Quentin Tarantino racconta il senso di colpa per Brad Pitt dopo aver rinunciato a dirigere il sequel di C’era una volta a Hollywood.
Quentin Tarantino non voleva deludere Brad Pitt. Quando ha deciso di non dirigere il sequel di C’era una volta a Hollywood, il regista ha pensato soprattutto all’attore, che avrebbe voluto tornare a interpretare Cliff Booth. Una scelta che, come ha raccontato in un’intervista a Empire e riportato da Variety, gli ha lasciato anche un certo senso di colpa.
“È stato Pitt quello che ho sentito di aver davvero deluso non accettando la parte. Mi sono sentito in colpa per questo”, ha confessato Tarantino.
Brad Pitt aveva vinto l’Oscar come miglior attore non protagonista proprio per il ruolo dello stuntman hollywoodiano nel film del 2019 e, a quanto pare, era desideroso di riprendere il personaggio. Tarantino aveva scritto la sceneggiatura del sequel, intitolato Le ulteriori disavventure di Cliff Booth, ma aveva deciso che non sarebbe stato il suo decimo e ultimo film da regista.
Sapendo che Pitt era dispiaciuto all’idea di non poter tornare nei panni di Cliff Booth, è entrato in gioco David Fincher, che aveva già diretto l’attore in Seven, Fight Club e Il curioso caso di Benjamin Button.
Tarantino ha raccontato di essere rimasto sorpreso quando ha saputo che Fincher poteva essere interessato al progetto: “Sarei potuto cadere a terra per lo stupore. Ho pensato: “Davvero? Credi che gli possa interessare? Certo che sì: faglielo vedere!””.
Il regista ha anche ammesso di aver cercato di non lasciarsi prendere troppo dall’entusiasmo durante i primi incontri con Fincher, per non rischiare di compromettere la possibilità di affidargli il film. “Le prime volte che abbiamo parlato, ero io quello che cercava di convincere questa splendida donna ad andare a letto con me. Cercavo di destreggiarmi per non dire niente che potesse rovinare tutto”, ha spiegato.
A convincerlo ancora di più è stato l’interesse di Fincher per la sua sceneggiatura. Tarantino ha rivelato di aver ricevuto molto rispetto come sceneggiatore, ma di avere ancora la sensazione che il pubblico lo consideri soprattutto un regista che scrive film per sé stesso. Per questo, sapere che un regista del calibro di Fincher avrebbe dedicato un anno e mezzo della propria vita al suo materiale è stato particolarmente significativo. «Diceva molto su ciò che c’era scritto sulla pagina», ha aggiunto.
Mentre C’era una volta a Hollywood era ambientato nel 1969, Le ulteriori disavventure di Cliff Booth porterà la storia avanti fino al 1977. Il personaggio interpretato da Pitt lavorerà ora come risolutore di problemi per gli studios di Hollywood.
Nella stessa intervista a Empire, Fincher ha parlato anche del rapporto tra Pitt e il personaggio, sottolineando quanto l’attore conosca a fondo Cliff Booth. “La parte più strana e interessante, per me, è che non mi sono mai trovato in una situazione in cui la persona che interpreta il personaggio ne sappia più di quanto ne saprai mai tu”, ha detto.
Il regista ha spiegato che, mentre lui conosceva gli sviluppi della storia, Pitt conosceva profondamente il suo personaggio. Una consapevolezza che gli permetteva di affrontare le numerose domande sulle sue scelte e sul suo comportamento con grande sicurezza: “Brad è riuscito a resistere alla tempesta di domande del tipo: “E questo? E quello?”. Lui diceva: “No, no, no. Ci penso io””.






