Propeller One-Way Night Coach John Travolta

Propeller One-Way Night Coach: John Travolta racconta la sua prima regia

John Travolta debutta alla regia con Propeller One-Way Night Coach, film personale con Ella Bleu in anteprima a Cannes 2026.

Dopo oltre cinquant’anni davanti alla macchina da presa, John Travolta si prepara a un debutto del tutto nuovo: quello alla regia. L’attore, 72 anni infatti, porterà al Festival di Cannes 2026 Propeller One-Way Night Coach, un progetto profondamente personale che definisce una vera e propria dichiarazione d’amore ai viaggi aerei della metà del secolo scorso. Il film, anticipato in esclusiva da Entertainment Weekly, sarà poi disponibile su Apple TV dal 29 maggio.

L’idea nasce da lontano e affonda le radici in un libro per bambini scritto nel 1997 come regalo natalizio per la sua famiglia. Una storia di formazione sospesa tra ricordo e immaginazione che Travolta ha custodito per quasi trent’anni prima di trasformarla finalmente in un film.

“Diverse persone volevano dirigerlo e produrlo, ma una parte di me si chiedeva: riuscirebbero davvero a cogliere ciò che ho vissuto da bambino? Riuscirebbero a far vivere al pubblico un viaggio così soggettivo e personale? Sarebbe autentico? Sono sicuro che sarebbe bello, ma sarebbe esattamente come l’ho visto io?”, ha raccontato.

Per anni il progetto è rimasto in sospeso, frenato dagli impegni professionali dell’attore. “Ogni volta pensavo fosse il momento giusto, ma finivo coinvolto in un film dopo l’altro e non trovavo spazio. Alla fine degli anni ’90 ero pronto a realizzarlo, poi non è mai stato possibile”.

A un certo punto, però, la decisione è diventata inevitabile: “Se qualcun altro lo finanzia, sarò vincolato alla sua visione. Così ho deciso: lo finanzio io, lo dirigo io, lo produco io”.

Travolta ha anche riflettuto sulla natura profondamente personale del progetto, avvicinandolo ad altre opere fortemente autoriali: “Qualcuno avrebbe potuto davvero realizzare The Fabelmans senza la prospettiva di Spielberg?”.

Solo dopo decenni il film ha trovato la sua forma definitiva. “Ho capito che stavo invecchiando e mi sono detto: quando racconterò questa storia, se non lo faccio ora? Questo è il momento”.

La trama segue un viaggio transcontinentale nel 1962 da Washington a Los Angeles: un ragazzino e sua madre single inseguono il sogno di Hollywood, incontrando lungo il percorso una serie di personaggi eccentrici, tra cui una giovane assistente di volo interpretata dalla figlia dell’attore, Ella Bleu Travolta.

“È un film che parla della speranza vista con gli occhi di un bambino”, spiega Travolta. “Quando sei piccolo, tutto ciò che vedi negli altri e in te stesso è filtrato dalla meraviglia. E poi c’è l’atmosfera di metà secolo che è rimasta impressa nella mia mente: musica, moda, architettura. Era tutto nuovo, fresco, pieno di speranza”.

Pur ispirato ai suoi ricordi, il film resta in parte romanzato. Tra le scene simbolo c’è il primo decollo del giovane protagonista, che esclama: “Non posso credere di stare volando”, una frase che ricalca quasi fedelmente la sua esperienza reale nel 1962.

Quando quella macchina si è presentata davanti ai miei occhi da bambino, è stato sconvolgente. Come un primo appuntamento, qualcosa che ti lascia senza fiato”, racconta.

Nonostante si tratti del suo debutto alla regia, Travolta afferma di avere avuto fin dall’inizio una visione chiarissima. “Avevo tutto montato nella mia mente. Abbiamo fatto pochissime riprese: gli attori erano così precisi che dicevo sempre di andare avanti. Non serviva altro”.

Anche la troupe, inizialmente, era sorpresa dal suo approccio: “Dicevano che non stavo girando abbastanza. Io rispondevo: fidatevi, è tutto ciò che serve”.

Dopo una carriera al fianco di alcuni dei più grandi registi di Hollywood, Travolta dice di aver imparato molto osservandoli da vicino. “Ho riconosciuto gli elementi comuni dei migliori registi: visione, chiarezza, capacità di raccontare la storia. E ho visto anche gli errori da evitare: troppi ciak, indecisione, mancanza di direzione”.

Ora applica tutto questo alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa: “Se non avessi imparato nulla in 50 anni, vorrebbe dire che non ho prestato attenzione”.

Sul futuro non si sbilancia, ma non esclude un ritorno alla regia: «Dipende se un progetto mi colpisce allo stesso modo. Questo film è il mio cuore, la mia anima».

Fondamentale, in questo percorso, è stato anche il lavoro con sua figlia Ella Bleu, 26 anni, che nel film interpreta un’assistente di volo. “Lavorare con lei è stata la gioia più grande della mia vita. Ha una profondità e una raffinatezza incredibili. Quando appare sullo schermo, sembra una star nata per questo”.

E forse non è finita qui: “Mi piacerebbe rifarlo, magari ancora con mia figlia. Ma solo se sento la stessa cosa che ho sentito con questo progetto”.

Un viaggio nel passato che diventa anche un ritorno alle origini del suo immaginario, tra cinema, memoria e affetti familiari.


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