Disney con la rivisitazione in live-action Oceania non convince e rischia di perdere fino a 125 milioni di dollari.
Dopo aver promesso una strategia fondata sulla qualità più che sulla quantità, la Disney sembra essere ricaduta nel problema dello sfruttamento eccessivo dei suoi franchise di maggior successo. Il remake live-action di Oceania, nonostante le grandi aspettative, ha debuttato con 95 milioni di dollari nel mondo, di cui 43 milioni tra Stati Uniti e Canada, un risultato sotto le attese.
Secondo diverse fonti del settore, il film, come riportato da Deadline, con Dwayne Johnson, nei cinema italiani dal 19 agosto, potrebbe chiudere il primo ciclo nelle sale con perdite tra i 100 e i 125 milioni di dollari, sulla base di un incasso globale stimato intorno ai 250 milioni. Un duro colpo per un progetto pensato come blockbuster estivo e come nuova espansione di un franchise già molto redditizio: i due film d’animazione di Oceania hanno infatti generato oltre un miliardo di dollari al botteghino, oltre a importanti ricavi da merchandising, musica e streaming.
A differenza del live-action di Biancaneve, arrivato con 87 milioni di dollari globali ma segnato dalle polemiche sulla produzione e dalle dichiarazioni di Rachel Zegler, Oceania non ha avuto controversie durante il lancio. Il film era inoltre sostenuto da una forte campagna promozionale: il primo trailer aveva raccolto 182 milioni di visualizzazioni nelle prime 24 ore, diventando il secondo trailer live-action Disney più visto di sempre, esclusi Marvel e Lucasfilm.
Il problema principale sembra essere stato il tempismo. Il remake è arrivato meno di due anni dopo il successo di Oceania 2, che aveva superato il miliardo di dollari al botteghino. Per molte famiglie il ritorno al cinema dello stesso universo narrativo è sembrato troppo ravvicinato, soprattutto considerando il costo dei biglietti e il futuro arrivo su Disney+.
A peggiorare la situazione è stato un calendario particolarmente affollato per i film familiari, con titoli come Minions & Monsters e Toy Story 5. La Disney si è trovata così a competere con se stessa, con Toy Story 5 capace di superare Oceania in mercati importanti come Messico e Brasile.
Anche i costi hanno pesato sul risultato finale. La produzione è costata circa 250 milioni di dollari, a cui si aggiungono circa 145 milioni per la promozione globale. La lavorazione ha richiesto sei mesi di riprese tra Hawaii e Georgia, oltre 2.000 inquadrature con effetti visivi e circa 60 settimane di post-produzione.
Secondo diversi osservatori, anche il marketing non è riuscito a offrire qualcosa di realmente nuovo rispetto ai film animati. Molti spettatori hanno percepito il remake come troppo simile all’originale, criticando l’uso della CGI, la fotografia poco vivace e alcuni elementi estetici come la parrucca di Maui interpretato da Johnson.
Il regista Thomas Kail ha scelto di mantenere una forte fedeltà al film originale, evitando nuovi numeri musicali o grandi modifiche narrative. L’unico nuovo brano inserito è Along the Way, mentre nei titoli di coda compare una canzone firmata da Lin-Manuel Miranda.
Nonostante il risultato al botteghino, Disney resta fiduciosa grazie alla risposta del pubblico: il film ha ottenuto un CinemaScore A- e un gradimento del 90% su Rotten Tomatoes, superiore a quello dei due capitoli animati. Lo studio punta anche sul pubblico femminile, che rappresenta circa il 66% degli spettatori.
La domanda resta quindi aperta: il problema è davvero il film o la scelta di riportare Oceania sul grande schermo troppo presto? Per molti analisti, il remake è stato penalizzato soprattutto da una combinazione di tempismo sbagliato, costi elevati e possibile stanchezza del pubblico verso franchise riproposti troppo rapidamente.






