glen powell in the running man

The Running Man: perché Edgar Wright ha cambiato il finale del film

Edgar Wright spiega perché ha cambiato il finale di The Running Man: troppo brutale e non adatto al presente.

Un adattamento che rielabora il finale per renderlo più sostenibile emotivamente e più adatto al presente: è questa una delle scelte chiave dietro The Running Man, il film diretto da Edgar Wright con Glen Powell protagonista. Il regista ha spiegato che alcune versioni della storia, pur fedeli al materiale originale, erano semplicemente troppo dure da portare sullo schermo oggi, soprattutto sul piano umano.

Ispiratosi al romanzo distopico L’uomo in fuga di Stephen King (pubblicato sotto lo pseudonimo Richard Bachman), già adattato nel 1987 con The Running Man (1987 film), Wright ha cercato un equilibrio tra fedeltà e rielaborazione, intervenendo in particolare sul finale, uno dei punti più controversi della storia.

Nella prima versione della sceneggiatura, infatti, era prevista la morte dei personaggi di Sheila e Cathy, e Wright ha raccontato a Empire che questa scelta è stata poi abbandonata per una ragione molto diretta e personale: “Nella prima stesura della sceneggiatura, avevamo previsto la morte di Sheila e Cathy. Ma a essere sincero, non appena avessimo scelto gli attori per quei ruoli, non credo che sarei riuscito a farlo, nemmeno se fosse stato previsto nella sceneggiatura. Sarebbe stato troppo brutale”.

Una decisione che mostra come la costruzione emotiva dei personaggi abbia inciso profondamente sulla scrittura finale. Ma il cambiamento non riguarda solo la sensibilità del regista: anche il senso complessivo della storia è stato ripensato. Wright ha infatti sottolineato che l’obiettivo era trasformare il protagonista in una scintilla di cambiamento collettivo: “Volevamo che fosse la scintilla della rivoluzione. Era così già nella prima stesura”.

Nel romanzo originale, il gesto finale di Ben Richards è molto più estremo e distruttivo. Wright ha spiegato chiaramente perché quella strada non fosse percorribile oggi: “Nel libro, Richards pilotava un aereo contro l’edificio della Rete, ma il mondo è cambiato molto dal 1982. Non avremmo mai voluto usare il finale del libro. Ovviamente ha parallelismi con una terribile tragedia realmente accaduta. Pensavamo che sarebbe stato di pessimo gusto evocare l’11 settembre. Non se n’è mai parlato”.

Il risultato è un finale che si discosta dal nichilismo del materiale di partenza e che punta invece su una diversa lettura del sacrificio e della ribellione, più in linea con la sensibilità contemporanea.

Nonostante un’accoglienza al botteghino non particolarmente brillante, Wright guarda al lungo periodo e alla possibilità che il film venga rivalutato nel tempo. Il regista ha ricordato come anche altri suoi lavori abbiano avuto percorsi simili, citando Scott Pilgrim vs. the World e The World’s End, inizialmente accolti in modo freddo ma poi riscoperti. “Sono orgoglioso del film. C’è molto di cui parlare, e avrà una vita anche dopo il weekend di apertura”, ha dichiarato.


Pubblicato

in

da

Tag:

Articoli recenti