Christopher Nolan Universal

Come la Universal ha conquistato Christopher Nolan

La scommessa vinta della Universal: così Christopher Nolan è diventato il regista che Hollywood vuole a ogni costo.

A Hollywood esistono registi che realizzano film di successo e poi ci sono quelli capaci di trasformare ogni loro progetto in un avvenimento. Christopher Nolan appartiene alla seconda categoria. Il suo nome è diventato un marchio raro: basta annunciare un nuovo film perché il pubblico, gli studios e l’industria cinematografica si mettano in movimento.

Con Odissea, il kolossal girato per il grande schermo e pensato per l’esperienza IMAX, Nolan ha raggiunto un nuovo livello di consacrazione. Il film ha avuto il miglior debutto della sua carriera, con quasi 265 milioni di dollari incassati nel primo fine settimana mondiale, e secondo gli analisti potrebbe puntare al miliardo di dollari globale. Un risultato che conferma quanto il regista sia ormai uno dei pochi autori in grado di portare il pubblico al cinema semplicemente grazie al proprio nome.

“L’Odissea ha riportato il pubblico verso un’esperienza cinematografica che era stata ostacolata dalla pandemia”, ha spiegato Jason E. Squire, professore emerito della USC School of Cinematic Arts. “È una straordinaria vittoria creativa e commerciale per Nolan e per la Universal Pictures”.

Ma dietro il successo del film c’è anche una partita industriale iniziata anni prima. Una partita vinta dalla Universal e dalla sua presidente Donna Langley, che nel momento decisivo è riuscita a conquistare la fiducia di Nolan dopo la rottura con Warner Bros., lo studio che per quasi vent’anni era stato il suo punto di riferimento.

La scelta della Universal non era scontata. Come riportato da Variety, nel 2021 diversi studios si erano mossi per ottenere il suo prossimo progetto: Sony, Paramount e Apple Studios erano interessati, ma alla fine fu Langley ad aggiudicarsi Oppenheimer. Non si trattava di un semplice accordo commerciale. Nolan non è un regista che si lega facilmente a una casa cinematografica: non ha mai firmato un contratto di esclusiva e difficilmente lo farà in futuro. La Universal, però, è riuscita a diventare il suo partner naturale, prendendo il posto che per anni aveva occupato Warner Bros., dove il regista aveva realizzato nove dei suoi tredici film.

La scommessa era grande. Un film di Nolan significa investimenti enormi, perché richiede budget elevati, campagne promozionali globali e una fiducia totale nella capacità del regista di attirare il pubblico. “Si potrebbe pensare che ottenere l’approvazione per un film di Nolan sia semplice, ma si tratta di un impegno finanziario enorme”, ha osservato Squire. “Non c’è alcuna garanzia di redditività, ed è proprio questo a rendere la sfida così interessante”.

La differenza, però, è stata il modo in cui lo studio ha scelto di affrontarla. Il rapporto tra Nolan e Warner si era incrinato durante la pandemia, quando lo studio decise di distribuire contemporaneamente i propri film nelle sale e sulla piattaforma streaming HBO Max. Una strategia che aveva coinvolto anche Tenet, il thriller fantascientifico con John David Washington e Robert Pattinson, e che il regista aveva vissuto come una rottura del patto costruito negli anni.

Per Nolan il cinema non è semplicemente un contenuto da distribuire: è un’esperienza pensata per la sala, soprattutto quando si tratta di produzioni realizzate con formati come l’IMAX. La decisione della Warner aveva quindi toccato un punto centrale della sua visione.

Langley comprese quella sensibilità e costruì un accordo molto favorevole per Oppenheimer: una lunga esclusiva nelle sale, un investimento in marketing pari al budget del film e una partecipazione agli incassi fin dal primo dollaro. Dopo il trionfo agli Oscar, Nolan avrebbe guadagnato circa 100 milioni di dollari tra compenso e percentuali.

La Universal non si limitò quindi a finanziare un film: offrì al regista le condizioni per continuare a lavorare secondo il modello in cui aveva sempre creduto.

La Warner Bros. ha provato successivamente a recuperare il rapporto. Dopo l’acquisizione da parte di Discovery, i nuovi vertici dello studio Mike De Luca e Pamela Abdy avevano dichiarato di voler riportare Nolan nella famiglia Warner e avevano anche riconosciuto al regista alcuni compensi arretrati legati a Tenet.

Ma il legame ormai si era indebolito. Anche la vicenda della programmazione di Barbie e Oppenheimer nell’estate del 2023, diventata poi uno dei più grandi fenomeni cinematografici recenti, non avrebbe aiutato a ricucire definitivamente il rapporto. Se per il pubblico quella doppia uscita fu una festa del cinema, nell’ambiente vicino a Nolan venne interpretata da alcuni come un segnale poco rassicurante.

Così, quando è arrivato il momento di realizzare Odissea, la scelta è sembrata naturale. Nolan e la produttrice Emma Thomas non avrebbero presentato il progetto ad altri studios. Secondo alcune fonti, Donna Langley si sarebbe recata nella loro casa sulle colline di Hollywood per leggere personalmente la sceneggiatura insieme a loro. Da lì è partita la preparazione del film, con Matt Damon coinvolto nel cast.

Christopher Nolan potrebbe scegliere qualsiasi studio cinematografico al mondo. Il suo nome gli garantisce una libertà che pochi altri registi possiedono. Ma la storia di Odissea dimostra che, anche ai massimi livelli di Hollywood, il rapporto umano e la fiducia possono ancora fare la differenza.

La Universal non ha semplicemente ottenuto un film di Nolan. Ha conquistato il regista che oggi rappresenta una delle poche certezze dell’industria cinematografica mondiale.


Pubblicato

in

da

Tag: