha risposto senza esitazione: “Era una delusione per il cibo”. Ma dietro il sorriso e la battuta si cela un attore che ha attraversato decenni di cinema, dai film scandinavi alle collaborazioni con registi del calibro di Lars Von Trier, David Fincher, Gus Van Sant e Denis Villeneuve.
In Sentimental Value, Skarsgård sembra aver trovato il punto d’incontro tra la sua esperienza e il suo talento, interpretando Gustav Borg, un regista carismatico ma narcisista che tenta di riconnettersi con la figlia Nora (Renate Reinsve) attraverso la sceneggiatura di un nuovo film. Quando lei rifiuta il ruolo, Gustav decide di affidarlo alla giovane star americana Rachel Kemp (Elle Fanning), cambiando il progetto da norvegese a inglese e stipulando un accordo con Netflix. Il risultato è un personaggio complesso, in bilico tra fascino ed egoismo, reso con leggerezza apparente ma grande profondità da Skarsgård.
Dopo la première al Festival di Cannes, il film ha consacrato Skarsgård come uno degli attori più raffinati del panorama internazionale: premi della Los Angeles Film Critics Association e dei Golden Globe, nomination ai BAFTA e agli Academy Awards. E come Gustav Borg, anche Skarsgård racconta con la sua arte le sfide di crescere figli in un mondo instabile e mantenere l’umorismo in un’industria in continua evoluzione.
Raccontando il film, Skarsgård si sofferma sul montaggio iniziale della casa, che diventa quasi un personaggio a sé: “Leggere della casa nella sceneggiatura è stata una vera delizia cinematografica”, confessa, sottolineando come Joachim Trier utilizzi lo spazio come specchio della storia familiare e del passare del tempo. Sul metodo di lavoro, Skarsgård apprezza la libertà delle prove: non c’è rigidità, ma la possibilità di esplorare le scene, lasciando spazio all’improvvisazione e all’intimità naturale tra attori.
Il fascino di Gustav Borg, spiega Skarsgård, sta proprio nel suo essere comico e tragico allo stesso tempo. È un regista sensibile e attento, capace di ascoltare profondamente Rachel e di vivere l’arte in ogni gesto, pur fallendo nella vita privata con le sue figlie. La dinamica con Nora e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) emerge lentamente, attraverso tentativi, errori e momenti di sincera sintonia, come nella scena in cui fumano fuori dalla finestra: una sorta di malinconica storia d’amore dentro la storia principale.
Per Skarsgård, la vicinanza con il personaggio è naturale. “Ho 74 anni e non ho mai smesso di lavorare”, dice, riflettendo su come il cinema e la vita si intreccino, su come la settima arte evolva e su quanto sia importante vivere l’esperienza cinematografica nelle sale, dove il pubblico respira insieme allo stesso ritmo. Per lui, il cinema resta il luogo dove è possibile esprimere molto senza parole, come hanno dimostrato i grandi del Neorealismo italiano e della Nouvelle Vague francese.
L’ultima scena del film, in cui Gustav osserva Nora, conferma il talento di Skarsgård nel trasmettere emozioni complesse senza scadere nel sentimentalismo: “È il finale più felice, in un certo senso. Non credo nella guarigione totale, ma nella speranza”. E come nella vita reale, anche in Sentimental Value l’arte diventa mezzo di comunicazione e riconciliazione, sfumando i confini tra narrazione e realtà.
Tra risate e riferimenti cinematografici — da Nymphomaniac a Le onde del destino — Skarsgård ci regala un ritratto sincero di un artista che continua a innovare, a emozionare e a navigare con leggerezza e profondità nell’industria che ama.






