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Tienimi presente, la recensione: un esordio intimo e generazionale

Tienimi Presente, esordio di Alberto Palmiero, racconta con delicatezza sogni, disillusione e scelte di una generazione in bilico.

Cosa resta di un sogno quando smette di sembrare possibile? Tienimi presente, esordio nel lungometraggio di Alberto Palmiero, giovane regista e sceneggiatore, parte da questa domanda intima e universale per raccontare una storia profondamente personale e generazionale. Accolto dal plauso della critica alla sua première alla Festa del Cinema di Roma, il film arriverà nelle sale il 26 febbraio, con anteprime a partire da domenica 8, distribuito da Fandango.

Il protagonista, Alberto, è un giovane regista disilluso, convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli. Dopo anni trascorsi a Roma tra speranze, progetti mai decollati e produttori sfuggenti, decide di rinunciare al suo sogno e tornare nella città natale. Un apparente gesto di resa in cui risiede il cuore pulsante del film: la rinuncia non è un fallimento, ma un possibilità di ridefinizione per una nuova consapevolezza.

Disillusione, ritorno e identità

Tienimi presente è un racconto che si affidandosi a un emotività fatta di silenzi, sguardi e piccoli gesti quotidiani, non cerca di dare risposte, ma accompagna lo spettatore dentro un momento di sospensione esistenziale, in cui tutto sembra possibile e allo stesso tempo fragile.

Al centro la riflessione sulla disillusione artistica, che diventare una metafora di aspettative e speranze perdute superando la storia personale di Alberto, emblema di una generazione cresciuta con l’idea che la passione bastasse da sola, e il talento prima o poi avrebbe trovato spazio. Mentre Roma, simbolo di aspirazioni e promesse sfavillanti, si rivela invece un labirinto di attese infinite, dove le energie si consumano e il cinema, da vocazione assoluta, diventa quasi un fardello.

Un peso che spinge Alberto a un ritorno in provincia, inteso come un confronto con quella parte di stessi finora accantonata, nonché rifugio sicuro con i suoi ritmi più lenti e i volti familiari, dove i giorni scorrono offrendo ad Alberto il tempo per fermarsi, osservare e ascoltarsi. La provincia, però, non è un’oasi miracolosa, ma uno specchio in cui emergono nodi irrisolti del passato, desideri sospesi e paure mai affrontate.

In questo senso la solitudine — filo costante del film — emerge come condizione emotiva, e la vita da aspirante artista si mostra come una traversata su un ponte instabile, tra fragilità, delusioni e un senso di inadeguatezza che affianca il protagonista come un’ombra fedele. La serenità che affiora è così come un cristallo, minacciata dalla domanda: che cosa significa davvero realizzarsi?, da cui nasce inoltre il bivio di Alberto: restare, ricominciare o trasformare la propria esperienza in racconto?

Una sorta di allegoria esistenziale, che oltre il lavoro e il talento tocca anche la maniera di stare al mondo, e il lasciare andare non significa perdere, ma aprire luoghi inesplorati, permettendo al film di abbracciare chiunque abbia conosciuto dubbi, frustrazione o la paura di aver imboccato la strada sbagliata.

Un ritratto delicato che suggerisce come la vera realizzazione non sta nel successo esterno, ma nella capacità di dare senso alle proprie esperienze. La bellezza può nascere anche dalle fragilità, e il valore di ogni scelta — anche di quelle che sembrano inutili — dipende da quanto siamo davvero presenti nel viverla.

Uno sguardo sincero

Restando fedele alla propria natura aperta e riflessiva, Alberto Palmiero, in Tienimi Presente, costruisce il racconto attraverso una messa in scena essenziale, fatta di tempi dilatati e inquadrature che lasciano spazio al non detto. La sceneggiatura, asciutta e misurata, privilegia una scrittura per sottrazione, in cui le pause assumono un valore narrativo fondamentale. Le scene, come frammenti di quotidianità messi in relazione tra loro, restituiscono il quadro di un’esistenza in bilico. Sono scelte che puntano a una verità emotiva che emerge lentamente, lasciando allo spettatore il tempo di entrare in sintonia con il vissuto e il dialogo interiore del protagonista.

Tienimi Presente è un esordio dal sapore di semplicità, autenticità e consapevolezza, onesto nel raccontare l’incertezza senza giudicarla, così come i momenti di malinconia e di stallo. Un film che parla sottovoce, portando chi guarda a interrogarsi sul proprio percorso e sul valore delle scelte, anche di quelle che sembrano, almeno all’inizio, delle rinunce.

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Emanuela Giuliani

Il Voto della Redazione:

7


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