Thelma e Louise, icone di libertà e amicizia, tornano a Cannes 35 anni dopo: un viaggio ribelle che ha cambiato il cinema per sempre.
Trentacinque anni dopo la prima mondiale del film di Ridley Scott, avvenuta il 20 maggio 1991 al Festival di Cannes, Thelma e Louise tornano protagoniste nel poster ufficiale della 79edizione, in programma dal 12 al 23 maggio 2026.

Due figure ormai iconiche, capaci di sovvertire le regole del racconto cinematografico e di incrinare stereotipi politici e culturali. In loro si intrecciano un’idea radicale di libertà e un legame di amicizia assoluto. La loro storia ha dato forma a un percorso di emancipazione tanto necessario allora quanto attuale oggi: ricordarle significa celebrare i traguardi raggiunti, senza smettere di interrogarsi su ciò che resta da conquistare.
Nel poster, Louise — canottiera bianca, sguardo diretto e provocatorio — ci osserva con un’intensità disarmante. Accanto a lei, Thelma, con una rivoltella nascosta nella tasca posteriore, scruta l’orizzonte dietro gli occhiali scuri. Sedute con naturale fierezza su una Ford Thunderbird decappottabile, sotto il sole abbagliante dell’Arkansas, sono in fuga: dalla routine, da una società opprimente, dagli uomini che le hanno ferite. Il loro viaggio si fa così corsa, e la corsa diventa scelta: quella di prendere in mano il proprio destino.
Non sorprende che i temi affrontati nel 1991 continuino a risuonare con forza. La scelta del Festival di Cannes di un’immagine in bianco e nero tratta dal film restituisce tutta la vitalità di un’opera che è insieme celebrazione della vita e rivendicazione, senza tempo, del diritto a essere se stessi.
Già nel 1977, Ridley Scott aveva fatto il suo esordio a Cannes con I duellanti, vincendo il Premio della Giuria per la migliore opera prima. Nel 1991, al suo settimo lungometraggio, su sceneggiatura della debuttante Callie Khouri — premiata con Oscar e Golden Globe nel 1992 — Scott, ormai riconosciuto tra i grandi maestri del cinema contemporaneo, decise di rovesciare i codici del road movie, tradizionalmente maschile, adottando uno sguardo femminile. Ne nacque un racconto potente e travolgente, che nella sua fuga disperata mette in scena la riconquista del corpo e dei desideri, a un prezzo altissimo.
All’uscita negli Stati Uniti, questo “Easy Rider al femminile” suscitò dibattiti e polemiche, ma il suo impatto fu immediato. Come un’esplosione liberatoria, il film segnò una svolta nella rappresentazione delle donne sul grande schermo, diventando rapidamente un cult generazionale. Decisiva anche l’alchimia tra le protagoniste, Geena Davis e Susan Sarandon, spesso accostate al leggendario duo Robert Redford–Paul Newman. Un inno all’amicizia femminile che si apre sui paesaggi sconfinati del Midwest, con echi di western e le musiche di Hans Zimmer a scandirne il ritmo.
Trentacinque anni fa, Thelma e Louise intraprendevano un viaggio senza ritorno, sospinte da un vento di libertà che le ha rese immortali. Oggi, quella stessa immagine continua a parlarci — e a porci, con la stessa urgenza, le sue domande.





