La reunion degli Oasis dopo sedici anni diventa un viaggio tra passato, conflitti e musica che racconta il ritorno di Liam e Noel.
Per sedici anni, il ritorno degli Oasis è sembrato un’ipotesi destinata a rimanere soltanto nella fantasia dei fan. Dopo la separazione del 2009, Liam e Noel Gallagher hanno continuato infatti a percorrere strade diverse, alimentando una rivalità che sembrava aver reso impossibile qualsiasi reunion. Ma nel 2025, qualcosa è cambiato e i due fratelli sono tornati sullo stesso palco.
Da qui parte Oasis: Don’t Look Back in Anger, ideato da Steven Knight, sceneggiatore e produttore di Peaky Blinders e A Thousand Blows, e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace.
Presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il documentario segue la band durante le prove, nel backstage e sul palco, raccogliendo anche la prima intervista congiunta di Liam e Noel dopo più di vent’anni. Il ritorno si trasforma così nell’occasione per ripercorrere una storia fatta di successo, contrasti e separazioni, concentrandosi non soltanto sui concerti, ma osservando da vicino il rapporto tra i due fratelli nel momento in cui tornano a condividere il palco e, con esso, una parte della storia degli Oasis.
Il passato torna sul palco
È difficile guardare Oasis: Don’t Look Back in Anger senza avere negli occhi tutto ciò che è successo prima, quando Noel, nel 2009, lasciò gli Oasis poco prima del concerto di Rock en Seine, a Parigi. Da allora i due hanno proseguito separatamente tra carriere soliste e una rivalità pubblica che per anni ha reso impensabile rivederli insieme. Due fratelli diversissimi, la cui complementarità ha contribuito tanto alla forza della band quanto alla sua instabilità: Noel, autore della maggior parte dei brani, e Liam, la voce e il volto degli Oasis.
Il documentario, non limitandosi a mostrare i concerti del 2025, che sarebbero comunque preziosi per i fan, parte da questa contraddizione e cerca di capire come sia stata possibile la reunion dopo sedici anni di separazione e conflitti.
Per questo il ritorno non viene presentato come semplice o scontato, ma come il risultato di un percorso. Noel ammette persino di non essere sicuro di voler tornare sul palco con il fratello e si domanda se le vecchie tensioni possano ripresentarsi; Liam, invece, guarda alla fine degli Oasis del 2009 come a qualcosa che non è mai riuscito ad accettare completamente. Queste testimonianze sono importanti perché impediscono al film di trasformare la reunion in una favola troppo facile sulla riconciliazione. Il passato non viene cancellato: rimane lì, presente nella memoria dei due fratelli e nello sguardo dello spettatore.
Le immagini delle prove assumono così un valore particolare: Liam e Noel che si preparano di nuovo insieme mostrano un rapporto che per anni era esistito solo attraverso vecchie foto, concerti d’archivio e dichiarazioni spesso polemiche. Il palco, invece, è il luogo in cui tutto era iniziato e in cui tutto può ricominciare, e quando i due tornano a esibirsi l’uno accanto all’altro, la reunion passa da una dimensione personale a un evento collettivo.
Il primo concerto del tour a Cardiff, nel luglio 2025, ha dimostrato immediatamente quanto fosse forte l’attesa. Migliaia di persone hanno accolto il ritorno degli Oasis dopo sedici anni e brani come Hello, Acquiesce, Live Forever, Don’t Look Back in Anger, Wonderwall e Champagne Supernova hanno trasformato il concerto in un gigantesco esercizio di memoria collettiva, con il pubblico che diventa il terzo protagonista, perché permette di capire che gli Oasis non appartengono soltanto ai Gallagher.
E forse è proprio questo l’aspetto più riuscito del film, che non racconta solo il ritorno degli Oasis, ma anche il legame con il loro pubblico. Nel 2025, ai concerti si sono incontrate generazioni diverse: da chi li aveva seguiti negli anni Novanta a chi li ha scoperti più tardi. Le loro canzoni hanno così continuato a vivere anche dopo la separazione della band, e tra queste Don’t Look Back in Anger, pubblicata nel 1996 e scelta come titolo del documentario, rappresenta bene il significato della riunione. Il brano, di fatto, parla del bisogno di guardare avanti senza dimenticare quello che è successo. Allo stesso modo, dopo sedici anni di separazione, Liam e Noel non possono cancellare il passato, ma possono scegliere di tornare a suonare insieme.
Il documentario si muove così tra la storia degli Oasis e il loro presente. Da una parte ci sono il successo, il britpop, i grandi album e i concerti degli anni Novanta; dall’altra i due fratelli più grandi, con una lunga storia alle spalle, che tornano a confrontarsi con le stesse canzoni e con il tempo che è trascorso. Gli Oasis del 2025 non possono essere gli stessi del 1995, e per questo la reunion non va vista come un semplice tentativo di rivivere quegli anni, anche se la nostalgia è inevitabile, perché gli Oasis sono diventati un simbolo degli anni Novanta e rivederli sul palco significa tornare con la memoria a un periodo che non c’è più, riscoprendo le fragilità, i dubbi e le tensioni tra Liam e Noel, capaci di unire le persone attraverso la musica, ma la loro vita privata.
Il tour Live ’25 è quindi il punto d’incontro tra quello che gli Oasis sono stati e quello che possono ancora essere, con le immagini che mostrano la dimensione gigantesca dell’evento, mentre il backstage e l’intervista ai Gallagher portano lo spettatore alla realtà più intima della storia: due fratelli che, dopo anni di distanza, hanno deciso di provare ancora a lavorare insieme, nonostante il loro rapporto rimanga complesso.
Oltre la nostalgia
Il rischio, con una reunion come questa, era quello di ritrovarsi davanti a un film costruito quasi interamente sulla nostalgia. Oasis: Don’t Look Back in Anger invece non si ferma a questo, evitando di trasformare ogni momento in qualcosa di celebrativo o di caricarlo di significati, lasciando spazio ai Gallagher e alle immagini, senza forzare il racconto, che coinvolge più per la sua capacità di restituire l’atmosfera di quel momento senza diventare eccessivamente sentimentale.
Oasis: Don’t Look Back in Anger non è un documentario destinato a cambiare il modo di vedere la band, ma è una visione riuscita, perché non cerca di essere più importante di quello che è.
Il Voto della Redazione:






