Succederà questa notte film Nanni Moretti

Succederà Questa Notte, recensione: è tanto, troppo un insieme di già visto e già sentito

Nanni Moretti presenta in Concorso a Venezia 83 un film molto autocitazionista, molto elegante, ma che fin troppo artificiale.

Presentato in concorso all’83esimo Festival di Venezia, il ritorno al Lido di Nanni Moretti con Succederà Questa Notte si configura come un’opera profondamente ambivalente e divisiva, capace di condensare in sé tutte le luci, le ombre e le contraddizioni di una carriera decennale.

A pochi anni di distanza da Tre Piani, il regista romano torna ad attingere al bacino letterario dello scrittore israeliano Eshkol Nevo per mettere in scena un melodramma corale e non lineare che si dipana nell’arco di oltre vent’anni. La narrazione segue l’irresistibile, immatura e a tratti ossessiva attrazione tra Matteo (Louis Garrel) e Greta (Jasmine Trinca), due anime irrequiete che continuano a perdersi e ritrovarsi sfidando la forza di gravità delle rispettive vite familiari.

Muovendosi con disinvoltura attraverso una geografia frastagliata e un luogo-non luogo che spazia tra le atmosfere rarefatte di Oslo, i cantieri in India, le tappe spagnole per un concerto di Bruce Springsteen e una Roma borghese pulita e idealizzata, la pellicola fa convivere costantemente la verosimiglianza quotidiana con un’irrealtà di sapore passatista, romantico e però alla fin fine abbastanza prevedibile e scolastico.

È un cinema che affronta la maternità, la paternità e il peso dei legami non frontalmente ma di lato, regalando momenti di genuina ironia, accattivanti salti temporali e le immancabili digressioni musicali sulle note dei Rolling Stones.

A sorreggere il quadro interviene un tessuto scenografico ricercato e quasi contemplativo, dove perfino le fugaci parentesi dedicate all’architettura finiscono per plasmare un universo visivo tanto affascinante quanto volutamente distante dalle durezze della vita reale.

In questo c’è l’anello più debole della sua creazione, che pretende molto da sé, ma che non sa, non vuole forse, essere qualcosa di più di un omaggio a sé stesso, la sua semantica, i suoi topoi.

Quando i grandi autori citano sé stessi in automatico

Quando i grandi autori finiscono per citare sé stessi in automatico, il rischio è quello di trasformare la propria cifra stilistica in un esercizio di maniera. Tuttavia, il vero limite di questa operazione cinematografica risiede nella cronica mancanza di misura e in una mano di regia con le idee chiare e un ritmo convincente, visto che finisce per soffocare la materia viva del film sotto il peso di un ostinato feticismo stilistico. Se l’alchimia tra i due interpreti principali garantisce attimi di innegabile grazia ed effervescenza, risulta oltremodo faticoso empatizzare fino in fondo con un dramma popolato da figure viziate, egoiste e drammaticamente egocentriche, i classici borghesoni che si inventano problemi per non annoiarsi.

Si tratta quindi di un film in cui frivolezza e il privilegio incontestato stridono apertamente con il dolore reale che vorrebbero mettere ai margini del proprio cammino. La direzione degli attori appare a tratti legnosa e straniante: diversi dialoghi soffrono di una scrittura forzata e di una recitazione “di maniera” in cui quasi tutti i comprimari sembrano impegnati nel tentativo di scimmiottare l’inconfondibile parlata morettiana. Perfino il ricorso al metateatro e la gestione del finale sembrano scorciatoie per evitare di affrontare davvero i nodi morali accumulati lungo la storia.

Tra clamorose cadute di ritmo, digressioni sul mondo del teatro fin troppo schematiche e trovate narrative al limite del nostalgico, Succederà Questa Notte si rivela un film imperfetto e ridondante. Soprattutto soffre di un concentrato di trovate desuete che inseguono l’idea di un cinema del passato forse ormai esaurito, ma che saprà comunque scaldare il cuore dei fedelissimi pronti a perdonare al Nanni nazionale ogni suo stucchevole eccesso d’amore. Si poteva portare di peggio in questo Concorso Ufficiale, l’Italia ormai ci ha abituato male, ma si poteva in qualche modo portare qualcosa di meglio. Il nome non basta, non sempre, e neppure l’affetto dettato dalla riconoscenza dovuta.

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Il Voto della Redazione:

5


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