Il team di Oceania racconta il lavoro per rappresentare cultura, tradizioni e identità polinesiane nel nuovo live-action Disney.
Raccontare una cultura significa prima di tutto rispettarla. È da questo principio che nasce il lavoro del team creativo di Oceania, impegnato nel portare sul grande schermo la cultura e le tradizioni polinesiane nel nuovo film live-action Disney. Un percorso costruito attraverso una stretta collaborazione con esperti, artisti e custodi delle tradizioni, con l’obiettivo di offrire una rappresentazione autentica e capace di far riconoscere sullo schermo chi per anni ha cercato la propria immagine nei racconti del cinema.
Alla première del film, Dwayne Johnson ha ricordato come, da bambino, non si sentisse rappresentato nei media. “Indiana Jones mi ha ispirato. Quando avevo 8 anni e guardavo Harrison Ford pensavo: “Voglio essere come lui”, ma quel personaggio non mi somigliava”. Con l’uscita del live-action, Johnson, il cast e i creativi del film ritengono che il pubblico asiatico-americano e nativo hawaiano e delle isole del Pacifico abbia finalmente qualcosa di importante da celebrare.
Sono passati dieci anni dall’uscita del film d’animazione del 2016, che aveva conquistato il pubblico grazie ai suoi riferimenti alla cultura e al folklore polinesiano. Il live-action porta ora quegli elementi sullo schermo attraverso dettagli come i tradizionali tatuaggi Māori Tā moko, la narrazione affidata alla danza e le tradizioni tramandate di generazione in generazione. Tutti aspetti che rappresentano il cuore dell’adattamento diretto da Thomas Kail e che hanno riempito di orgoglio il cast e la troupe.
Per garantire una rappresentazione rispettosa e autentica, artigiani, consulenti, esperti, responsabili di reparto e consiglieri hanno collaborato a stretto contatto con il Cultural Trust. Tra loro il dottor Grant Muāgututiʻa, consulente principale del Cultural Trust, Tiana Nonosina Liufau, coreografa e produttrice associata, e il compositore Opetaia Foaʻi.
Partendo dal proprio patrimonio culturale, come riportato da Variety, Liufau ha lavorato per creare movimenti autentici e distintivi, coinvolgendo ballerini provenienti da diverse isole del Pacifico. Le coreografie integrano danze tradizionali come l’Ori Tahiti, il Siva Samoa e altre ancora, con l’obiettivo di rappresentare le radici della danza polinesiana. “Non volevamo concentrarci su una sola forma di danza isolana”, spiega. “L’idea era unire canti e danze provenienti da tutte le isole e integrarli in modo naturale nelle canzoni”.
Per la coreografa era importante anche valorizzare i volti dei ballerini. “Ci sono tantissimi ballerini polinesiani nel mondo. Volevo che la nostra comunità e chi la conosce potessero riconoscersi sullo schermo”.
Grant Muāgututiʻa, che ha guidato il team di consulenza culturale, ha prestato particolare attenzione alla rappresentazione delle tradizioni legate al rispetto. Le scene ambientate nel villaggio sono state curate nei minimi dettagli, dal modo di parlare alle interazioni tra i personaggi, soprattutto durante il consiglio dei capi. Anche il comportamento di Moana è stato studiato con attenzione. “Era importante mostrare il modo in cui entrava, si rivolgeva a suo padre e serviva gli anziani. Volevamo che tutto fosse corretto, così che chi guarda il film possa dire: “Sì, è proprio così che faremmo noi””.
Muāgututiʻa ha inoltre sottolineato l’importanza delle scene recitate in lingua samoana. “Per me era fondamentale che la pronuncia fosse impeccabile. Le parole erano semplici ma significative, soprattutto nella siva tau e nella scena sulla montagna in cui vengono cantati i testi scritti da Opetaia. Sentirli pronunciati correttamente ha reso quei momenti davvero speciali”.
Per Opetaia Foaʻi si tratta di un ritorno nell’universo di Oceania, dopo aver composto musiche per il primo film, Oceania 2 e ora anche per il live-action. Lin-Manuel Miranda lo definisce l’“ingrediente segreto” dell’autenticità della colonna sonora.
Oltre a tradurre e riorchestrare in tokelauano la canzone originale di Miranda Along the Way, Foaʻi ha scritto il brano d’apertura Tulou Tagaloa. “Sapevo che doveva essere in samoano per avere un impatto maggiore. Il mio compito è rispettare la storia dei nostri antenati e adattare le canzoni a quei tempi, come forma di rispetto”.
Mentre alcuni critici ritengono che il remake live-action sia arrivato troppo presto, il cast sostiene il contrario e considera questa rappresentazione della cultura polinesiana attesa da tempo.
L’attrice Owen, che ha lavorato con la Maori Theater Company e ha recitato nel film Rapa Nui, racconta di essersi finalmente riconosciuta, insieme al suo popolo, in Oceania. “Ogni singola persona sullo schermo è di origine polinesiana”.
Secondo Owen, gran parte del merito va a Thomas Kail e a Dwayne Johnson. “Sappiamo tutti che questo risultato non sarebbe stato possibile senza una grande star. Dwayne è profondamente legato alle sue origini samoane e ha aperto la strada a tutti noi. Ringrazio lui e naturalmente Catherine, la nostra protagonista. Abbiamo avuto tutti il privilegio di seguire il loro esempio”.
Anche Frankie Adams, interprete di Sina, ha rivisto nel film la propria cultura. Le sequenze di danza delle isole del Pacifico l’hanno particolarmente emozionata. “Mia madre ci ha fatto crescere a stretto contatto con le diverse culture. Io e le mie sorelle abbiamo ballato danze samoane per tutta l’infanzia, quindi rivivere quei momenti è stato davvero emozionante”.
L’attore che interpreta il capo Tui ha ammesso di aver affrontato il progetto con una certa apprensione. “Sentivamo un’enorme responsabilità”. Tuttavia, una volta arrivato sull’isola, incontrato il cast e ascoltata la musica, ha provato un profondo orgoglio. “Ci abbiamo messo tutto noi stessi e credo che le nostre famiglie e i nostri antenati ne sarebbero orgogliosi. Mi sento circondato da straordinari narratori, donne e uomini di grande talento, e insieme raccontiamo le nostre storie”.
Infine, Grant Muāgututiʻa ha ricordato la première, inaugurata da un gruppo di ballerini polinesiani sul palco dell’Hollywood Bowl. “È qualcosa di davvero potente, che a me è mancato crescendo. Spero che i giovani delle isole del Pacifico e della Polinesia, guardando questo film, si sentano ispirati ad abbracciare la loro lingua, la loro cultura, la loro musica e, soprattutto, ciò che sono”.






