Con The Chronology of Water, Kristen Stewart firma un debutto alla regia radicale e profondamente personale, presentato in anteprima al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, dove il film è stato accolto da una standing ovation di oltre sei minuti. Scritto e diretto dalla stessa Stewart, il progetto nasce dall’adattamento dell’acclamata autobiografia di Lidia Yuknavitch e si impone come un’opera viscerale, frammentata e senza compromessi, che esplora femminilità e sopravvivenza fuori da ogni schema convenzionale.
La storia segue Lidia (interpretata da Imogen Poots), una giovane donna che cerca di sfuggire a un’infanzia segnata dagli abusi attraverso il nuoto agonistico negli anni Ottanta. Quando le sue aspirazioni sportive vengono infrante, Lidia precipita in una spirale di dipendenza, relazioni tossiche e impulsi autodistruttivi, fino a trovare, attraverso la scrittura, una voce autentica e un possibile percorso di guarigione.
Stewart ha definito il film un vero e proprio “grido di battaglia lirico”, concepito come un’esperienza viscerale per lo spettatore, capace di riflettere il modo inconscio in cui la memoria si annida e si manifesta nel corpo umano. Lontana da una narrazione lineare, la regista ha scelto una struttura che lei stessa descrive come neurologica, rifiutando i tradizionali canoni del biopic in favore di un linguaggio frammentato e onirico.
Il percorso che ha portato il libro sullo schermo è stato lungo e rigoroso: otto anni di lavoro, iniziati nel 2017, quando Stewart entrò per la prima volta in contatto con il testo di Yuknavitch, percependone immediatamente — come ha raccontato — la “corrente elettrica”.
La sceneggiatura, che grazie a Deadline potete leggere qui: THE CHRONOLOGY OF WATER, sarebbe stata riscritta centinaia di volte, in un processo di adattamento radicale che ha coinvolto ogni singola pagina dell’opera originale, alla ricerca di un equilibrio tra fedeltà emotiva e libertà cinematografica. Il risultato è un film che punta sull’immediatezza sensoriale, costruita attraverso montaggi rapidi e un sound design immersivo.
Il coinvolgimento della Stewart nel progetto è stato totale: l’attrice ha persino dichiarato, in un momento di frustrazione, che avrebbe smesso di recitare finché non avesse potuto dirigere il film — affermazione poi ridimensionata come una forma di pressione autoimposta per garantire al progetto l’attenzione necessaria.
Secondo Stewart, The Chronology of Water non è un semplice adattamento, ma un atto di rivendicazione di un potere radicale attraverso la narrazione. Ri-narrativizzare il trauma significa dimostrare che i ricordi non sono verità immutabili, bensì storie che possono essere riscritte. Accanto a Imogen Poots, il film vanta un cast di supporto di rilievo che include Thora Birch, Jim Belushi, Tom Sturridge e Kim Gordon.
Il progetto si configura così come una testimonianza dell’ossessione creativa della Kristen Stewart e del suo desiderio di ripensare il linguaggio cinematografico tradizionale per restituire, con maggiore onestà e complessità, l’esperienza femminile.






