“Zero”: da domani 21 aprile su Netflix la serie ispirata al romanzo di Antonio Dikele Distefano

“Zero”: da domani 21 aprile su Netflix la serie ispirata al romanzo di Antonio Dikele Distefano

“Zero”: da domani 21 aprile su Netflix la serie ispirata al romanzo di Antonio Dikele Distefano

Debutterà domani 21 aprile su Netflix “ZERO”, la nuova serie originale italiana in 8 episodi nata da un’idea di Antonio Dikele Distefano, stella nascente del panorama editoriale italiano, il quale ha scritto lo show, creato da Menotti lo stesso de “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, assieme al Creative Executive Producer Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Lisandro Monaco e Carolina Cavalli.

“Essere produttore creativo di ‘ZERO’ è stato al tempo stesso un grande onore e una sfida. ‘ZERO’ è uno spettacolo che raccoglie tante “prime volte”: è la prima serie italiana che ha come protagonista un ragazzo italiano di colore; rappresenta il primo lavoro professionale per molti giovani attori; è stato uno dei primi progetti che sono stati girati subito dopo il lockdown del 2020… ed è la mia prima volta come produttore creativo, il cui lavoro consiste nel garantire la continuità creativa di un progetto dalla sua scrittura al montaggio” – afferma il produttore Stefano Voltaggio –  L’ambiente sociale e comunitario raccontato da Antonio Dikele Distefano nel suo romanzo è stato la principale fonte di ispirazione per il contesto della serie, da cui Menotti ha creato gli elementi narrativi necessari per costruire una storia. La stanza degli scrittori ha avuto un lungo e duro lavoro, la lotta principale è stata quella di raccontare una storia senza fare alcuna “dichiarazione esplicita”, sapendo che, se avessimo creato personaggi forti, allora “il messaggio” sarebbe inevitabilmente arrivato al pubblico. È la storia di un ragazzo capace di gestire la sua visibilità/invisibilità grazie ai rapporti che sviluppa con i suoi nuovi amici. Le connessioni emotive e l’inclusione sociale che ne derivano sono i messaggi di ZERO. In questa prospettiva, il lockdown ci ha aiutato: lo stesso Antonio, Dave, Haroun, Daniela, Dylan e Livio hanno trascorso l’intero lockdown insieme, in un hotel a Roma. Nel frattempo, Beatrice, Virginia e Madior erano rimasti costantemente in contatto tra loro e con loro. La vera amicizia che è nata tra questi ragazzi, che non si conoscevano prima di questa esperienza, è esattamente quella che vedrete sullo schermo.”

“Zero”: da domani 21 aprile su Netflix la serie ispirata al romanzo di Antonio Dikele Distefano

Voltaggio prosegue dicendo – “Abbiamo scelto i registi con molta attenzione: Paola Randi, che si è presa la responsabilità di rappresentare visivamente questa storia, insieme a Mohamed Hossameldin, Margherita Ferri e Ivan Silvestrini, sono stati scelti non solo per le loro capacità tecniche, ma soprattutto per l’approccio artistico e psicologico con cui hanno saputo riconoscere e sottolineare l’empatia generata da questo gruppo di amici. Il Maestro Daniele Ciprì ha aiutato tutti noi trovando una fotografia calda ma discreta che ricalca e sottolinea l’eleganza dei volti con le sue scelte illuminotecniche. Il Covid-19 è stata una sfida enorme sotto tutti i punti di vista, non solo per l’organizzazione della produzione, curata magistralmente da Giangi Foschini e dal suo team. La straordinaria situazione, affrontata da Fabula con lo spirito combattivo che caratterizza Marco e Nicola De Angelis, ci ha costretti a replicare velocemente parti di Milano a Roma. Questa è stata una sfida difficile che lo scenografo, Paolo Bonfini, ha affrontato con grande stile e successo, raffigurando in modo realistico e originale le case delle famiglie immigrate. Allo stesso modo, i costumi realizzati da Chiara Ferratini hanno saputo mostrare il colorato mondo della gioventù milanese di seconda generazione senza essere retorici” – conclude – “Ultimo ma non meno importante, voglio citare gli effetti visivi, realizzati da Monica Galantucci per M74 e Amedeo Califano per Wonderlab. Il mondo di ZERO è un mondo speciale, dove il visibile si intreccia con l’invisibile, l’uno si nutre dell’altro e viceversa, proprio come nella quotidianità di ragazzi e ragazze italiani di diverse etnie. M74 ci ha particolarmente aiutato a rendere reale e interessante questa esperienza emotiva e visiva. La fusione di tutti questi elementi è stata brillantemente curata da Pietro Morana, al fianco dei suoi ottimi collaboratori, primo fra tutti Mauro Menicocci. Non posso dimenticare, infine, che Zero è il primo progetto nato in Red Joint Film, la nostra società di produzione. Il risultato di un anno e mezzo di lavoro, immensamente complicato e più volte interrotto a causa della pandemia, è uno spettacolo che riflette la nostra consapevolezza, inconsciamente presente tutto il tempo, di essere parte di un’esperienza straordinaria, che è, appunto, prima di tutto il suo genere.

“Zero”: da domani 21 aprile su Netflix la serie ispirata al romanzo di Antonio Dikele Distefano

Prodotta da Fabula Pictures con la partecipazione di Red Joint Film, e diretta da Paola Randi, alla guida del primo e terzo episodio, Ivan Silvestrini, del sesto, settimo e ottavo, Margherita Ferri, del quarto e quinto, e Mohamed Hossameldin del secondo, “Zero”, liberamente ispirata al romanzo, edito Mondadori, “Non ho mai avuto la mia età” per l’appunto di Distefano, esplora e racconta il mondo della periferia di Milano, quello de la Barona, il Barrio. Un micro mondo di culture sottorappresentate presente in tutte le città italiane.

Al centro della storia un timido ragazzo con uno straordinario superpotere, diventare invisibile. Non un supereroe, ma un eroe moderno che impara a conoscere i suoi poteri quando il Barrio, il quartiere della periferia milanese da dove voleva scappare, si trova in pericolo. Zero dovrà indossare gli scomodi panni di eroe, suo malgrado e, nella sua avventura, scoprirà l’amicizia di Sharif, Inno, Momo e Sara, e forse anche l’amore.

“’ZERO è stata un’esperienza entusiasmante. È una serie che racconta un mondo “invisibile” eppure presente, quotidiano. Con un rider, un ragazzo di seconda generazione, come protagonista. È il primo passo verso un universo più ampio, verso un futuro di inclusione e valorizzazione della differenza. Il confronto con Antonio Dikele Distefano e con i ragazzi protagonisti, Giuseppe Dave Seke, Dylan Magon, Daniela Scattolin, Haroun Fall, Virginia Diop, Madior Fall e Beatrice Grannò, è stato fonte continua di ispirazione, di costruzione, di condivisione di un mondo” – hanno affermato i registi, Randi, Silvestrini, Ferri e Hossameldin“La regia si è messa a servizio del racconto e ha fatto squadra per esplorare un linguaggio contemporaneo e accessibile alle nuove generazioni e rendere giustizia a una storia che è soprattutto storia di personaggi. Tridimensionali, vibranti, ragazzi irresistibili in cui tutti possono riconoscersi e identificarsi. Netflix ci ha offerto non solo l’opportunità di lavorare su tematiche di inclusione con un approccio fresco e inedito, ma la diversità è un tratto fondamentale anche nella scelta del team di regia. Ognuno di noi viene da un mondo e rappresenta la propria unicità. Abbiamo tutti già affrontato temi che parlavano di inclusione, multiculturalità, diversità di genere, ma qui abbiamo lavorato insieme all’interno di un progetto comune, condiviso e soprattutto pionieristico, nuovo. La collaborazione tra di noi, la comunicazione, lo scambio, sono stati continui. E siamo orgogliosi di far parte di questa storia.”

“Zero”: da domani 21 aprile su Netflix la serie ispirata al romanzo di Antonio Dikele Distefano

Il cast è composto da giovani talenti italiani, di prima e seconda generazione: Giuseppe Dave Seke (Zero/Omar), Haroun Fall (Sharif), Beatrice Grannò (Anna), Richard Dylan Magon (Momo), Daniela Scattolin (Sara), Madior Fall (Inno), Virginia Diop (Awa), Alex Van Damme (Thierno), Frank Crudele (Sandokan), Giordano de Plano (Ricci), Ashai Lombardo Arop (Marieme), Roberta Mattei (La Vergine), Miguel Gobbo Diaz (Rico)Livio Kone (Honey).

ZERO (Giuseppe Dave Seke) vive con il padre e la sorella minore Awa in un piccolo appartamento al Barrio, pedala per le consegne a domicilio e, quando ha voglia di fare un giro nel mondo…indossa le cuffiette e si ritira nella sua bolla invisibile. Ha conosciuto Anna consegnandole la pizza, se ne è invaghito subito, preso in contropiede dalle sue domande personali e dalla sicura intraprendenza con la quale presenta il suo futuro. La vita di Zero viene però stravolta dall’incontro con Sharif, grazie al quale scopre l’amicizia, con il branco sarà disposto a tutto per salvare il quartiere.

ANNA (Beatrice Grannò) è una ragazza milanese di estrazione borghese. Mentre suo padre ha sempre cercato di darle tutto quello che hanno le sue amiche, per Anna non potersi permettere certi agi non è mai stato un problema, ma anzi un modo per mantenere un contatto con il pianeta terra. Anna inizia a scoprire le crepe celate da un’esistenza apparentemente perfetta, e comincia a domandarsi come sia possibile crescere senza lasciarsi influenzare dalle pressioni degli altri. Almeno fino a quando non incontra Zero, un ragazzo capace di accettarla per quel che è veramente.

SHARIF (Haroun Fall) è di origini nigeriane e l’unica cosa che vuole è avere il mondo ai suoi piedi, o almeno il quartiere in cui vive: “il Barrio” che, da qualche tempo, subisce le scorribande di un gruppo di teppisti sconosciuti. Sharif desidera ardentemente il rispetto di tutti, una credibilità di strada, ma non vuole finire dentro come quel mezzo criminale di Honey (Livio Kone), suo fratello maggiore, che tutti considerano un mito, e del quale è in fondo succube.

INNO (Madior Fall), diminutivo di Innocent, ha 21 anni ed una reputazione difficile da portare: “lui è uno dei pochi che potrebbero farcela”. Con la palla ai piedi Inno è infatti un vero fenomeno. Il suo sogno da quando è bambino è quello di giocare nel Milan, la squadra per cui tifa. Ogni argomento, dalla guerra alla politica, diventa per lui l’occasione di parlare del suo microcosmo, dell’etica del campo, del rapporto difficile con l’allenatore, ma soprattutto… di sé stesso.

SARA (Daniela Scattolin) è cresciuta in una casa famiglia dopo la morte dei genitori. Fa parte del gruppo di amici storici di Sharif e vorrebbe aprirsi uno studio di registrazione per fare la fonica/producer. Per questo gran parte del suo tempo lo passa a gestire una sala prove domestica, per lei divenuta una sorta di seconda casa.

MOMO (Richard Dylan Magon) è un vero gigante, uno che dice spesso la cosa sbagliata nel momento meno opportuno. E’ il cuore del gruppo. Quello che riesce a superare ogni difficoltà con un sorriso, pronto a dimenticarsi gli sgarbi subiti attraverso una visione fin troppo ottimista del mondo.

AWA (Virginia Diop), è la sorella di Zero, è spigliata e popolare. È bella, solare e ama la pallavolo. Ascolta cantanti pop italiani, guarda programmi nazional-popolari e adora il made in Italy ─ per lei un vero must. Di sua madre Marieme (Ashai Lombardo Arop), Awa non ha praticamente ricordi. Ma dietro una naturale euforia si cela il dolore per la sua prematura scomparsa.

THIERNO (Alex Van Damme), padre di Zero ed Awa, sorride poco e parla ancora meno. Questa è l’immagine che hanno di lui i suoi figli che, ad uno sguardo esterno, potrebbero sembrare orfani pure di padre.

RICO (Miguel Gobbo Diaz): il cubano Rico ha una bambina, Adelita (5), per cui farebbe qualsiasi cosa. Rico è attratto dai soldi ma nemmeno quelli possono impedirgli di commettere disastri quando la rabbia prende il sopravvento. La sua banda è composta da gente come lui: il sogno di Rico è quello di mettersi nel giro grosso, quello che conta e che gestisce il mercato della droga. Per questo ha cominciato a fiutare l’aria dei piani alti, trovando un accordo con l’amministratore di “Sirenetta”, una società immobiliare che gli affida il lavoro sporco. Il compito di Rico e della sua banda è infatti quello di rendere la vita quotidiana del Barrio, un tempo tranquilla, molto meno piacevole.

La Redazione


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