Lizzie Borden serie

Monster: The Lizzie Borden Story, cosa è davvero successo e cosa invece è stato inventato dalla serie

10 dettagli su Monster: The Lizzie Borden Story che vengono fraintesi — e la vera storia che si cela dietro di essi.

Ci sono casi di cronaca che, anche a distanza di più di un secolo, continuano a essere raccontati e reinterpretati, e quello di Lizzie Borden è uno di questi. La nuova stagione di Monster, firmata da Ryan Murphy e Ian Brennan, prende proprio questa vicenda e la porta sul piccolo schermo, concentrandosi per la prima volta, nel franchise, sulla storia di una donna. La storia di Lizzie Borden segue infatti Lizzie, che a 32 anni nel 1893 venne processata per l’omicidio del padre Andrew e della matrigna Abby, uccisi a colpi d’ascia l’anno precedente a Fall River, nel Massachusetts. Lizzie venne assolta, ma il caso non è mai stato realmente chiarito e ancora oggi nessun’altra persona è stata accusata degli omicidi.

Nel corso del tempo però sono state avanzate ricostruzioni diverse, con elementi interpretati sia come prove della sua colpevolezza sia come elementi a sostegno della sua innocenza, e come già successo nelle stagioni precedenti di Monster, anche questa volta la serie non segue sempre alla lettera ciò che è documentato, con alcuni dettagli realmente accaduti, altri modificati, e altri ancora senza un riscontro nelle fonti storiche.

La storia di Andrew Borden che tagliava le gambe ai cadaveri sembra essere un mito

Uno degli elementi più inquietanti della serie riguarda Andrew Borden, interpretato da Charlie Hunnam. Monster lo presenta come falegname e impresario di pompe funebri e gli attribuisce una pratica particolarmente macabra: avrebbe tagliato le gambe ai cadaveri per riuscire a sistemarli in bare più piccole e quindi meno costose. Il racconto, però, sembra appartenere più alla leggenda che alla realtà.

La storia è stata ripresa nel corso degli anni da diversi libri e articoli, tra cui The Borden Murders: Lizzie Borden and the Trial of the Century, scritto da Sarah Miller e pubblicato nel 2016, che considera questa pratica una voce senza fondamento, nonostante sia riuscita a sopravvivere e a entrare nell’immaginario legato alla famiglia Borden.

Miller osserva inoltre che le persone più attente di Fall River avrebbero probabilmente riconosciuto quei racconti per quello che erano, cioè semplici pettegolezzi. La serie, comunque, riesce a utilizzare proprio questo particolare per costruire uno dei suoi momenti più divertenti.

Non ci sono prove che Bridget Sullivan abbia avuto una relazione con qualcuno della famiglia Borden

Il rapporto tra Lizzie Borden e Bridget Sullivan è un altro elemento importante della storia raccontata dalla serie. Interpretata da Vicky Krieps, Sullivan era la domestica della famiglia Borden e, nel corso degli anni, il suo legame con Lizzie ha alimentato diverse speculazioni, tra cui l’ipotesi di una relazione tra le due e un suo possibile coinvolgimento negli omicidi. Non ci sono però riscontri storici a sostegno di queste teorie, diffuse soprattutto attraverso il romanzo Lizzie di Evan Hunter, pubblicato nel 1984, e il film omonimo del 2018.

The Lizzie Borden Story introduce inoltre una vicenda che non trova riscontro nelle fonti: Sullivan viene mostrata mentre ha una relazione con Andrew Borden e rimane incinta di lui, per poi perdere il bambino a causa di un aborto spontaneo. Nella realtà, non risultano relazioni sessuali tra Sullivan e Andrew Borden o altri membri della famiglia, né elementi che indichino una sua gravidanza al momento degli omicidi.

È invece documentato che Sullivan lavorasse in una famiglia segnata da forti tensioni, soprattutto nei rapporti tra le sorelle Borden, il padre e la matrigna. Un contesto che restituisce l’atmosfera della casa, ma non conferma gli elementi aggiunti dalla serie.

L’omicidio di Bertha Manchester con l’ascia è avvenuto realmente, ma Lizzie e Sullivan non c’entravano nulla

Bertha Manchester è una persona realmente esistita e la sua morte, avvenuta a Fall River, presenta un elemento che ricorda il caso Borden: fu uccisa con un’ascia. La serie costruisce però attorno a questo delitto una storia che non ha riscontri nella realtà.

Interpretata da Linda Reiter, Bertha viene presentata come un’amica della famiglia per cui Sullivan avrebbe lavorato e che avrebbe abusato di lei. Lizzie e Sullivan decidono di ucciderla insieme e il delitto diventa, nella ricostruzione della serie, una sorta di prova prima dell’omicidio di Andrew e Abby. È Lizzie a colpirla, in una delle scene più violente, ma ci sono prove che Sullivan abbia mai lavorato per Manchester o che lei e Lizzie fossero coinvolte nella sua morte.

Viene modificata anche la vicenda dell’uomo accusato del delitto. Nella serie è un bracciante portoghese arrestato ingiustamente, mentre nella realtà si trattava di Jose Correa de Mello, che confessò l’aggressione e in seguito si dichiarò colpevole di omicidio di secondo grado, secondo quanto riportato in The Trial of Lizzie Borden.

La differenza riguarda infine la cronologia. La serie colloca la morte di Manchester prima di quella di Andrew e Abby, mentre nella realtà avvenne il 30 maggio 1893, pochi giorni prima dell’inizio del processo di Lizzie. Un giornalista del New Bedford Evening Standard respinse inoltre qualsiasi analogia tra i due casi: quello dei Borden gli sembrava frutto di un piano preparato, mentre la morte di Manchester appariva legata a una colluttazione degenerata in un improvviso impulso omicida.

L’omicidio di Andrew Borden non è stato affatto drammatico come lo fa sembrare la serie

La versione proposta da Monster trasforma la morte di Andrew in una lunga sequenza di violenza. Dopo essere rientrato a casa da una notte trascorsa con una prostituta, Andrew scopre infatti il corpo di Abby e viene aggredito da Sullivan. Riesce a reagire, affronta Lizzie e poi scappa in cantina con un’ascia conficcata nella spalla.

La situazione prosegue anche quando torna dalla cantina. Andrew minaccia Lizzie e arriva a dire che sarà lei la prima persona che ucciderà, a quel punto ha una visione della moglie Sarah, interpretata da Scarlett DeMeo, che lo porta a fermarsi abbastanza a lungo da consentire a Lizzie di colpirlo. Andrew prò non muore immediatamente, ma continua a barcollare per qualche momento, finché Lizzie non lo finisce a colpi di machete.

Le testimonianze disponibili raccontano invece un episodio molto meno movimentato. Sullivan dichiarò che Andrew era rientrato a casa quella mattina, aveva parlato brevemente con Lizzie e poi si era seduto in salotto. Quando venne trovato, il suo corpo era sul divano. Le condizioni del cadavere erano estremamente gravi. Un testimone citato nel libro Il processo a Lizzie Borden descrisse il volto di Andrew come “una massa di carne cruda”.

Non emerge quindi alcun elemento che faccia pensare alla lunga lotta rappresentata nella serie. Il dottor Seabury Bowen, che fu tra le prime persone a esaminare Andrew, dichiarò che nel salotto non sembrava essere stato spostato nulla.

Non ci sono prove che John V. Morse abbia tentato di ricattare Lizzie

John V. Morse, interpretato da Joey Pollari, era lo zio di Lizzie e si trovava nella casa dei Borden poco prima degli omicidi. In Monster viene brevemente considerato un sospettato dopo aver chiesto ad Andrew del denaro per aprire una macelleria, ma il suo alibi viene ritenuto solido. La serie gli attribuisce poi un confronto con Lizzie che non risulta dalle fonti: forte della propria esperienza come macellaio, Morse sostiene di aver capito che lei è colpevole e cerca di ottenere del denaro in cambio del proprio aiuto, minacciandola con la frase: “Finirai impiccata, Lizzie, senza il mio aiuto”. Lizzie rifiuta.

Morse aveva davvero lavorato come macellaio, come riportato dal New Bedford Evening Standard, ma non c’è traccia di un simile confronto né di un tentativo di ricatto. L’esperienza nel mestiere è quindi l’unico elemento storico ripreso dalla serie; il resto della scena è inventato.

Non è noto che Emma Borden abbia accusato Lizzie degli omicidi, né che l’abbia aggredita

Il rapporto tra Emma e Lizzie viene raccontato nella serie in modo molto più conflittuale rispetto a quanto emerge dalla documentazione disponibile. Emma, interpretata da Billie Lourd, viene mostrata mentre scopre la morte del padre, vede il suo corpo e affronta subito la sorella, e aggredendola in cucina la chiama mostro, ritienendola responsabile degli omicidi.

La stessa posizione viene mantenuta anche più avanti, quando Emma va a trovare Lizzie in prigione. Non sembra convinta della sua innocenza e arriva anche a distruggere i ciliegi che Lizzie amava, un altro episodio che non trova conferma nella storia reale.

Non ci sono prove però che Emma abbia sospettato della sorella dopo gli omicidi. Secondo quanto raccontato da Miller in The Borden Murders, Emma rimase accanto a Lizzie quando quest’ultima uscì dal tribunale mentre la giuria si ritirava per deliberare.

Il loro rapporto si deteriorò realmente, ma molti anni più tardi. Le cronache dell’epoca collegarono il litigio all’amicizia di Lizzie con Nance O’Neil e alla sua frequentazione dell’ambiente teatrale. Robertson scrisse in The Trial of Lizzie Borden che Emma lasciò nel 1905 la casa che divideva con Lizzie e che “non rivolse mai più la parola alla sorella”.

Lizzie incontrò Nance O’Neil solo più di dieci anni dopo gli omicidi

La presenza di Nance O’Neil nella storia di Lizzie viene collocata dalla serie in un momento molto diverso da quello reale. Nel secondo episodio, Lizzie assiste a una matinée di Sogno di una notte di mezza estate alla quale partecipa l’attrice. In realtà, Lizzie e O’Neil si conobbero soltanto nel 1904, a più di dieci anni dagli omicidi e dal processo che si era concluso con l’assoluzione di Lizzie.

Tra le due nacque un rapporto che Il processo a Lizzie Borden descrive come “un’amicizia stretta, seppur di breve durata”, e proprio questa vicinanza ha contribuito negli anni alle speculazioni sulla possibile attrazione di Lizzie verso le donne. Non esistono però prove definitive che Lizzie e O’Neil fossero una coppia.

O’Neil, pertanto, non ebbe alcun ruolo nella preparazione di Lizzie per il processo

La serie fa incontrare le due donne prima del processo e attribuisce a O’Neil un ruolo preciso nella preparazione di Lizzie. Nella storia raccontata da Monster, Lizzie è convinta di non avere possibilità di essere assolta, e O’Neil, pur ritenendola colpevole, decide di aiutarla a presentarsi davanti alla giuria in modo più “da signorina”, nella speranza di ottenere compassione.

Tra i suoi suggerimenti ci sono anche quello di piangere e quello di svenire nei momenti più opportuni, in cambio, O’Neil vuole che Lizzie diventi sua benefattrice. Le manifestazioni emotive di Lizzie durante il processo furono effettivamente notate, ma l’attrice non poteva aver avuto il ruolo mostrato nella serie, perché il loro incontro avvenne soltanto nel 1904, mentre il processo si era svolto molti anni prima. La ricostruzione televisiva dà inoltre maggiore peso al modo in cui Lizzie si comportò in aula rispetto a quanto emerge dalla vicenda storica e lascia in secondo piano il lavoro svolto dalla sua squadra di difesa per contestare le accuse.

Lizzie non ha mai pronunciato un discorso di vittoria sui gradini del tribunale

Uno dei momenti più solenni della serie arriva dopo l’assoluzione. Alla fine dell’episodio 7, Lizzie esce dal tribunale e parla alla folla riunita sui gradini, e nel suo discorso racconta il sollievo per essere stata dichiarata non colpevole e promette di rendere la propria casa e il proprio cuore un rifugio sicuro per tutti, compresi gli animali.

La scena viene accompagnata dalla cover di “Bitter Sweet Symphony” e assume il tono di una vera celebrazione. Nella realtà, però, quel discorso non ci fu. Lizzie ringraziò i giurati stringendo la mano a ognuno di loro, e Robertson racconta che, quando lasciò il tribunale, “Lizzie stessa ha detto ben poco alla maggior parte dei giornalisti”. Era naturalmente sollevata perché il processo si era concluso, ma non si fermò davanti al tribunale per rivolgersi alla folla come viene mostrato nella serie.

La casa dei Borden non era un bed and breakfast negli anni ’80, e cosa sta leggendo Shelby?

La serie si sposta poi negli anni ‘80 e introduce una scena che collega il caso Borden a un’altra figura della cronaca nera. Nell’episodio 6, Aileen Wuornos, interpretata da Sarah Paulson e destinata in seguito a ricevere sei condanne a morte per omicidio, visita la casa di Lizzie Borden insieme alla sua ragazza Shelby (Jessie Lee).

Questa visita non è documentata. Non ci sono prove che Wuornos sia mai stata nella casa di Lizzie e anche l’utilizzo dell’edificio nella serie presenta un problema cronologico: la proprietà non iniziò a funzionare come bed and breakfast fino al 1996.

Durante la visita, Shelby sta leggendo un libro che racconta l’omicidio di Andrew e Abby e attribuisce la loro morte a Lizzie e Sullivan. Il riferimento più immediato potrebbe essere Lizzie di Evan Hunter, il romanzo di finzione pubblicato nel 1984 nel quale le due donne vengono descritte come amanti e complici, c’è però un problema: i passaggi che Shelby legge nella serie non compaiono nel libro di Hunter.

Anche la copertina richiama un’altra pubblicazione dello stesso anno, anch’essa intitolata Lizzie, scritta da Frank Spiering. Il contenuto, però, è diverso da quello mostrato nella serie: Spiering non sostiene che Lizzie e Sullivan abbiano commesso insieme gli omicidi, ma attribuisce i delitti a Emma, con Lizzie che l’avrebbe poi aiutata a nascondere l’accaduto.

Non è stato possibile consultare il libro prima della pubblicazione, quindi non si può stabilire se il testo letto da Shelby provenga effettivamente dal volume di Spiering. Il passaggio in cui si parla di Lizzie e Maggie come “amanti e complici” sembra comunque difficilmente compatibile con la teoria attribuita all’autore.


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