Timothée Chalamet definisce Dune: Parte 3 il più inquietante della trilogia e svela ispirazioni e libertà creativa sul set.
Timothée Chalamet ha condiviso alcune riflessioni sul finale della trilogia fantascientifica di Denis Villeneuve, senza però rivelare dettagli specifici su Dune: Parte 3, atteso nelle sale a dicembre. Durante un’intervista con Matthew McConaughey all’evento organizzato da Variety e CNN presso l’Università del Texas ad Austin, l’attore ha infatti svelato le ispirazioni dietro la sua interpretazione di Paul Atreides.
“Quello che credo si veda alla fine del secondo, e per tutto il terzo, sei tu in Interstellar, Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro, Marlon Brando in Apocalypse Now e cose del genere”, ha detto Chalamet, prima di correggersi con un sorriso: “Anzi, aspetta, lasciami riformulare tutto! Non posso mettermi nella stessa barca. Diciamo solo che sono grandi film in cui potresti infilare qualcosa di nascosto…una palla curva”.
Un’altra fonte di ispirazione è stato Oscar Isaac, che nel primo film ha interpretato Leto Atreides, padre di Paul. “Ha trattato la cosa in modo shakespeariano, interpretandola con intensità e senza preoccuparsi troppo”, ha raccontato Chalamet. Guardare Isaac lo ha incoraggiato a concedersi “più libertà che mai”.
Riflettendo sulla sua esperienza nei primi due film, Chalamet ha confessato di essersi sentito inizialmente intimidito: “Nel primo Dune mi sono sentito un po’ spiazzato dal futurismo. Venivo da film molto più naturalistici come Beautiful Boy e Chiamami col tuo nome, quindi era enorme e intimidatorio. Ma soprattutto nel terzo film, tutte le scene spettacolari sullo schermo derivano dalla libertà di movimento e di scelta. Con Denis abbiamo trovato davvero un buon ritmo. È il film più inquietante della trilogia. È un grande cambiamento”.
Chalamet ha anche parlato della tecnologia fantascientifica che ha incontrato sul set. “Nel primo Dune avevamo una sequenza con un ornitottero che ho avuto modo di ripetere nel terzo, ma questa volta ero molto più preparato”, ha spiegato. “In Dune 3, a differenza del primo film, sono arrivato presto e ho studiato il pannello di controllo: ogni sorta di geroglifici e cose irreali. Volevo capire a cosa serviva ogni pulsante e inventarmi una dinamica”.
L’attore ha descritto l’esperienza sul set come intensa e sacra: “La mazza era incandescente durante le riprese di Dune: Parte 3. Dopo i miei ruoli in Marty Supreme e A Complete Unknown, entrambi nominati all’Oscar, non volevo adagiarmi su un singolo momento. Tutto era sacro, ed era la mia ultima volta in un film di Dune, quindi ho voluto davvero trattarlo come tale. Mi sono concentrato più che mai sul terzo film, cercando di contrastare lo slancio naturale per renderlo speciale”.






