Patrice Vermette, scenografo di Dune 3, racconta la realizzazione dell’astronave da 55 tonnellate e le sfide affrontate sul set del film.
Un’astronave da 55 tonnellate, una distesa di sabbia nera e una spettacolare sequenza di battaglia. Dune: Parte 3 si prepara a portare sullo schermo un grande spettacolo, come anticipa lo scenografo Patrice Vermette, che ha raccontato alcuni dettagli del lavoro svolto per il terzo e ultimo capitolo della saga diretta da Denis Villeneuve.
“Avete presente quando andate a vedere i fuochi d’artificio, ci mettono tutto dentro e alla fine dicono: “Oh, abbiamo questo”? Sarà così”, ha dichiarato Vermette.
Dune: Parte 3 arriverà nelle sale italiane il 16 dicembre e vedrà il ritorno di Timothée Chalamet nei panni di Paul Atreides. Ispirato al romanzo Dune Messiah di Frank Herbert, il film è ambientato 17 anni dopo gli eventi del capitolo precedente e racconta le conseguenze del regno di Paul, ormai saldamente al potere come Imperatore Padishah, ma il cui dominio ha un costo altissimo. Chani, interpretata da Zendaya, resta ai margini di un amore impossibile, mentre Paul è costretto a un matrimonio politico con la principessa Irulan, interpretata da Florence Pugh. Intanto, la galassia è devastata da una jihad scatenata in suo nome.
Il cast inoltre vede Rebecca Ferguson, Javier Bardem e Charlotte Rampling, tra le novità spiccano Anya Taylor-Joy e Robert Pattinson, mentre Jason Momoa torna in una nuova forma.
Vermette, vincitore quest’anno del Creative Impact Award di Variety allo SCAD Savannah Film Festival, come riportato da Variety, ha parlato del proprio lavoro, senza però sbilanciarsi troppo sui dettagli della nuova produzione. L’unica indicazione ricevuta dal regista Denis Villeneuve era quella di “non ripetere le scenografie”, una direttiva che ha seguito anche nella realizzazione della sequenza iniziale del film, nata da quella che lui stesso ha definito “un’idea folle”.
“Le illustrazioni che avevo realizzato mostravano una distesa di sabbia nera e navi che attaccavano un pianeta”, ha raccontato lo scenografo. Una delle astronavi costruite per la scena pesava ben 55 tonnellate e ha richiesto un lavoro particolarmente impegnativo: “Dovevamo interrarla e seppellirla. Per tutta la scena piove. Quindi abbiamo usato gru a ragno e spinner, ed è una grande sequenza di battaglia. Abbiamo costruito una sola nave di cui si vedono gli interni e gli esterni a 360 gradi. Ogni due giorni, durante il giorno, arrivava una gru per sollevarla. E ovviamente avevamo un sistema di pompaggio per rimuovere tutta l’acqua». Un lavoro che, ha assicurato Vermette, “ne è valsa la pena”.
La volontà di trovare sempre soluzioni nuove caratterizza anche il rapporto creativo con Villeneuve. “La cosa divertente del lavorare con Denis è che non vogliamo mai ripeterci, pur essendo nello stesso mondo”. Il loro motto, ha spiegato, è: “Sfida a vicenda. Facciamo le cose in modo diverso”.
Prima di dedicarsi al cinema, Vermette aveva iniziato la propria carriera lavorando ai video musicali. La collaborazione con un regista gli aveva fatto capire di aver trovato il proprio ambiente professionale: “Capivo la visione del regista”. Un lavoro che gli trasmetteva anche una forte scarica di adrenalina.
La collaborazione con Villeneuve risale ai primi anni Duemila, quando i due, appartenenti alla stessa cerchia di amici, avevano lavorato insieme ad alcuni spot pubblicitari. Vermette ammirava molto il regista, ma i rispettivi impegni non avevano mai permesso loro di collaborare a un lungometraggio. L’occasione arrivò quando lo scenografo avrebbe dovuto lavorare a Dallas Buyers Club, ma Jean-Marc Vallée gli comunicò che l’uscita del film sarebbe stata rimandata di un anno. Quando Villeneuve lo venne a sapere, gli mandò un messaggio. “Quel messaggio mi ha cambiato la vita”, ha svelato Vermette.
I due riuscirono finalmente a lavorare insieme nel 2013 con Enemy, il primo film in lingua inglese di Villeneuve. Quando il regista gli propose Dune, Vermette conosceva bene l’importanza che il romanzo di Herbert aveva per lui. “Ha iniziato a realizzare gli storyboard a soli 15 anni. Sapeva esattamente dove voleva arrivare”, ha detto.
Dopo aver ricevuto le prime cento pagine della sceneggiatura e aver riletto il libro, Vermette prese moltissimi appunti. La loro precedente collaborazione gli aveva però già insegnato che ogni elemento doveva avere una ragione precisa: “Che si tratti di Sicario, Enemy, Dune o Arrival, deve raccontare una storia. Se è un oggetto che esiste in questo mondo fantastico, deve essere ancorato alla realtà”.
Il suo metodo di lavoro prevede un confronto costante con i responsabili degli altri reparti, con i quali vengono definite anche le esigenze logistiche. Per Dune, Vermette ha dovuto ricreare Giedi Prime, il pianeta oscuro degli Harkonnen, ispirandosi alle fosse settiche industriali. Ha inoltre realizzato il Castello degli Atreides e il Laboratorio del Nexus Imperiale su Arrakis. Quest’ultimo ha rappresentato un’ulteriore sfida, affrontata insieme al direttore della fotografia Greig Fraser e agli altri responsabili di reparto. La collaborazione ha permesso di girare la scena senza dover ricorrere a espedienti basati sulla luce del sole. “Morale della storia: non rinunciate mai alle idee folli”.
La collaborazione tra i diversi reparti è emersa anche durante il panel 10 Artisans to Watch di Variety, organizzato allo SCAD Savannah Film Festival. Introducendo l’incontro, Kathleen Radomski, responsabile del dipartimento di scenografia alla SCAD, ha ricordato che film e serie televisive nascono dal lavoro di numerosi professionisti, uniti da una visione comune.
Ogni anno Variety seleziona dieci figure che si sono distinte nel cinema e nella televisione, dal trucco al montaggio, dal suono alla scenografia. Tra i premiati di questa edizione figurano Anne Jimkes (The Mosquito Bowl), Aulo Licinio (Project Hail Mary), Landon Lott (Pluribus), Blair McClendon (Clarissa), Adam Newport-Berra (The Invite e Club Kid), Raül Refree (La Bola Negra), Jessica Ronane (Elsinore), Allie Shehorn (Obsession), Grace Snell (Ragione e sentimento) e Danny Vermette (Backrooms).
Il panel ha offerto quindi l’occasione per mettere in luce il lavoro dei professionisti che, insieme a scenografi, registi e altri reparti, contribuiscono a dare forma a un film. Un aspetto che richiama quanto raccontato da Vermette: il cinema è il risultato di competenze diverse, unite dalla stessa visione e dalla capacità di trasformare anche le idee più ambiziose in immagini sullo schermo.






