Artificial di Luca Guadagnino

Andrew Garfield, il ruolo in Artificial che potrebbe portarlo all’Oscar

Andrew Garfield potrebbe puntare all’Oscar per Artificial, il film di Luca Guadagnino lo vede nei panni di Sam Altman.

Andrew Garfield potrebbe aver trovato in Sam Altman il personaggio capace di portarlo finalmente sul palco degli Oscar. In Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino, l’attore interpreta il cofondatore e CEO di OpenAI con un approccio che ricorda quello con cui Anthony Perkins trasformò Norman Bates in uno dei personaggi più inquietanti e affascinanti della storia del cinema. Altman appare inizialmente rassicurante, ma lascia emergere poco alla volta un lato più oscuro.

Il paragone con Psycho non è casuale. L’Academy assegnò al film, nel 1960, quattro candidature alla 33ª edizione degli Oscar, ma nessuna andò ad Anthony Perkins. Alfred Hitchcock ricevette la sua quinta e ultima candidatura come miglior regista, mentre Janet Leigh fu candidata come miglior attrice non protagonista per Marion Crane. Perkins rimase fuori dalla corsa nonostante avesse trasformato Norman Bates in uno dei cattivi più memorabili del cinema. L’American Film Institute lo ha collocato al secondo posto tra i più grandi villain della storia del cinema, dietro Hannibal Lecter.

È questo il modello a cui sembra guardare Garfield in Artificial, la commedia drammatica dark scritta da Simon Rich. Presentato in anteprima al New York Film Festival e accolto con entusiasmo, il film racconta i cinque giorni del novembre 2023 durante i quali il consiglio di amministrazione di OpenAI licenziò il proprio CEO, assistette alla minaccia di sciopero di oltre 700 dipendenti e infine gli restituì il posto.

Guadagnino e Rich trasformano quella crisi in una riflessione sul rapporto tra tecnologia, potere e intelligenza artificiale. Il film suggerisce che quei cinque giorni rappresentarono un’occasione per provare a frenare lo sviluppo dell’IA, sacrificata però al denaro e all’ego di alcuni dei protagonisti della Silicon Valley. Sullo sfondo resta una domanda che riguarda anche il presente, mentre termini come “superintelligenza” diventano sempre più familiari.

Artificial è così uno dei titoli da tenere d’occhio nella stagione degli Oscar. Per Guadagnino rappresenta il miglior film dai tempi di Chiamami col tuo nome, mentre Garfield e Yura Borisov offrono le due interpretazioni centrali.

Nel ruolo di Altman, Garfield riprende soprattutto la lezione di Perkins. Come lui, costruisce un personaggio che all’inizio appare innocuo e persino rassicurante. Parla a bassa voce, ascolta con attenzione e mantiene un atteggiamento controllato. Poi, per un istante, qualcosa cambia nel suo sguardo. Sono piccoli segnali che lasciano intravedere un lato più inquietante di Altman e che acquistano significato man mano che la storia procede.

La struttura del film contribuisce a questo effetto. Nelle prime fasi il racconto segue Ilya Sutskever, interpretato da Borisov, mentre Altman entra pienamente nella vicenda dieci anni dopo. È anche per questo che Neon, come riportato da Variety, ha candidato Borisov come protagonista e Garfield come attore non protagonista.

Borisov, già candidato all’Oscar per Anora nel 2024, offre una prova intensa e misurata. Nel cast ci sono anche Cooper Hoffman, nel ruolo di Greg Brockman, e Monica Barbaro, nei panni di Mira Murati.

La categoria degli attori non protagonisti ha spesso premiato personaggi ambigui o villain carismatici, da Javier Bardem in Non è un paese per vecchi a Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro e Christoph Waltz in Bastardi senza gloria. Più recentemente, Robert Downey Jr. ha vinto per Oppenheimer e Sean Penn per One Battle After Another.

Garfield arriva alla corsa anche con una storia personale favorevole: ha già ricevuto due nomination come miglior attore, per Hacksaw Ridge e Tick, Tick… Boom!, senza mai vincere. A queste si aggiunge la mancata candidatura per The Social Network, nonostante la nomination ai Golden Globe per il ruolo di Eduardo Saverin.

A rendere il film ancora più interessante è anche la sua attualità. Altman è ancora al centro dell’industria raccontata da Artificial, mentre Hollywood continua a confrontarsi con il peso crescente dell’intelligenza artificiale. In questo contesto si inserisce anche la decisione di Amazon MGM di ritirare il film a giugno, mesi dopo che la sua società madre aveva investito 50 miliardi di dollari in OpenAI. Data la qualità del lavoro di Guadagnino, è difficile non leggere quella scelta anche in chiave politica.

Neon, invece, ha accolto il progetto e potrebbe sostenerlo nella corsa al miglior film. La società ha già conquistato la statuetta con Parasite e Anora e potrebbe puntare quest’anno anche su Artificial, insieme al vincitore della Palma d’Oro Fjord e alle altre anteprime di Cannes All of a Sudden, Clarissa e Paper Tiger.

Psycho si conclude con il sorriso di Perkins e Artificial con quello di Garfield. Resta da vedere se quell’espressione tornerà sul volto dell’attore sul palco del Dolby Theatre.

Artificial verrà presentato al BFI London Film Festival prima di arrivare in alcune sale cinematografiche il giorno di Natale, per poi essere distribuito in un numero maggiore di sale a gennaio.


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