Penélope Cruz e Javier Bardem parlano di politica a Venezia 83, presentando Bunker, il film di Florian Zeller tra realtà e finzione e futuro.
Se un film parla di paura, isolamento, pregiudizi e del modo in cui guardiamo il mondo, può un attore chiamarsi fuori dalla realtà che lo circonda? Per Penélope Cruz, nel caso di Bunker, sarebbe difficile farlo, e alla conferenza stampa dell’83esimo Festival del Cinema di Venezia, insieme a Javier Bardem ha affrontato anche il tema della politica e del loro impegno pubblico, a partire da una storia che, secondo lei, intreccia inevitabilmente finzione e attualità.
Qui la Recensione: Bunker, recensione: Penélope Cruz e Javier Bardem tra amore, paura e isolamento
Qui il Red Carpet: Bunker, Penelope Cruz e Javier Bardem incantano il red carpet della première a Venezia 83
I due attori, che hanno espresso pubblicamente anche il loro sostegno alla Palestina, in Bunker interpretano una coppia sposata da diciassette anni, il cui matrimonio comincia a sgretolarsi quando lui, un architetto, accetta di costruire un bunker di sopravvivenza per un miliardario del settore tecnologico.
“Non dobbiamo per forza essere d’accordo con i nostri personaggi, non dobbiamo per forza essere d’accordo a volte con la storia, ma questo film tocca così tanti aspetti della situazione attuale del mondo, cose che riguardano tutti noi, le generazioni future”, ha spiegato Cruz aggiungendo. “Per questo sarebbe molto contraddittorio recitare in un film del genere e poi rifiutarsi di parlarne. Ci sono così tante cose in questo film che sarebbe davvero contraddittorio dire poi: “Oh, non voglio parlare di questo. È impossibile”. L’attrice ha anche ammesso che una conferenza stampa come quella di Venezia può fare più paura di settimane di riprese, ma ha ribadito che non avrebbe senso dire: “Non parlo di politica”.
Bardem ha sottolineato che il diritto di esprimere ciò che si pensa non dipende dal mestiere che si svolge. “Che tu sia un artista, un attore, un idraulico o un tassista, hai il diritto di esprimere la tua verità su ciò che ritieni importante”, ha detto. Nel caso di chi lavora nel cinema, però, la maggiore visibilità comporta anche una responsabilità diversa. “Ovviamente ho più risorse di un tassista per farlo, perché ho questo [il microfono] e ci siete voi ad ascoltarmi. Quindi la responsabilità è diversa”.
Secondo Bardem, questa responsabilità è legata anche a uno dei temi centrali di Bunker: quanto siamo disposti ad ascoltare e accogliere l’altro e quanto, invece, arriviamo a temerlo sulla base di ciò che immaginiamo, dei nostri pregiudizi e delle nostre paure. “In base a questo, quanto siamo disposti a isolare e criminalizzare l’altro? E non conosco la risposta, ma è una domanda importante.”
Nel film, scritto e diretto da Florian Zeller, recitano anche Paul Dano, Patrick Schwarzenegger e Stephen Graham. Per il regista è un ritorno a Venezia dopo The Son, con Hugh Jackman, presentato in concorso per il Leone d’Oro nel 2022. Zeller aveva esordito alla regia di un lungometraggio nel 2020 con The Father, che aveva portato Anthony Hopkins alla vittoria dell’Oscar e aveva ottenuto anche il premio per la migliore sceneggiatura non originale.
Tra le fonti d’ispirazione di Bunker c’è Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, e Zeller ha spiegato di aver apprezzato il modo in cui Kubrick aveva giocato sul confine tra finzione e realtà scegliendo Tom Cruise e Nicole Kidman, allora sposati, per interpretare una coppia in crisi. Da qui l’idea di affidare i ruoli principali a Cruz e Bardem, che nella vita sono marito e moglie. I due avevano già recitato insieme in Jamón Jamón, Vicky Cristina Barcelona e Tutti lo sanno, ma non avevano mai interpretato una coppia sposata da molti anni.
“Ho adorato Eyes Wide Shut, questa proposta ambivalente presentata al pubblico, in cui non si è mai del tutto sicuri di cosa si stia guardando”, ha raccontato Zeller. “È finzione? È un’altra versione della finzione? Dov’è il confine tra realtà e finzione? Questa permeabilità tra realtà e finzione mi è sembrata un progetto davvero affascinante”.
Sul loro modo di lavorare insieme, Bardem ha inizialmente scherzato sui possibili litigi: “Siamo molto bravi a creare finzione o realtà, altrimenti non sopravviveremmo in questo lavoro”. Alla domanda se avessero mai litigato, ha risposto: “No, mai”. Cruz ha riso: “Ti conosco da più di 30 anni, immagina se non avessimo mai litigato”.
Più seriamente, l’attrice ha spiegato che entrambi amano molto il proprio lavoro, ma non ne fanno un argomento costante nelle loro conversazioni. Quando preparano un film insieme, naturalmente, il lavoro diventa più presente, ma è qualcosa che è successo raramente: “Naturalmente, è capitato, tipo, ogni cinque anni”.
Anche la presenza di Zeller, secondo Cruz, ha contribuito a mantenere un equilibrio sul set, permettendo a lei e Bardem di non portare nella storia la propria vita personale. “Sapevamo che saremmo stati protetti in questo modo, nel senso che c’era qualcuno in mezzo che ci invitava a non portare nulla della nostra vita personale, ma a portare noi stessi e tutto ciò che avevamo vissuto nella nostra vita.”.
Bunker porta quindi sullo schermo una storia in cui il confine tra intimità, paura e realtà si fa sempre più incerto, affidandola a due interpreti che, questa volta, hanno scelto di mettere la propria complicità al servizio di una coppia molto diversa da quella che conosciamo fuori dal set.






