Wildwood - I segreti del bosco proibito

WILDWOOD – I segreti del bosco proibito, recensione: dove finiscono i sentieri, comincia la magia

Travis Knight ci porta in una foresta incantata con Wildwood, una fiaba in stop-motion tra misteri, avventura e scoperta di sé.

Ci sono luoghi in cui ci si avventura senza sapere cosa si troverà, e dai quali si torna inevitabilmente diversi, proprio come nella foresta di Wildwood – I segreti del bosco proibito, il nuovo film in stop-motion di Travis Knight, che trasforma un viaggio alla ricerca di qualcuno che si ama in una fiaba sul coraggio, sulla crescita e sulla scoperta di sé. Tra creature sorprendenti, pericoli inattesi e un mondo che sembra obbedire a regole tutte sue, la storia prende forma intorno a una paura profondamente umana: quella di dover affrontare qualcosa per cui non ci si sente ancora pronti.

Tratto dal romanzo Wildwood di Colin Meloy, illustrato da Carson Ellis e adattato per il grande schermo da Chris Butler, il film, Evento Speciale Fuori Concorso alla ventiquattresima edizione di Alice nella Città, arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre 2026, distribuito da Notorious Pictures, riportando Knight all’animazione dopo Kubo e la spada magica, suo esordio alla regia nel 2016.

Al centro del racconto c’è Prue, una ragazza costretta a inoltrarsi nel bosco proibito ai margini di Portland, in Oregon, per salvare il fratellino rapito da uno stormo di corvi. Ad accompagnarla è Curtis Mehlberg, un compagno di scuola maldestro ma leale, con cui dovrà imparare a orientarsi in una realtà popolata da animali parlanti, personaggi ambigui e comunità attraversate da conflitti che minacciano il futuro dell’intera Wildwood.

Quella che nasce come una disperata missione di salvataggio si allarga così fino a diventare un’avventura in cui il pericolo non è soltanto qualcosa da cui difendersi, ma anche un’occasione per mettere in discussione le proprie certezze, imparando a conoscere parti di sé che, fino a quel momento, non si era mai stati costretti ad affrontare.

Crescere, scegliere e trovare il proprio posto nel mondo

C’è qualcosa di profondamente fiabesco nell’idea di attraversare un bosco senza sapere dove porterà il sentiero: è uno spazio che attira e inquieta, nel quale ci si può perdere e in cui ciò che sembra impossibile diventa improvvisamente reale. In Wildwood, la foresta assume proprio questa funzione: separa Prue dalla sua vita abituale e la costringe a confrontarsi con un mondo di cui ignora le regole. Il suo fascino, però, non sta soltanto nelle creature che lo popolano o nei pericoli che nasconde, ma anche nella possibilità di scoprire qualcosa di sé lontano dalle sicurezze con cui è cresciuta.

Prue non sceglie di partire per curiosità o per il desiderio di vivere un’esperienza straordinaria: è il rapimento del fratellino a costringerla ad agire, senza lasciarle il tempo di prepararsi. La sua crescita risulta così più spontanea e credibile, perché non è un’eroina già pronta ad affrontare qualsiasi ostacolo, ma una ragazza che scopre le proprie capacità nel corso della missione. La paura resta e le difficoltà non si fanno meno complesse, ma Prue impara a muoversi nell’incertezza, accettando di non poter prevedere ogni conseguenza delle proprie scelte.

L’attraversamento della foresta diventa così una rappresentazione concreta del passaggio dall’infanzia all’adolescenza: crescere significa accorgersi che le certezze di prima non bastano più e che non sempre c’è qualcuno pronto a risolvere i problemi al nostro posto. Prue si trova quindi a prendere decisioni senza poter contare su risposte sicure, e il suo coraggio non consiste nell’assenza di esitazioni, ma nella disponibilità ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

A dare una dimensione più intima a questo percorso è il legame con il fratello. Prue affronta i pericoli della foresta perché non può accettare di lasciarlo solo, e il suo affetto diventa un punto fermo mentre tutto il resto cambia. La missione non nasce dal desiderio di gloria o dalla volontà di dimostrare qualcosa agli altri, ma dal bisogno di proteggere qualcuno che ama. Questa motivazione, dà alla componente fantastica un centro emotivo riconoscibile e rende comprensibili i rischi che la protagonista è disposta ad affrontare.

La responsabilità che Prue si assume, tuttavia, non significa dover essere sempre forte o riuscire ad affrontare ogni difficoltà da sola, e il viaggio le mostra che il coraggio non basta sempre a superare gli ostacoli e che, in alcune situazioni, è necessario affidarsi anche agli altri. La sua indipendenza non consiste quindi nel fare tutto da sé, ma nel trovare un equilibrio tra ciò che può affrontare da sola e ciò per cui ha bisogno di aiuto. In questo senso, la sua esperienza mostra che crescere non significa smettere di avere paura o non avere più bisogno degli altri, ma imparare a riconoscere le proprie possibilità e i propri limiti.

Ed è qui che entra in gioco Curtis, che accompagna Prue senza incarnare il classico modello intraprendente e sicuro di sé. La sua goffaggine e la sua lealtà lo distinguono infatti dalle figure che sembrano avere sempre la risposta pronta, a dimostrazione che non occorre essere impavidi o particolarmente abili per rivelarsi importanti nella vita di qualcuno, poiché anche chi è incerto o impacciato può trovare il modo di essere d’aiuto restando al fianco degli altri.

Il rapporto con Curtis permette quindi a Prue di guardare le difficoltà da un altro punto di vista. La sua determinazione la spinge ad andare avanti, ma il viaggio le insegna che non esiste un solo modo per affrontare gli ostacoli, e anche chi è impacciato o insicuro può rivelarsi un compagno prezioso, grazie alla propria lealtà e alla disponibilità ad aiutare gli altri. La loro amicizia mostra così come crescere significhi anche imparare a riconoscere il valore di chi ci sta accanto.

In questo quadro, la foresta non è un semplice sfondo, gli animali parlanti, i banditi e le diverse comunità che la abitano, infatti, danno vita a un mondo con una propria storia e regole indipendenti dalla presenza della protagonista. In Wildwood, la meraviglia convive con il pericolo e la natura è tutt’altro che idealizzata, ed entrando in questo luogo da estranea, Prue deve imparare a conoscerlo senza affidarsi alle regole della realtà da cui proviene.

La foresta non è qualcosa da conquistare o da piegare alla propria volontà, ma un mondo tutto da esplorare, con dinamiche da comprendere e che coinvolgono l’intera Wildwood e il destino dei suoi abitanti. Il viaggio porta Prue a guardare oltre il proprio obiettivo e a comprendere come gli equilibri della foresta dipendano dalle relazioni tra chi la abita e possano essere compromessi quando gli interessi personali prendono il sopravvento.

Ma a influenzare le scelte dei personaggi sono anche il dolore e l’ambizione, poiché se la sofferenza può spingere a cercare vendetta,  la volontà di cambiare le cose può trasformarsi nel desiderio di imporre la propria volontà sugli altri. Le ragioni che spingono ad agire, però, non giustificano sempre le conseguenze: il desiderio di vendetta, per esempio, può nascere da una ferita reale, ma finire per provocare altra sofferenza, mentre anche le intenzioni più nobili possono condurre a conseguenze dannose quando si smette di considerare il punto di vista degli altri.

Prue scopre così che le situazioni non sono sempre ciò che sembrano e che ogni scelta può avere conseguenze che vanno oltre le sue intenzioni. La sua crescita passa quindi non soltanto attraverso il coraggio necessario per affrontare l’ignoto, ma anche attraverso la capacità di guardare oltre le apparenze e comprendere ciò che la circonda.

La magia della stop-motion

La stop-motion è uno degli elementi che rendono Wildwood – I segreti del bosco proibito un’esperienza visivamente affascinante. La materialità dei personaggi e degli ambienti conferisce alla foresta una consistenza particolare, dando corpo a un immaginario fiabesco che trova nella cura delle forme e dei dettagli una delle sue caratteristiche più suggestive. Ma il film non si limita a sfruttare le potenzialità della tecnica per costruire un mondo incantato: non ha paura di mostrare anche gli aspetti più crudi della storia, lasciando emergere un lato più oscuro che contrasta con la dimensione fiabesca del racconto.

È proprio questa convivenza tra meraviglia e durezza a rendere l’immaginario di Wildwood interessante. La delicatezza visiva della stop-motion non addolcisce necessariamente ciò che viene mostrato, anzi, la consistenza concreta delle immagini può rendere alcuni momenti ancora più incisivi. Il fantastico perde così ogni connotazione esclusivamente rassicurante e lascia spazio a un mondo in cui la bellezza può convivere con la violenza, senza che l’una cancelli l’altra.

La tecnica diventa quindi parte integrante dell’identità del film, contribuendo a definire un’atmosfera che non si accontenta di stupire, ma sa anche inquietare. È una scelta che arricchisce la dimensione visiva dell’opera e ne rafforza il carattere, dimostrando come l’animazione possa rivolgersi anche a un immaginario più ruvido e adulto, senza rinunciare alla forza evocativa della fiaba.

Una fiaba che guarda oltre l’avventura

Wildwood – I segreti del bosco proibito riesce a tenere insieme un immaginario ricco di sfumature, senza separare l’avventura dalle emozioni che la attraversano. Dalla foresta popolata da creature sorprendenti al conflitto che coinvolge un’intera comunità, fino al percorso di una protagonista che si ritrova a crescere proprio quando vorrebbe soltanto riportare a casa il fratello, il film costruisce un racconto che va oltre i confini della fiaba tradizionale.

Una storia capace di parlare a chi ricorda quanto sia difficile affrontare qualcosa per la prima volta, quando la paura di sbagliare si mescola al desiderio di dimostrare a se stessi di potercela fare. Un’avventura che trova nella ricchezza del suo immaginario e nella sensibilità del racconto la propria forza, trasformando le pagine di Colin Meloy in un’esperienza cinematografica coinvolgente ed emozionante. Perché, a volte, per capire dove si vuole andare bisogna prima ritrovarsi in un luogo in cui non si sa più come orientarsi.

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Emanuela Giuliani

Il Voto della Redazione:

8


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