Jordan Firstman - Club Kid - Cannes 79 - Credit Foto Martina Dal Piano per Think Movies

Jordan Firstman racconta il successo di Club Kid e l’accordo con A24

Jordan Firstman vende Club Kid ad A24 per 17M$ dopo guerra di offerte: debutto da regista tra successo e riscatto personale.

Jordan Firstman sta vivendo un momento di svolta alla sua prima esperienza da regista con Club Kid, presentato al 79esimo Festival di Cannes e poi acquistato da A24 per circa 17 milioni di dollari dopo una forte competizione tra più case di produzione. Per lui, come riportato da Variety, la settimana sulla Croisette è stata “la più bella della sua vita”, segnata non solo dal successo del film ma anche dalla presenza della sua famiglia e dalla sensazione di vedere finalmente il proprio lavoro riconosciuto su larga scala.

Il film, che Firstman ha scritto, diretto e interpretato, racconta la storia di un PR della nightlife newyorkese la cui vita fatta di feste e eccessi viene sconvolta dall’arrivo improvviso di un bambino che scopre essere suo figlio. È un’opera che mescola la cultura queer dei club con una dimensione più intima e familiare, alternando ironia e momenti emotivi. Firstman descrive il progetto come volutamente “cringe” e sentimentale, ispirato a film come Uptown Girls e Big Daddy, ma anche con sfumature più drammatiche alla Kramer contro Kramer.

Dietro il tono leggero e provocatorio, il regista racconta anche un percorso personale più complesso. Negli ultimi anni si è sentito spesso frainteso dal pubblico e intrappolato in una percezione pubblica che lo riduceva a una figura provocatoria o controversa. Questo lo ha portato a vivere un periodo difficile, in cui ha sperimentato anche forme di depressione e la sensazione di essere costantemente giudicato in modo distorto. Con Club Kid, però, dice di aver ritrovato una versione più completa di sé, meno filtrata e più umana.

Il successo a Cannes e l’interesse di A24 rappresentano per lui non solo un traguardo professionale, ma anche una sorta di riscatto personale. Nonostante l’accordo milionario, Firstman insiste sul fatto che il film non nasce con l’ambizione di essere un manifesto o di “cambiare l’industria”, ma piuttosto di raccontare una storia individuale, con le sue fragilità e contraddizioni, senza etichette forzate.

Un altro aspetto centrale del progetto è l’attenzione al cast e alla comunità queer coinvolta nella produzione e nella promozione. Firstman ha voluto che gli attori venissero portati a Cannes con tutte le spese coperte, sottolineando l’importanza di dare visibilità e spazio a chi ha contribuito alla cultura che il film racconta. Allo stesso modo, ha insistito per una distribuzione cinematografica tradizionale, girando in pellicola 35mm e rifiutando alcune opzioni streaming per preservare l’esperienza in sala.

Tra momenti mondani e incontri con figure del cinema internazionale, come Julianne Moore e Pedro Almodóvar, Firstman descrive Cannes come un’esperienza surreale ma decisiva. Club Kid segna quindi per lui il passaggio da una percezione pubblica spesso critica a quella di autore completo, capace di unire ironia, sensibilità e racconto personale in un’unica opera.


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