Anders Thomas Jensen porta all’82esima Mostra del Cinema di Venezia una black comedy piena di umanità e ironia.
Dopo il successo ottenuto al Festival di Toronto, il regista danese Anders Thomas Jensen, celebre per le sue commedie originali come Flickering Lights e Men & Chicken, presenta finalmente in Italia, fuori concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, The Last Viking, una dark comedy che tra umorismo nero e malinconia, riesce a far ridere, riflettere e commuovere. Interpretato da Mads Mikkelsen e Nikolaj Lie Kaas, ciò che inizialmente sembra un classico crime su un ex rapinatore in cerca del suo bottino si trasforma infatti ben presto in un racconto sorprendentemente profondo, ironico e toccante.
Un viaggio nel caos dell’anima
Anker (Nikolaj Lie Kaas) ha scontato 15 anni di carcere per una rapina in banca finita male, e il bottino – 40 milioni di corone – è sparito, così come una parte della sua vita. Prima di essere arrestato, però, aveva chiesto a suo fratello Manfred (Mads Mikkelsen), affetto da disturbo di personalità multipla, di nascondere i soldi nella loro vecchia casa di montagna, e ora che è uscito di prigione Anker vuole solo una cosa: recuperare quel denaro. Ma il fratello Manfred non è più lo stesso – o forse non lo è mai stato – e crede di essere John Lennon, come se non bastasse, inoltre, un ex complice molto pericoloso è sulle sue tracce.
Quello che ne segue non è solo un viaggio per ritrovare una refurtiva, ma soprattutto è un esplorazione all’interno di una famiglia spezzata e nel passato di Anker, segnato da dolori, colpe e ferite mai guarite, attorno al quale ruotano a personaggi tanto assurdi quanto teneri e buffi: una cover band dei Beatles che fa ridere e piangere, una ex modella ormai dimenticata, e uno stilista fallito. Un’umanità fragile, spesso messa da parte dalla società, ma capace di mostrare verità scomode e sincere che i così detti “normali” non vogliono vedere.
Mescolando generi con grande libertà, e passando dalla commedia demenziale al dramma, dal noir al racconto familiare, The Last Viking è un’opera che sorprende a ogni scena, il cui umorismo è nero ma mai cattivo, ma spesso irresistibile, strappando un sorriso anche nei momenti più delicati, grazie a una regia discreta ed elegante che lascia grande spazio ai protagonisti di percorso viaggio emotivo, in cui ad emergere come cuore pulsante è Mads Mikkelsen.
L’amato attore, di solito nei panni di personaggi freddi e duri, qui cambia completamente registro: il suo Manfred è dolce, fragile e imprevedibile, un uomo che vive in un mondo tutto suo, ma che, a modo suo, sa amare, proteggere e capire. Una figura a metà tra Forrest Gump e Rain Man, ma con un tocco tutto personale, e a cui Mikkelsen dona una sensibilità e una comicità sorprendenti.
Nikolaj Lie Kaas, invece, dà vita a un Anker stanco e pieno di sensi di colpa, un uomo che ha fatto di tutto per dimenticare il passato che ora è costretto ad affrontare. Il loro rapporto, fatto di silenzi, rabbia e affetto nascosto, funziona perché è vero e ci parla di famiglia, dolore e perdono, nonché della difficoltà di riconoscere e accettare se stessi.
Una storia personale quindi, che anche una critica e una riflessione sulla società contemporanea, sulle persone emarginate e sull’illusione di una vista perfetta, invitando a interrogarsi chi sia davvero ‘normale’ e chi il pazzo: Chi vive nel proprio mondo interior, oppure chi pensa solo al denaro e al successo, dimenticando empatia e umanità?
In chiave più metaforica, e fiabesca, il tesoro nascosto non è solo una valigetta di denaro, ma qualcosa di molto più importante, sono i i ricordi, le emozioni e la verità su sé stessi, che suggeriscono che anche il dolore e le ferite fanno parte di noi e ci aiutano a capire chi siamo davvero. La montagna, la casa di famiglia, il viaggio stesso diventano così simboli di un percorso interiore di crescita, di riconciliazione con il passato e di scoperta dell’essenziale.
E proprio questa capacità Jensen di mescolare profondità e leggerezza, facendo ridere senza superficialità e a commuovere senza scadere nel melodramma, ricorda certe commedie sociali francesi e britanniche, che si confrontano con temi importanti con sensibilità, con i personaggi eccentrici che popolano il film che sembrano essere usciti da una commedia dei fratelli Farrelly, ma con una tristezza di fondo che li rende profondamente umani.
Una risata amara che fa pensare
The Last Viking è un film originale e sfaccettato, in grado di alternare con intelligenza la commedia e il dramma, il crimine e la poesia, l’assurdo e il quotidiano, parlando di famiglia, perdono, amore e follia, ma anche di una società che allontana chi non si comporta “come si deve”. Un racconto la cui forza risiede nei suoi personaggi protagonisti: fragili, eccentrici, imperfetti, ma che lottano per rimettere insieme i pezzi della propria vita anche la pazzia diventa un modo diverso, ma sincero, di guardare il mondo in cui ciò che conta davvero non è ciò che possediamo, ma ciò che comprendiamo di noi stessi. Una black comedy ricca di umanità, verità e di cuore.
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Emanuela Giuliani
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