Il 79° Festival di Cannes si è chiuso tra riflessioni sul futuro del cinema, con Sebastian Stan e Tilda Swinton protagonisti della Croisette.
Il 79esimo Festival di Cannes si è chiuso sabato 23 maggio tra riflessioni sul futuro del cinema, nuovi talenti e grandi trasformazioni artistiche. Tra i protagonisti degli ultimi giorni sulla Croisette, come riportato da Deadline, si sono distinti Sebastian Stan e Tilda Swinton, due figure molto diverse ma accomunate dalla stessa fiducia nel potere del cinema di raccontare il presente.
Sebastian Stan continua a dimostrare di appartenere a quella rara categoria di attori capaci di usare la propria notorietà per sostenere progetti coraggiosi e impegnati. A Cannes ha presentato Fjord, il film di Cristian Mungiu che ha conquistato la Palma d’Oro, affrontando temi delicati come l’intolleranza religiosa, l’immigrazione e la violenza sui minori.
Per il ruolo, Stan si è completamente trasformato: capelli rasati e un aspetto volutamente dimesso lo rendono quasi irriconoscibile. Nel film interpreta un padre rumeno che si trasferisce con la moglie e i cinque figli nella cittadina norvegese d’origine di lei. La loro fede cristiana suscita diffidenza nella comunità locale e la famiglia viene accusata di maltrattamenti, con i bambini affidati ai servizi sociali.
L’attore ha definito “coraggiosa” la scelta della giuria di premiare un’opera che parla di divisioni, estremismi e incapacità di ascolto reciproco. Secondo Stan, il cuore del film è il dubbio: non come debolezza, ma come capacità di mettere in discussione le proprie convinzioni e riconoscere che potremmo sbagliarci sugli altri.
Il tema lo tocca anche personalmente. Trasferitosi negli Stati Uniti dalla Romania all’età di dodici anni, racconta di essersi identificato profondamente nei figli della famiglia protagonista: bambini sospesi tra due culture e alla ricerca di accettazione.
Dopo l’esperienza nell’universo Marvel, Stan si prepara ora a entrare nel mondo DC. Questa estate sarà a Londra per le riprese di The Batman: Part II di Matt Reeves, dove interpreterà Harvey Dent, destinato a trasformarsi nel celebre Due Facce. L’attore ha raccontato di essere emozionato e nervoso all’idea di affrontare il personaggio, soprattutto per il lavoro fisico e visivo legato alla sua deformazione.
Reduce anche dalla candidatura all’Oscar per The Apprentice, in cui interpretava un giovane Donald Trump, Stan sembra ormai orientato verso personaggi complessi e film dal forte impatto sociale.
Se alcuni critici hanno definito questa edizione di Cannes una delle più deboli degli ultimi anni, e Tilda Swinton non potrebbe essere più in disaccordo. L’attrice premio Oscar, che ha consegnato la Palma d’Oro a Fjord, ha respinto con decisione queste valutazioni durante una conversazione sulla spiaggia del Majestic.
Per la Swinton, i film presentati quest’anno sono stati “significativi e specifici”, capaci di affrontare il tema della diversità in un momento storico in cui, sostiene, l’argomento sembra diventato quasi un tabù nella cultura mainstream. Ogni opera in concorso, secondo lei, non si limita a riflettere il presente, ma immagina anche ciò che il mondo potrebbe diventare con maggiore impegno e consapevolezza.
L’attrice si mostra ottimista anche sul futuro del cinema. Nei suoi viaggi, racconta di aver notato come molti giovani siano sempre più attratti dall’esperienza collettiva della sala cinematografica e desiderino condividere i film e discuterne insieme, invece di limitarsi alla visione domestica in streaming.
Secondo la Swinton, il cinema ha sempre saputo adattarsi alle trasformazioni tecnologiche: dall’arrivo del sonoro alla televisione, dal DVD allo streaming. Anche l’intelligenza artificiale, a suo avviso, non rappresenta necessariamente una minaccia definitiva. Il vero rischio nasce soltanto quando si producono opere stereotipate e prive di originalità.
“Finché realizzeremo film che potrebbero essere creati anche dall’IA, saremo nei guai”, osserva. “Ma opere come quelle premiate questa sera sono troppo umane, troppo complesse e troppo legate all’esperienza reale per essere sostituite.”
Swinton ha anche parlato della sua mostra itinerante Tilda Swinton – Ongoing, dedicata alle collaborazioni artistiche con registi come Luca Guadagnino, Jim Jarmusch, Pedro Almodóvar e il compianto Derek Jarman. Una carriera costruita sempre all’insegna della libertà creativa, la stessa che continua a incarnare ancora oggi.
La notte della chiusura del festival è poi proseguita fino all’alba tra incontri, celebrazioni e nuovi talenti. Tra questi il giovane Emmanuel Macchia, premiato come miglior attore insieme a Valentin Campagne per Coward. Fino a poco tempo fa studiava architettura del paesaggio e non aveva mai recitato professionalmente. Ora agenti e produttori gli ruotano attorno, mentre lui continua a ripetere di non riuscire ancora a credere alla vittoria.
Ed è forse proprio questo il senso più autentico di Cannes: il luogo in cui convivono leggende del cinema, giovani esordienti e la speranza ostinata che il grande schermo abbia ancora qualcosa di importante da raccontare.






