La costumista Leslie Kavanagh della serie The Testaments racconta la nascita dei colori di Gilead tra Prugne, Perle e zia Lydia.
La costumista di The Testaments ha raccontato come ha costruito la nuova identità visiva della serie, dal viola delle “Prugne” fino agli austeri abiti di zia Lydia realizzati con lana di tipo militare.
Nella quinta stagione di The Handmaid’s Tale il pubblico entra per la prima volta nel mondo della famiglia Plum. Mentre Luke e June — interpretati da O-T Fagbenle ed Elisabeth Moss — continuano a cercare la figlia Hannah, scoprono infatti l’esistenza di una scuola d’élite dove le ragazze vengono cresciute per diventare future mogli di Gilead. Hannah, ormai adolescente, vive con il nome di Agnes e frequenta il collegio guidato da zia Lydia, con Chase Infiniti e Ann Dowd nei due ruoli. Qui le studentesse vengono divise in gruppi identificati dal colore degli abiti: le “Prugne” sono le ragazze più vicine all’età adulta, le “Perle” invece rappresentano le outsider entrate nell’accademia.
Per Leslie Kavanagh, già costumista di The Handmaid’s Tale, questo nuovo capitolo è stato anche un modo per allontanarsi dall’iconico rosso delle ancelle ed esplorare una palette completamente diversa, capace di raccontare una nuova fase dell’universo di Gilead attraverso i costumi.
Per creare il colore delle “Prugne”, Kavanagh, come riportato da Variety, è partita completamente da zero. Ha iniziato mescolando il rosso tipico delle ancelle con il turchese indossato dalle mogli dei comandanti. Prima di arrivare al risultato definitivo, ha realizzato numerosi test con la macchina da presa, sperimentando texture e tessuti differenti per verificare la resa sullo schermo. Anche l’illuminazione ha avuto un ruolo fondamentale, perché le permetteva di osservare come la luce modificasse l’aspetto dei materiali e delle tonalità.
Kavanagh ha spiegato di aver tinto personalmente molti tessuti: acquistava stoffe già esistenti e le ricolorava per ottenere sfumature create appositamente per la serie. Ogni ragazza aveva una camicetta con una propria variazione di viola, studiata per armonizzarsi con l’incarnato dell’attrice che la indossava.
Le “Prugne”, inoltre, rappresentano le vere figlie di Gilead. Come sottolinea la costumista, molte di loro sono le figlie biologiche delle ancelle.
Per quanto riguarda le “Perle”, nel romanzo vengono descritte con abiti grigi e scintillanti. Kavanagh era affascinata dall’idea di introdurre elementi brillanti nei costumi e ne parlò con lo showrunner Bruce Miller. Lui inizialmente temeva che il risultato potesse essere eccessivo, ma la costumista era convinta del contrario.
In un primo momento trovò un tessuto color ostrica, dall’aspetto perlato, e iniziò a realizzare l’abito. Quando però arrivò il momento di mostrarlo a Miller, si rese conto che il costume non funzionava come sperava. Con appena 36 ore a disposizione, ricostruì completamente il look delle “Perle”, scegliendo questa volta tonalità più calde: bianco sporco, bianco invernale e sfumature vaniglia, pensate per contrastare con l’atmosfera fredda di The Testaments.
Secondo Kavanagh, questa varietà cromatica contribuiva a creare maggiore equilibrio visivo, dal momento che Le “Perle” dovevano attirare l’attenzione e risultare quasi una versione alternativa delle ancelle all’interno del nuovo racconto.
Anche il personaggio di Daisy, dal volto di Lucy Halliday, viene raccontato attraverso i costumi. All’inizio sembra desiderosa di adattarsi alla società di Gilead, ma successivamente si scopre che è stata reclutata da June per infiltrarsi nel sistema come spia del Mayday e contribuire alla distruzione del regime.
Nei flashback ambientati a Toronto, Kavanagh utilizza per Daisy colori vivaci e look stratificati, mentre una volta entrata a Gilead, la spoglia gradualmente della propria identità visiva: i colori scompaiono e il suo aspetto diventa quasi neutro, come una tela bianca che il regime tenta di rimodellare.
Per il look delle zie, l’idea originale prevedeva costumi marroni dall’aspetto severo e combattivo. Kavanagh trovò nel Regno Unito un particolare tessuto di lana utilizzato in ambito militare e decise di adottarlo per i costumi di zia Lydia. Secondo la costumista, questa scelta trasmetteva perfettamente l’autorità delle zie, che in Gilead detengono più potere delle mogli, delle tutrici e delle ancelle.
Kavanagh ha svelato di aver amato in particolare la sceneggiatura dell’episodio 6, che approfondisce il passato di zia Lydia e rivela l’origine dei suoi abiti. L’episodio mostra la scelta della donna di sacrificare gli altri per salvare se stessa, e proprio da quel senso di colpa nasce il suo costume.
La costumista spiega che Lydia sceglie deliberatamente il tessuto più ruvido e scomodo come forma di penitenza personale. Durante una scena le vengono mostrati diversi materiali, ma lei opta per quello che considera il peggiore, trasformando l’abito in una punizione simbolica per ciò che ha fatto.
Nell’episodio 5 compare anche un grande ballo organizzato dalle ragazze di Gilead, simile a un tradizionale prom scolastico. In realtà, però, si tratta di una vera e propria esposizione davanti ai comandanti, alla ricerca delle loro future mogli.
Sapendo che le ragazze avrebbero danzato e volteggiato continuamente, Kavanagh ha prestato grande attenzione alla costruzione degli abiti e delle gonne. Come per i vestiti delle “Prugne”, anche qui ogni ragazza aveva una propria tonalità di verde, completata da un coprispalle coordinato.
Per i comandanti infine, la costumista ha scelto di rinnovarne completamente l’immagine. Li ha descritti come “quasi in stile GQ”: figure più eleganti, alte e slanciate. Sono stati eliminati i pantaloni cargo e le giacche oversize tipiche delle stagioni precedenti, sostituiti da linee lunghe, affusolate e molto più sofisticate.






