Satira pungente di Ruben Östlund: Triangle of Sadness smonta privilegi e apparenze in un racconto che ribalta ogni gerarchia sociale.
Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, Triangle of Sadness di Ruben Östlund, presentato in anteprima italiana alla 15esima Festa del Cinema di Roma e uscito nelle sale il 27 ottobre 2022, si impone come una delle satire cinematografiche più audaci degli ultimi anni. Il film, la cui sceneggiatura grazie a Deadline potete leggere cliccando qui: TRIANGLE OF SADNESS, mette in scena un racconto che smantella con precisione chirurgica ruoli sociali, stereotipi di genere e barriere di classe, portando lo spettatore in un territorio dove nulla resta stabile e ogni gerarchia è destinata a crollare.

La storia prende avvio da una coppia di modelli, Carl e Yaya, incarnazioni della bellezza ipercontemporanea, costretti a navigare un mondo in cui l’immagine è valuta e condanna. La loro partecipazione a una crociera di lusso insieme a un assortito gruppo di ultraricchi rappresenta il trampolino perfetto per l’indagine sociale orchestrata da Östlund: il comandante marxista interpretato da Woody Harrelson, gli industriali dalla morale ambigua, gli influencer che vivono filtrando la realtà attraverso il proprio smartphone. Tutto appare patinato, armonioso, quasi “instagrammabile”, almeno fino all’arrivo di un evento catastrofico che ribalta ogni certezza e libera il film dal registro della commedia per condurlo nel terreno della satira più feroce.
Accolto a Cannes con applausi a scena aperta, Triangle of Sadness conferma la capacità del regista svedese di costruire narrazioni che osservano il comportamento umano come un esperimento collettivo. Dopo The Square, Östlund firma un’altra Palma d’Oro intrecciando umorismo, disagio e lucidità sociologica.
Emblematica è la spiegazione del titolo: quel “triangolo della tristezza” individuato dai chirurghi estetici tra le sopracciglia, simbolo delle ansie e delle battaglie che la vita imprime sul volto. Östlund lo utilizza come metafora di un’epoca ossessionata dall’apparenza, in cui ogni imperfezione è percepita come una debolezza da correggere. La sceneggiatura riflette pienamente questo concetto, mostrando come i suoi protagonisti cerchino disperatamente di mantenere una forma, un ruolo, un’immagine che li protegga, finché il caos non rivela quanto siano fragili le strutture su cui si regge il loro mondo.
In questo percorso narrativo, la scrittura si distingue per l’ironia tagliente, la costruzione episodica e la capacità di far emergere verità scomode attraverso situazioni paradossali. Triangle of Sadness non offre risposte, ma mette a nudo il bisogno umano di apparire, comandare, sopravvivere – ricordandoci, con spietata eleganza, quanto tutto possa svanire in un attimo.





