The Revenant racconta la sopravvivenza estrema tra natura selvaggia, regia intensa, fotografia mozzafiato e DiCaprio.
Guardare The Revenant significa essere catapultati immediatamente in un mondo lontano, aspro e quasi primitivo, dove la natura domina incontrastata sull’uomo. Il film, uscito nel 2015 e diretto da Alejandro González Iñárritu, è ambientato nelle vaste e selvagge terre del Nord America dei primi decenni dell’Ottocento, un’epoca segnata dalla conquista di territori inesplorati e da un rapporto spesso difficile e violento tra uomo e ambiente.
Al centro della vicenda troviamo Hugh Glass, cacciatore ed esploratore realmente esistito, la cui incredibile esperienza di vita ha ispirato la storia del film, il cui titolo, The Revenant, che significa “colui che ritorna”, richiama l’idea di rinascita dopo la morte e si lega perfettamente al percorso del protagonista, interpretato da Leonardo DiCaprio, che con questo ruolo ha offerto una delle prove più intense della sua carriera.
Sopravvivendo contro ogni previsione, Glass sfida limiti fisici e mentali estremi tornando profondamente trasformato, plasmato dalla sofferenza, dal dolore e dall’isolamento, e con una nuova consapevolezza della vita e del mondo che lo circonda, diventando così un simbolo di resistenza, rinascita e crescita interiore.
Una spedizione ai confini della sopravvivenza
Fin dalle prime fasi del viaggio in The Revenant l’ambiente si mostra subito ostile e minaccioso, mettendo costantemente a rischio la vita degli uomini, e la spedizione, segnata da tensioni, paure e difficoltà, evidenzia quanto la natura sia superiore e incontrollabile rispetto all’uomo. E quando, vittima di un drammatico evento che lo lascia quasi incapace di muoversi, Glass viene abbandonato dai compagni di viaggio, che temono per la propria sopravvivenza e convinti che non abbia alcuna possibilità di farcela, ecco che invece riesce a trovare di sé una forza straordinaria che lo spinge a non arrendersi.
Rimasto solo e destinato a morte certa, Glass intraprende infatti un lungo, lento e doloroso cammino attraverso paesaggi gelidi e inospitali. Una prova estrema di resistenza, in cui ogni giorno rappresenta una nuova sfida per sopravvivere e attraverso cui The Revenant mostra l’essere umano completamente messo a nudo, privato di ogni protezione e costretto a fare affidamento esclusivamente sulle proprie capacità.
Una lotta quotidiana in cui la sopravvivenza non è un gesto eroico o spettacolare, ma una fatica incessante, fatta di dolore, sacrificio e resilienza, con Glass che combatte per un bisogno fondamentale: continuare a vivere, dimostrando la straordinaria tenacia dell’istinto umano.
Emerge così la dimensione morale e psicologica, dal momento che dopo essere stato abbandonato, Glass è spinto dal desiderio di ottenere giustizia per il torto subito. Tuttavia, il film non la presenta come una soluzione facile o liberatoria, bensì dimostra come questo sentimento possa diventare un peso che consuma l’animo, che porta il protagonista a interrogarsi sul vero significato della giustizia e sulle conseguenze delle proprie azioni.
Elemento questo, strettamente legato al rapporto tra uomo e natura, con quest’ultima, potente, indifferente e spietata, che impone le proprie regole non piegandosi a bisogni dell’uomo, piccolo, fragile e costretto ad adattarsi e a rispettarla per sopravvivere, e che la rende una protagonista del film.
The Revenant esplora inoltre la memoria, il dolore e la spiritualità, con i ricordi del passato e le visioni interiori che accompagnano il protagonista durante il suo percorso, aiutandolo a dare un senso alla sofferenza che sta vivendo. Questi momenti suggeriscono che la forza necessaria per andare avanti non deriva solo dal corpo, ma anche dalla mente e dallo spirito, sottolineando l’importanza dello stato interiore nella lotta per la sopravvivenza.
Un’esperienza immersiva
A rendere intenso e coinvolgente The Revenant è anche la regia di Alejandro González Iñárritu, che sceglie uno stile fortemente realistico, rinunciando a effetti spettacolari e a soluzioni facili per concentrarsi sull’esperienza umana del protagonista, portando lo spettatore a vivere la storia insieme a Hugh Glass.
I dialoghi ridotti al minimo lasciano spazio ai silenzi, ai rumori della natura e al respiro affannato del protagonista, rendendo così il racconto ancora più autentico. Le lunghe inquadrature invece, permettono di seguire l’azione in modo continuo e immersivo, aumentando la sensazione di fatica, freddo e solitudine. Uno stile che può risultare impegnativo da guardare, ma proprio che riesce a trasmettere la durezza dell’esperienza vissuta da Glass, in cui è fondamentale la fotografia, curata da Emmanuel Lubezki, che contribuisce in modo decisivo all’atmosfera del film.
Le immagini colpiscono per la loro bellezza, ma allo stesso tempo per la loro crudezza, e l’uso quasi esclusivo della luce naturale dona alle scene un aspetto realistico, amplificando le emozioni e aiutando lo spettatore a percepire l’isolamento e la sofferenza di Hugh Glass. Ogni immagine è parte integrante della narrazione, dai paesaggi innevati, ai fiumi ghiacciati, alle foreste infinite, che diventano i simboli della solitudine e della fragilità dell’uomo di fronte alla natura.
Contesto in cui spicca l’interpretazione di Leonardo DiCaprio, considerata una delle più impegnative e riuscite della sua carriera. Il personaggio di Hugh Glass parla pochissimo, ma comunica continuamente attraverso il corpo, il volto e soprattutto lo sguardo. Ogni gesto, movimento ed espressione trasmettono dolore, fatica e una profonda determinazione a sopravvivere. DiCaprio riesce a rendere credibile tale sofferenza senza mai risultare eccessivo o artificiale, dimostrando una grande capacità espressiva e una totale immersione nel ruolo, riconosciuto con la vittoria del Premio Oscar.
Curiosità dal set
Il dietro le quinte di The Revenant è ricco di aneddoti affascinanti che raccontano quanto il film sia stato una sfida anche per chi lo ha realizzato. Alejandro González Iñárritu ha scelto di girare quasi tutte le scene con luce naturale, senza ricorrere a illuminazioni artificiali, per rendere l’atmosfera autentica, costringendo la troupe e gli attori a lavorare spesso con temperature sotto lo zero e in ambienti impervi come fiumi ghiacciati, foreste e montagne innevate.
Leonardo DiCaprio si è immerso totalmente nel ruolo: ha dovuto affrontare scene di grande sforzo fisico, come il trascinarsi nel fango, arrampicarsi su rocce scivolose e persino essere attaccato da un orso in CGI ricostruita, vivendo ogni momento come se fosse reale. Per alcune scene, l’attore ha trascorso giorni all’aperto senza riscaldamento, dormendo in condizioni estreme per rendere autentica la sofferenza del personaggio.
Un’altra curiosità riguarda la famosa scena dell’attacco dell’orso: per renderla più credibile, Iñárritu ha combinato effetti pratici e digitali, chiedendo a DiCaprio di reagire a stimoli fisici veri, come corde tirate e macchine da vento, invece di simulare tutto davanti al green screen.
Anche il resto della troupe ha vissuto situazioni estreme e faticose: gli operatori di Emmanuel Lubezki hanno spesso portato le telecamere in posizioni rischiose per catturare le lunghe inquadrature mozzafiato, che rendono il paesaggio e la natura veri protagonisti del film, e hanno creato un realismo straordinario.
Un film che lascia il segno
The Revenant è quindi un film potente e profondo che racconta una storia di resistenza, dolore e umanità. Attraverso una regia intensa, una fotografia straordinaria e un’interpretazione memorabile di Leonardo DiCaprio, il film coinvolge lo spettatore facendolo riflettere sul significato della sopravvivenza e sul rapporto tra uomo e natura. Non è di certo un visione facile, ma proprio per questo è un’opera che lascia il segno.
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Emanuela Giuliani






