Backrooms Kane Parson

Backrooms: il regista Kane Parsons racconta spazi, cinema e visione creativa

Il regista Kane Parsons racconta Backrooms, tra spazi liminali, paura creativa e controllo della sua visione tra YouTube e cinema.

Il regista di Backrooms, il ventenne Kane Parsons, già creatore dell’omonima web serie, come riportato da Variety, ha raccontato il progetto in modo approfondito, soffermandosi sia sulla genesi del film sia sulle difficoltà creative e produttive che ha affrontato.

Backrooms è tra gli eventi cinematografici più particolari dell’anno, distribuito da A24, ha già registrato ottimi risultati nelle anteprime, candidandosi a uno dei maggiori successi della casa di produzione.

La storia segue Clark (Chiwetel Ejiofor), un negoziante di mobili che scopre un passaggio segreto verso un labirinto infinito di stanze anonime. Quando scompare, la sua terapista, la dottoressa Mary Kline (Renate Reinsve), si addentra a sua volta in questo spazio inquietante per ritrovarlo, mentre la realtà inizia progressivamente a deformarsi.

Parsons ha svelato come tutto è iniziato: dalla proposta arrivata quando aveva appena 16 anni, fino alla costruzione di un universo narrativo nato inizialmente su YouTube e poi evoluto in un film. Fin dall’inizio, spiega, aveva in mente una struttura ampia e seriale, influenzata da opere capaci di svilupparsi nel tempo e alimentare la curiosità del pubblico.

Sul piano creativo, il regista sottolinea come la versione online fosse anche una soluzione “necessaria”, vista la quasi totale assenza di budget: l’uso di strumenti accessibili come Blender gli ha permesso di costruire un immaginario coerente, sfruttando limiti tecnici trasformati in stile. L’obiettivo, però, è sempre stato quello di andare oltre la superficie del found footage, concentrandosi sui personaggi e sulla loro interiorità, che finisce per dare significato agli spazi stessi.

Parsons ammette anche le sue iniziali paure rispetto all’industria: teme di vedere la sua idea “snaturata” da logiche produttive. Per questo ha proceduto con cautela, circondandosi di collaboratori legali e creativi prima di accettare accordi con realtà come Atomic Monster, 21 Laps e infine A24. Col tempo, rivela, molte di quelle preoccupazioni si sono attenuate grazie a partner che hanno rispettato la sua visione.

Durante la produzione, il controllo creativo è rimasto un tema centrale. Il regista descrive il processo come un equilibrio continuo tra compromessi e difesa dell’identità del progetto, fino a ritmi estremi di lavoro e una partecipazione quasi totale a ogni dettaglio. Tuttavia, riconosce che la collaborazione è stata essenziale per portare a termine il film.

Uno degli elementi chiave dell’opera è il fascino degli “spazi liminali”. Secondo Parsons, queste ambientazioni colpiscono perché evocano frammenti di memoria vaga e non contestualizzata: luoghi familiari ma svuotati di significato, spesso legati all’infanzia o a immagini anonime trovate online. È proprio questa ambiguità a generare inquietudine, perché permette allo spettatore di proiettare le proprie emozioni e paure.

Il regista sottolinea inoltre l’interesse del pubblico nel decifrare ogni dettaglio e costruire teorie: un aspetto che ha tenuto in grande considerazione fin dalla scrittura, inserendo livelli di lettura e indizi pensati per essere esplorati nel tempo, senza però sacrificare la componente emotiva.

Per quanto riguarda l’estetica del mondo esterno, Parsons cita influenze che vanno da Breaking Bad a Better Call Saul, fino a The Truman Show. Anche il paesaggio è costruito con grande attenzione, mescolando ricordi personali della sua infanzia in California con un senso deliberato di irrealtà.

Infine, sul futuro della saga, il regista chiarisce di non voler abbandonare YouTube: lo considera ancora uno spazio creativo fondamentale. Backrooms è pensato come un universo più ampio del film stesso, e questa prima opera cinematografica rappresenta solo un punto di accesso a sviluppi futuri, ancora in fase di definizione.

In sintesi, Parsons dice che Backrooms è come un progetto ibrido, nato dal web e cresciuto nel cinema, costruito sull’equilibrio tra immaginazione personale, collaborazione industriale e un forte coinvolgimento del pubblico nella sua interpretazione.


Pubblicato

in

da

Tag: