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Teyana Taylor racconta Perfidia: il ruolo che l’ha segnata

Da Harlem agli Oscar: Teyana Taylor racconta Perfidia, il dolore sul set e il giorno che l’ha colpita più di tutti. tra sogni e rivoluzione.

Da Harlem agli Oscar, passando per una rivoluzionaria armata fino ai denti: Teyana Taylor sta vivendo il tipo di storia che, da bambina, guardava solo in televisione. Oggi, invece, è lei sullo schermo — e sul palco — a far sognare qualcun altro, e parlando del suo ruolo in One Battle After Another, la Taylor, come riportato da Entertainment Weekly, ha voluto chiarire cosa si nasconde davvero dietro Perfidia Beverly Hills, la leader rivoluzionaria intensa e controversa che le è valsa la sua prima nomination all’Oscar.

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Ospite del podcast The Awardist, ha raccontato quanto l’essere una “ragazza di Harlem” le abbia insegnato a sognare senza limiti: “Non sai mai quale sogno diventerà realtà. Io ho sempre sognato tutto, anche l’impossibile.”

Cresciuta guardando Saturday Night Live e la notte degli Oscar dal divano di casa, non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe condotto SNL nello stesso anno della sua candidatura all’Academy Award.Pensare che ora potrei essere io quella che una bambina guarda da casa…mi vengono i brividi. È travolgente, ma nel modo più bello.”

Nel film diretto da Paul Thomas Anderson, la Taylor divide la scena con Leonardo DiCaprio, Regina Hall e Sean Penn, e una delle sequenze più memorabili la vede puntare una pistola contro il Colonnello Lockjaw, sorprendendolo nel sonno con una battuta feroce. “È tutta farina del sacco di Paul,” chiarisce. “È poesia sua. Sa come provocare, come spingere oltre. È senza filtri — proprio come Perfidia.”

Se nella vita reale la Taylor è anche cantante, ballerina e coreografa — fresca di nomination ai Grammy per l’album Escape Room — con Perfidia ha trovato una connessione profonda. Non tanto nella militanza armata, quanto nel vissuto emotivo: sentirsi ignorata, non ascoltata, costretta alla sopravvivenza. “Quello che attraversano le donne nere…per me era facile comprenderlo in lei. Era facile sentire cosa significa non essere vista.”

Il personaggio, rivoluzionaria per tradizione familiare, si ritrova a fare i conti con una maternità inattesa e con una depressione post-partum che, secondo la Taylor, molti spettatori non hanno colto fino in fondo. “Se si comprendesse davvero quel peso, metà del dibattito su Perfidia non esisterebbe. È incompresa, ma profondamente umana.”

Il momento più intenso? La lettera finale alla figlia, non prevista inizialmente in sceneggiatura. Anderson l’ha costruita insieme a lei, “in tempo reale”.

“L’abbiamo registrata in una sola ripresa. Io, Paul e il fonico stavamo piangendo. Era l’ultimo giorno di riprese e stavamo anche perdendo Adam”, racconta, riferendosi al produttore e aiuto regista Adam Somner, scomparso nel novembre 2024. “È stato tutto molto pesante. Quella lettera ci ha colpiti duramente.”

Tra sogni realizzati e nuove sfide — dalla regia agli studi di cucina — la Taylor dimostra che a volte la bambina che guardava gli Oscar dal divano non scompare mai. Cresce, lavora, lotta. E un giorno, sale su quel palco.


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