Ira Sachse Mauricio Zacharias a Cannes 79 Foto Martina Dal Piano per Think Movies

Ira Sachs racconta The Man I Love: tra Rami Malek e il cinema europeo

Il regista Ira Sachs racconta The Man I Love, Rami Malek, la New York degli anni ’80 e l’eredità del cinema europeo.

In occasione della proiezione di The Man I Love al Festival Internazionale del Cinema di Monaco, Ira Sachs ha condiviso alcuni retroscena sul nuovo film, soffermandosi sul casting di Rami Malek, sulla ricostruzione della New York di fine anni ’80 e sulle influenze cinematografiche che hanno plasmato il suo percorso artistico.

Scritto insieme al suo storico collaboratore Mauricio Zacharias, The Man I Love ha debuttato in anteprima mondiale al 79esimo Festival di Cannes, dove è stato accolto da una calorosa ovazione di dieci minuti.

Protagonista della storia è Jimmy George, interpretato da Rami Malek, un artista performativo che vive nella New York della fine degli anni ’80, nel pieno della crisi dell’AIDS. Pur consapevole della malattia e della sua prognosi, Jimmy continua a inseguire con determinazione il desiderio di vivere, amare e creare. Completano il cast Luther Ford, Tom Sturridge, Ebon Moss-Bachrach e Rebecca Hall.

Parlando della scelta di affidare il ruolo principale a Malek, Sachs ha spiegato di averlo apprezzato fin dai tempi di Mr. Robot. “Ho trovato Rami un attore estremamente naturale, con uno stile personale e una presenza magnetica sullo schermo. Per me sono qualità fondamentali. Oggi non riesco più a immaginare Jimmy George senza di lui”, ha raccontato.

Il regista ha inoltre rivelato come il suo primo film, Vaudeville, abbia rappresentato una sorta di anticipazione di The Man I Love. “Rivedendolo oggi, mi sembra un vero precursore. Anche quello era un dramma ambientato nel mondo dello spettacolo, con protagonisti artisti queer e un triangolo amoroso tra tre uomini. Forse, in fondo, ho sempre cercato di realizzare questo film.”

Sachs ha svelato che l’idea di raccontare la New York di quegli anni accompagna lui e Zacharias da molto tempo, ma che è stato necessario attendere per trovare il giusto punto di vista. “Abbiamo parlato di quel periodo fin dall’inizio della nostra collaborazione. Era un’epoca di intensità straordinaria: c’erano la morte e la devastazione provocata dall’AIDS, ma anche un’incredibile vitalità creativa. Ci è voluto tempo per acquisire la distanza necessaria e raccontarla con la giusta prospettiva.”

Riprendendo una definizione del critico Pete Hammond, che ha descritto The Man I Love come “un film umano e straziante sull’amore per l’arte e per gli artisti”, Sachs ha osservato come il processo creativo sia sempre stato al centro del suo cinema. “Ho diretto dieci film e direi che almeno sette parlano, in un modo o nell’altro, della creazione di un’opera d’arte.”

Durante l’incontro, il regista ha ripercorso anche la nascita della sua passione per il cinema. Ha raccontato di aver partecipato al Sundance Film Festival quando aveva appena tredici anni e di aver vissuto un periodo di formazione decisivo durante gli studi universitari a Parigi, dove arrivò a vedere ben 197 film in tre mesi.

Sachs ha infine sottolineato come la sua formazione sia stata profondamente influenzata dal cinema europeo e internazionale. “Il mio immaginario è legato soprattutto al cinema francese, a quello tedesco – penso in particolare a Fassbinder – e al cinema asiatico. Amo anche il cinema americano, soprattutto quello degli anni Trenta, Quaranta e Settanta, ma il mio stile si è formato principalmente attraverso il cinema del resto del mondo.”

Come riportato da Deadline, il regista ha concluso con una riflessione sul rapporto con i grandi maestri europei, che considera un punto di riferimento costante. “Li chiamo i miei “mostri”. Sono sempre lì, sulla mia spalla. So che non sarò mai bravo quanto loro e continueranno a intimorirmi. Ma proprio da quell’intimidazione nasce anche l’ispirazione. È confrontandosi con la storia del cinema che si può trovare la propria voce.”


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