Perché i Minions parlano così e come Pierre Coffin ha inventato il Minionese tra voce alterata, semitoni e parole di tante lingue.
Non è un caso se i Minions parlano così, e la loro lingua nasce da un’idea molto più semplice di quanto sembri. Pierre Coffin, che ha doppiato quasi tutti i Minion fin dalla loro prima apparizione in Cattivissimo me del 2010, ha spiegato che quella voce è in realtà la sua, poi trasformata alzandola di sei semitoni. Per ottenere quel risultato non si limita a registrare: le battute vengono incise a una certa velocità e solo dopo rielaborate con un software che le rende più acute e “accelerate”.
Coffin racconta anche che, nonostante sia la sua voce, non riesce a imitarli spontaneamente. Il motivo è che il risultato finale non è una semplice imitazione vocale, ma un processo tecnico preciso, costruito passo dopo passo in studio.
Tutto nasce durante la lavorazione del primo film. All’inizio, i Minions non dovevano nemmeno parlare davvero. Ma una battuta della sceneggiatura, in cui si capiva che li si sentiva acclamare il nome di Gru, ha cambiato le cose: significava che non potevano essere completamente muti. Da lì Coffin, come riportato da Variety, iniziò a improvvisare suoni e parole senza senso, usando la propria voce per motivi di tempismo e poi modificandola.
In quelle prime registrazioni inseriva qualche parola reale buttata qua e là, come “pancake” o “panna cotta”, perché certe parole, soprattutto con suoni “p”, gli sembravano particolarmente buffe. Il risultato, accelerato e reso più acuto, venne inviato al produttore Chris Meledandri, che capì subito che quel suono poteva funzionare così com’era.
Con il tempo, quel linguaggio è diventato qualcosa di più strutturato. Dopo il primo film, Coffin si rese conto che nelle versioni straniere il “linguaggio” dei Minion veniva talvolta tradotto, e questo secondo lui ne rovinava la magia. Per questo, nel secondo film, iniziò a inserire in modo più sistematico parole reali prese da lingue diverse: italiano, francese, spagnolo e molte altre.
Così è nato il cosiddetto “Minionese”: una lingua costruita mescolando suoni e parole da circa una dozzina di lingue, tra cui giapponese, coreano, hindi, tedesco e indonesiano. Non si tratta però di un linguaggio coerente nel senso tradizionale: conta più la musicalità che il significato. Per Coffin, infatti, “conta meno la parola e più la musica”, cioè il ritmo con cui viene pronunciata.
Molte espressioni derivano da ciò che gli sembra divertente nella vita quotidiana: parole sentite per caso, nomi curiosi o piatti internazionali come “tikka masala” o “carbonara”. Alcune scelte sono nate anche in modo del tutto casuale, come nel caso del nome “Rosamund Pike”, usato in un cortometraggio perché Coffin lo aveva appena sentito e gli era rimasto in testa.
Con il tempo, il sistema di registrazione è diventato più complesso: per mantenere qualità e intonazione, Coffin registra spesso le battute rallentate e poi le riporta al ritmo corretto tramite software, così da evitare distorsioni vocali.
Il risultato finale è una lingua che non è davvero traducibile parola per parola, ma che funziona grazie al suono, al ritmo e all’espressività. Ed è proprio questa combinazione, nata da improvvisazione, tecnologia e scelte linguistiche casuali, a dare ai Minions il loro modo di parlare così riconoscibile.






