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Il giudice sospende la fusione tra Paramount e Warner Bros.

Il giudice federale sospende la fusione tra Paramount e Warner Bros. per motivi antitrust. Udienza decisiva fissata ad agosto.

Lunedì un giudice federale ha disposto la sospensione temporanea della fusione tra Paramount e Warner Bros., accogliendo la richiesta di una coalizione di stati secondo cui l’operazione potrebbe violare la normativa antitrust federale, con il rischio di provocare un aumento dei prezzi e una riduzione dell’offerta di film e programmi televisivi.

La giudice Araceli Martinez-Olguin ha emesso un’ordinanza restrittiva della durata di 14 giorni dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti venerdì mattina. Paramount aveva già accettato di non completare la transazione prima del 22 luglio.

Nel provvedimento, la giudice ha scritto che le prove presentate dagli stati ricorrenti dimostrano almeno la presenza di seri interrogativi sul merito della vicenda, elemento che giustifica l’adozione di una misura cautelare preliminare. Ha inoltre osservato che Paramount ha riconosciuto di non subire danni da un rinvio dell’operazione fino alla fine di settembre. Nel frattempo, Paramount e Warner Bros. continueranno a operare come società separate e in concorrenza tra loro, mentre il tribunale esaminerà il caso. Secondo la giudice, il bilanciamento degli interessi e il rilevante interesse pubblico all’applicazione delle norme antitrust depongono chiaramente a favore della sospensione.

La richiesta è stata presentata da una coalizione di 12 stati guidata dalla California, che ha chiesto sia un’ordinanza restrittiva temporanea sia un’ingiunzione preliminare, destinata a bloccare la fusione fino alla decisione sul merito della causa.

L’ordinanza restrittiva potrà essere prorogata fino a un massimo di 28 giorni. La giudice Martinez-Olguin, del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California, con sede a Oakland, ha inoltre fissato per il 3 agosto l’udienza sull’ingiunzione preliminare, anche se la data potrebbe slittare in caso di accordo tra le parti.

Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha definito la decisione “una prima vittoria fondamentale” per impedire che la megafusione venga completata. Ha aggiunto che la storia dimostra come un’eccessiva concentrazione di potere in mercati essenziali finisca per ridurre le opportunità, peggiorare prodotti e servizi e danneggiare il pubblico. Secondo Bonta, la causa punta a garantire un mercato libero ed equo e un’industria cinematografica e televisiva capace di tutelare sia i creativi sia i consumatori.

Un portavoce di Paramount ha invece accolto con favore la rapidità della decisione del tribunale, sottolineando che l’ordinanza mantiene lo status quo mentre la corte valuta le questioni antitrust. La società si è detta convinta che le accuse degli stati siano prive di fondamento, sostenendo che i mercati individuati dai procuratori generali e i presunti effetti anticoncorrenziali non riflettano le attuali dinamiche del settore. Paramount ribadisce che la fusione è legale, favorisce la concorrenza e porterà benefici ai consumatori, ai creatori, ai lavoratori e all’intera industria dell’intrattenimento.

Nei procedimenti antitrust, la decisione sull’ingiunzione preliminare è spesso determinante. Se non viene concessa, la fusione può essere completata e diventa molto difficile annullarla successivamente. Se invece viene accolta, l’operazione rischia di naufragare prima ancora che il processo sul merito abbia inizio.

Paramount ha chiesto che l’udienza sull’ingiunzione si svolga con la presenza di testimoni e punta a ottenere una decisione entro l’inizio di settembre. Se la fusione non sarà completata entro il 30 settembre, la società dovrà iniziare a versare agli investitori di Warner Bros. penali pari a milioni di dollari al giorno.

Durante l’udienza di venerdì, la giudice aveva già lasciato intendere il proprio orientamento, osservando che Paramount aveva ammesso di non subire danni da una breve sospensione. L’avvocato della società, Jeffrey Kessler, aveva proposto di concordare un rinvio della chiusura dell’operazione fino a 30 giorni, in attesa dell’udienza sull’ingiunzione.

Gli stati sostengono che la fusione ridurrebbe la concorrenza sia nel mercato della televisione via cavo sia in quello della distribuzione cinematografica, unendo due dei tre principali fornitori di programmi via cavo e due dei cinque maggiori distributori di film. Paramount replica che il mercato cinematografico è oggi più competitivo e dinamico grazie all’affermazione di nuovi operatori come A24 e Amazon MGM, oltre ad altri soggetti.

La società sostiene inoltre che il mercato della televisione via cavo sia ormai in declino e che, di conseguenza, le valutazioni degli stati sulla concentrazione del mercato non siano attendibili. Secondo Paramount, la fusione rafforzerebbe anche la concorrenza nello streaming, creando un rivale più solido nei confronti di piattaforme dominanti come Netflix e Amazon.

Su questo punto, però, la giudice ha espresso perplessità, e in una nota, come riportato da Variety, a piè di pagina del provvedimento ha affermato che i presunti vantaggi in un mercato non possono compensare eventuali danni alla concorrenza in un altro. Ha inoltre ricordato che la giurisprudenza ha più volte respinto la tesi secondo cui le efficienze economiche generate da una fusione possano giustificare effetti anticoncorrenziali nel mercato direttamente interessato dall’operazione.


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