John Malkovich minimizza le voci sugli Oscar per Wild Horse Nine e ribadisce di non avere intenzione di smettere di recitare.
John Malkovich preferisce non lasciarsi coinvolgere dall’entusiasmo che già circonda Wild Horse Nine e dalle possibili prospettive del film nella prossima stagione dei premi, e di fronte a una domanda su un’eventuale candidatura agli Oscar, mantiene un profilo basso, sottolineando che ciò che conta davvero per lui è il successo del film e il lavoro condiviso con il resto del cast e della troupe.
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Il film, un dramma dai toni cupi e comici diretto da Martin McDonagh, è stato presentato in anteprima all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, e vede Malkovich interpretare un agente della CIA che si trova a fare un bilancio della propria vita.
Nel corso di una carriera lunga decenni, segnata da film come Le relazioni pericolose, Essere John Malkovich, Nel centro del mirino e L’impero del sole, l’attore ha ricevuto due candidature agli Oscar, senza però riuscire a conquistare la statuetta. A tal proposito durante la conferenza stampa di Wild Horse Nine, gli è stato chiesto se avesse già cominciato a preparare il suo discorso di ringraziamento.
“È incredibilmente gentile da parte tua”, ha risposto Malkovich. “Ho avuto una lunga carriera e collaborazioni straordinarie con sceneggiatori, registi e attori. Non mi sono mai sentito in competizione con nessuno di loro. Per me è una cosa molto bella. Ma la cosa più bella è che il film stia ricevendo attenzione. E il film ha diversi interpreti straordinari, è scritto e diretto magnificamente. Questo è ciò che conta per me”.
Scritto e diretto da McDonagh, Wild Horse Nine, con nel cast anche Sam Rockwell e Steve Buscemi, è una commedia nera ambientata negli anni ’70, che racconta la storia di due agenti della CIA, interpretati da Malkovich e Rockwell, inviati sull’Isola di Pasqua poco prima del colpo di Stato militare cileno che portò alla caduta del presidente socialista Salvador Allende.
McDonagh ha spiegato di considerare il cinema uno strumento per “mettere in discussione l’autorità e ciò che ci viene detto”. “Mi interessa scoprire la verità su ciò che la CIA ha fatto negli ultimi 50 anni e sulle cose terribili che ha commesso in tutto il mondo”, ha dichiarato il regista, citando gli eventi in Guatemala, Congo e nella Baia dei Porci. “È un argomento di cui non si parla abbastanza. Sappiamo com’è il KGB, ma non mettiamo in discussione l’attività della CIA quanto dovremmo”.
Malkovich ha invece definito i personaggi interpretati da lui e da Rockwell come “due idioti”, spiegando anche che accettare il ruolo è stata una “decisione facile”.
“Mi erano stati inviati un paio di testi scritti da Martin, che non avevo potuto prendere in considerazione a causa di altri impegni”, ha raccontato l’attore. “Quando si è presentata questa opportunità, ho deciso che l’avrei accettata senza esitazione. Per fortuna, non c’era nulla che me lo impedisse”.
Wild Horse Nine concorre per il Leone d’Oro, e per McDonagh si tratta di un ritorno al Lido, dopo le anteprime veneziane dei suoi due film precedenti, The Banshees of Inisherin del 2022 e Three Billboards Outside Ebbing, Missouri del 2017. Entrambi hanno poi avuto un percorso importante nella stagione degli Oscar. Three Billboards ha conquistato due statuette, assegnate a Sam Rockwell e Frances McDormand. Considerato il precedente percorso dei film di McDonagh, anche Wild Horse Nine potrebbe quindi entrare nel vivo della stagione dei premi.
Per Malkovich, però, gli Oscar non sembrano essere il punto centrale. L’attore, che ha 72 anni, ha chiarito di non avere alcuna intenzione di smettere di recitare.
“Ho fatto ciò che amo per tutta la vita. E intendo continuare a farlo”, ha detto. “Non ho intenzione di andare in pensione perché penso che mi manderanno in pensione quando sarà il momento. Mi sembra il corso naturale delle cose”.






