un uomo che indica ad un ragazzo

Stranizza D’Amuri, incontro stampa: Giuseppe Fiorello racconta il suo debutto alla regia

In occasione della presentazione di Stranizza D’Amuri, al cinema dal 23 marzo, Giuseppe Fiorello ha raccontato il suo debutto alla regia.

Dedicato a Giorgio e Antonio, vittime del delitto di Giarre, avvenuto nel 1980 in provincia di Catania, Giuseppe Fiorello debutta dietro la macchina da presa approdando sul grande schermo il 23 marzo 2023 con Stranizza D’Amuri.

In Stranizza D’Amuri siamo nella Sicilia del 1982 e mentre le televisioni trasmettono i Mondiali di calcio e gli italiani sperano nella Coppa del mondo, due adolescenti sognano di vivere il loro amore senza paura. Gianni e Nino si incontrano per caso e poi si amano per scelta. Il loro amore sarà puro e sincero, ma non potrà sottrarsi al pregiudizio del paese che non comprende e non accetta. Il loro amore non sarà compreso nemmeno dalle rispettive famiglie, generando così un conflitto interno forte e doloroso. 

Attore, sceneggiatore e produttore, Giuseppe Fiorello racconta una storia di un’amicizia e di un amore senza tempo, mai consumato e per sempre ricordato. Il sogno di amarsi senza paura. Storia che il neo regista ha presentato alla stampa in occasione della proiezione in anteprima del film.

E’ nato tutto da un articolo di cronaca che ho scoperto 12, 13 anni fa e che celebrava il trentennale del delitto di Giarre” svela Fiorello. “Mi colpì tantissimo quell’articolo tanto da farmi scattare una sorta di senso di colpa dovuto al fatto di esserne venuto a conoscenza troppo tardi, da grande. Mi sono sentito in un certo senso corresponsabile per la mentalità siciliana che ha insabbiato la storia, e questo ha generato in me l’esigenza di raccontarla e non la voglia di fare il regista.”

“Ad ispirarmi è stato quell’articolo e mentre lo leggevo ragionavo sul fatto di raccontarlo stando un passo indietro del regista, che poi sono 100 rispetto all’attore. Ho iniziato così un percorso di ricerca di genere e su come lo avrei fatto. Avrei potuto scegliere una linea investigativa dal momento che aveva tutte le caratteristiche, ma non c’erano degli elementi reali che mi avrebbero permesso di sbandierare una verità, perché in realtà non c’è mai stata una verità su quel delitto”dice il regista spiegando il processo dello sviluppo e della realizzazione del film.

Parlando del delitto il regista dice: “I corpi di Toni e Giorgio furono ritrovati con due colpi di pistola alla testa, l’arma ancora fumante poco distante da loro e un bigliettino con su scritto ‘ce ne andiamo perché non sopportiamo i soprusi’. Una bella scena da cui poter trarre un film investigativo che però non avrebbe portato a niente se non a una visione forviante, una bugia, perché non c’è stata mai la verità. Sono sempre emerse due ipotesi ovvero quella dell’omicidio e quella del suicidio/omicidio, allora mi sono affidato alla mia immaginazione, perché bisognava scegliere con coraggio più che una tematica la poetica. Ho immaginato un’estate di due ragazzi che si scontrano, si incontrano e fanno un percorso di vita insieme. Poi ho incontrato gli sceneggiatori Carlo Salsa, Andrea Cedrola e Josella Porto, e la mia immaginazione, il mio sogno è diventato concreto. Parole, scene, immagini, situazioni.”

Fiorello prosegue parlando del percorso di sviluppo e realizzazione: “Ho preso in prestito la visione e i miei ricordi adolescenziali. Io sono uno dei due in realtà, c’è una parte di me in quei due ragazzi. C’è quel tratto di vita che io trovo divino che è l’adolescenza, un momento in cui ci si ama tra amici pur non essendo omosessuali. Io ho amato il mio amico Carmine, il mio amico Gianni, il mio amico Salvo, il mio amico Emanuele. Ci amavamo. c’è un momento nella vita in cui ci si ama con una purezza che non cha bisogno del sesso ed ecco perché io mi ci ritrovo in questa storia, poi c’è l’amore anche fisico, il bacio, l’abbraccio.”

“Queste sono stranezze che non devono capitare”

“L’amore adolescenziale va al di la di tutti i discorsi politici e noi siamo veramente arretratissimi rispetto agli adolescenti che si guardano e si amano. Io lo vedo con i miei figli che quando leggono o ascoltano alla radio o in televisione le varie notizie di bullismo e discriminazione omosessuale, o quando parliamo di omosessualità, cambia il tono del nostro modo di parlare e loro hanno un’espressione che chiede del perché noi parliamo così, ridono addirittura perché tutto questo fa parte della vita, l’amore è incluso, parliamo di umanità di essere una persona che ama un’altra persona.” – continua “E’ una cosa che diciamo spesso, la politica lo dice ma non applica le leggi e tutto quello per cui questo deve essere protetto. Che poi non ci dovrebbe essere una legge per difendere gli omosessuali, perché in un mondo dove tutto è naturale non servirebbero i dibattiti politici. Oggi mi hanno detto che si tratta di una storia di coraggio, ed è un peccato che per amarsi ci voglia coraggio. io penso che bisognerebbe amarsi…con amore, se bisogna amarsi con coraggio vuol dire che c’è l’odio che aspetta in agguato pronto ad aggredire. Armarsi di coraggio per amare una persona è un controsenso che non ho mai capito.”

“In Stranizza D’Amuri c’è molta parte di me, c’è la mia timidezza adolescenziale, c’è la mia terra, quindi sapevo anche come parlava la parete di una casa, conoscevo profondamente la mentalità del posto della Sicilia, la questione dell’omertà delle paure, del non capire un amore. Dentro di me io speravo di fare un film storico, di un come eravamo, ma la questione qui si ripete, io non volevo fare un film tematico ne lanciare messaggi, vorrei sinceramente che ognuno vivesse la propria storia, emozione, soprattutto i ragazzi. L’ambizione era quella soprattutto di fare un inno alla vita, alla libertà di amarsi, di stare su un motorino e viaggiare liberi con il vento in faccia. Poi c’è la questione familiare, dal momento che spesso la discriminazione si consuma all’interno di quelle mura, più che in strada.”

Ambientato tra Noto, Marzamemi, Ferla, Buscemi, Priolo e Pachino, con Stranizza D’Amuriracconta in modo intenso una drammatica vicenda di cronaca per lo più sconosciuta attraverso una visione intima che si allontana dal mero racconto didascalico, e che Giuseppe Fiorello rende tanto suo quanto di tutti. Un amore non compreso, accettato e considerato uno sbaglio, una malformazione della società, in contrasto con quella libertà adolescenziale di vivere e amare, che grida e lotta con un codice chiuso che non appartiene e intrappola solo alla Sicilia. Dove nonostante i silenzi, i gesti, gli sguardi e le parole non dette risuonino nell’animo più forte che mai, nulla cambia e nessuno si ribella, ma si resta fermi lì, immobili.

Scritto da Carlo Salsa, Andrea Cedrola e Josella Porto, ad interpretare Stranizza D’Amuri, il cui titolo è un omaggio al Maestro siciliano Franco Battiato, la cui musica è grande protagonista del film, sono: Gabriele Pizzurro e Samuele Segreto, rispettivamente nei ruoli di Nino e Gianni, affiancati Fabrizia Sacchi e Simona Malato in quelli delle loro madri.

“Le indagini iniziali sono state molto timide, perché sostanzialmente si è messo in atto un meccanismo di insabbiamento totale, nessuna delle famiglie aveva interesse a sapere di più, e a tutti conveniva pensare che fosse un suicidio” – dice lo sceneggiatore Carlo Salsa. “A parte quel piccolo jump inziale in cui il nipotino di uno dei due ragazzi si autoaccusò dell’omicidio sperando che tutto potesse andare ancora più velocemente in sordina, anche perché avendo meno di 14 anni e quini non poteva essere perseguito in nessun modo, hanno preferito far finta che fosse un suicidio, e non c’è stata nessuna forza da parte dello stato di controbattere questa posizione.”

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Emanuela Giuliani


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