Rami Malek racconta le paure affrontate dopo Freddie Mercury e il legame con Ira Sachs nel dramma queer The Man I Love.
Dopo il trionfo agli Oscar per la sua interpretazione di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, Rami Malek non era affatto certo di voler tornare a confrontarsi con un personaggio queer legato al mondo della musica e dell’arte. Eppure è proprio questa esitazione ad averlo spinto verso The Man I Love, il nuovo dramma diretto da Ira Sachs, presentato in anteprima al 79esimo Festival di Cannes.
Malek ha raccontato che desiderava lavorare con Sachs da molto tempo, al punto da chiedere ai suoi agenti di organizzare un incontro con il regista. Quando però ha letto la sceneggiatura del film — incentrato su Jimmy, un attore teatrale newyorkese che affronta la vita, l’amore e la propria vocazione artistica dopo una diagnosi di AIDS — la sua prima reazione è stata il rifiuto.
“Non posso farlo”, si disse inizialmente. “Ci sono troppe somiglianze. Potrebbe essere problematico”. Reduce dal peso e dall’eco lasciati da Freddie Mercury, l’attore ha ammesso di aver provato paura. Una paura che lo ha costretto a interrogarsi su ciò che davvero lo spaventasse: le analogie tra i due personaggi, il canto, oppure il periodo storico evocato dal film.
Alla fine, però, è stato proprio l’insegnamento lasciatogli dall’esperienza di Mercury a convincerlo ad accettare il ruolo. “Se c’è una cosa che Freddie mi ha insegnato, è affrontare la paura”, ha spiegato.
A rassicurarlo è stata soprattutto la fiducia in Sachs, regista che Malek considera unico nel panorama contemporaneo. Sapeva di essere “in mani straordinarie” e di poter contare su qualcuno capace non solo di guidarlo, ma anche di spingerlo oltre i propri limiti. Buttandosi completamente nel personaggio, l’attore ha scoperto che Jimmy e Freddie condividono alcuni tratti, pur appartenendo a mondi profondamente diversi.
Anche il canto, elemento centrale del film, assume qui un significato differente rispetto a Bohemian Rhapsody. Freddie Mercury incarnava la dimensione epica della performance davanti alle folle; Jimmy, invece, vive la musica come una ricerca intima di creatività, amore, piacere e gioia. “Sa cantare, ma non deve essere perfetto”, ha spiegato Malek. “Quello che conta è il desiderio di creare e di vivere pienamente”.
Per l’attore, Jimmy rappresenta tutti quei talenti che non raggiungono la fama planetaria di una leggenda come Freddie Mercury, ma che possiedono comunque un universo artistico autentico e prezioso. Persone che magari non vengono consacrate dalle masse, ma trovano riconoscimento in una comunità più piccola — o persino dentro se stesse.
Sachs ha approfondito questo aspetto durante la conferenza stampa, sottolineando come Jimmy incarni un tipo di ambizione molto diversa da quella di Freddie Mercury: non una tensione verso la gloria globale, ma una ricerca più interiore e locale. La New York artistica degli anni Ottanta raccontata nel film era, secondo il regista, un mondo in cui si creava per impressionare il vicino di casa, l’artista che viveva dietro l’angolo, non per conquistare il pianeta.
Quella dimensione intima e profondamente umana sembra aver colpito anche il pubblico del Festival di Cannes. Dopo la prima del film, The Man I Love ha ricevuto un’ovazione di otto minuti al Palais des Festivals, mentre Malek, visibilmente emozionato, è scoppiato in lacrime.
Sachs ha poi spiegato perché Malek fosse la sua prima scelta per il ruolo: il film aveva bisogno di qualcuno capace di unire mistero, imprevedibilità e autentico carisma da star. “Una star”, ha detto il regista, “è qualcuno che emana luce e chiede di essere guardato”.
Nel corso di un incontro speciale organizzato da Kering per Women in Motion, Malek ha infine riconosciuto al regista il merito di avergli permesso di raggiungere un livello interpretativo che difficilmente avrebbe toccato altrove. “Abbiamo creduto l’uno nell’altro”, ha detto.
L’attore ha anche riflettuto sul significato storico della sua vittoria agli Oscar per Bohemian Rhapsody, ricordando l’importanza di essere diventato il primo attore egiziano a conquistare il premio, un traguardo che spera possa continuare a ispirare le nuove generazioni.






