The Vampire Lestat

The Vampire Lestat, Sam Reid racconta la canzone che ha cambiato il destino di Lestat

The Vampire Lestat: Sam Reid racconta il momento più intenso della stagione e la canzone che ha dato voce al suo personaggio.

Non dite che Lestat de Lioncourt non vi abbia mai dato qualcosa. Il problema è che non vi permetterà mai di tenerlo. Nel terzo episodio di The Vampire Lestat, la nuova serie AMC che prosegue il percorso iniziato con Intervista col vampiro, Lestat (Sam Reid) decide finalmente di concedere a Daniel Molloy (Eric Bogosian) ciò che il giornalista — diventato prima vampiro e poi documentarista — cercava da tempo: una vera intervista. Non una semplice confessione, ma un momento di assoluta vulnerabilità, fatto di ricordi, dolore e persino lacrime di sangue.

E proprio questo renderà la scena così devastante per Lestat, perché per la prima volta racconta apertamente la storia di Nicolas de Lenfent (Joseph Potter), il suo primo grande amore, trasformato in vampiro da Lestat stesso e poi distrutto dal peso di quella nuova esistenza. Per Daniel è una conquista enorme: pensa di essere finalmente riuscito a penetrare la corazza dell’enigmatico Lestat e ad arrivare alla parte di lui che nessuno aveva mai visto. Per il creatore della serie, Rolin Jones, però, come riportato da Variety, il significato principale dell’episodio è soprattutto un altro: lasciare spazio a Sam Reid.

“Volevamo solo farci da parte e lasciare che fosse Sam a brillare”, ha spiegato Jones. “Tra tutti gli episodi della serie, questo mostra meglio di qualsiasi altro cosa sia capace di fare come attore. È il suo momento più importante”.

La realizzazione dell’episodio, però, non è stata semplice. È stato uno dei capitoli più complessi della stagione, quello che ha richiesto più tempo e che ha creato qualche preoccupazione anche alla produzione, fino a quando la svolta non è arrivata grazie a una canzone del compositore Daniel Hart: The Loneliness.

Il brano, che chiude l’episodio, diventa per Lestat una sorta di manifesto personale perché non rappresenta una fuga dal dolore, ma l’accettazione della sua presenza costante. Durante l’episodio Lestat affronta infatti tutti i fantasmi che lo perseguitano: rifiuta le provocazioni della madre e creatrice Gabriella (Jennifer Ehle), affronta il ricordo del suo creatore Magnus (Damien Atkins), rivive la trasformazione in vampiro e cerca disperatamente di scappare dai traumi del passato.

Ma quei fantasmi non lo lasciano andare. Magnus continua a tormentarlo fino a quando Lestat arriva al limite e distrugge volontariamente la propria auto. Dalle fiamme emerge come una fenice: biondo, vestito di pelle, pronto a salire sul palco.

La musica non gli offre una vera guarigione, ma gli permette di convivere con il caos che porta dentro. “La canzone dice che non può fare nulla per il passato”, racconta Sam Reid. “Non puoi eliminare la solitudine o la sofferenza. Sono parte di quello che sei. Quindi tanto vale affrontarle”.

Il testo di The Loneliness riassume perfettamente questa filosofia: Lestat non può cancellare il vuoto che porta dentro, può solo smettere di combatterlo. Quando Jones ascoltò il brano per la prima volta capì immediatamente che era quello che stava cercando. “Era esattamente ciò su cui avevamo lavorato per un anno e mezzo. Daniel aveva centrato tutto. Era così perfetta che l’abbiamo persino messa sul fianco del tour bus di Lestat”.

La frase “Don’t Burn Alone” diventa così il simbolo dello spettacolo: un messaggio rivolto al pubblico, ma soprattutto a se stesso. Durante l’esibizione accade qualcosa di significativo: Gabriella e Magnus abbandonano la scena, perché capiscono che Lestat non permetterà più loro di consumarlo come hanno fatto per secoli. Nicolas, invece, resta lì a guardarlo.

Per Reid questa canzone non serve soltanto ad allontanare i suoi demoni, ma anche ad accettare la loro presenza. “Lo apre. Non gli permette semplicemente di lasciarsi tutto alle spalle: gli permette di stare ancora con quelle parti di sé”.

Per la messa in scena, Jones voleva che il concerto sembrasse un momento storico, qualcosa che il pubblico avrebbe ricordato per anni. “Volevamo che sembrasse un evento di cui la gente avrebbe parlato dicendo: “Tu c’eri quella sera?””.

Anche la levitazione di Lestat sul palco ha un significato preciso: è un richiamo alla prima stagione, quando il personaggio perdeva il controllo dei propri poteri nei momenti di emozione estrema.

Ma dietro il grande spettacolo resta un personaggio che sa perfettamente di stare andando verso il limite. Che si tratti di The Loneliness o di Cabbage, un’altra delle canzoni preferite di Sam Reid, Lestat non sta cercando semplicemente di guarire. Sta scegliendo il caos perché, paradossalmente, è proprio lì che trova una forma di libertà.

“Si sta dirigendo verso la frammentazione e la follia perché lì trova una forma di liberazione”, spiega Reid. “È un modo di pensare molto diverso dal semplice desiderio di guarire. Sta cercando di impazzire ancora di più”.

Questa consapevolezza emerge anche nel confronto con Daniel Molloy. Lestat gli dice chiaramente che, a differenza di Louis — protagonista delle prime stagioni — lui non vive di illusioni. Sa chi è, sa di essere arrogante, vanitoso e ossessionato da se stesso, ma sa anche di avere ferite che non può nascondere.

“È una creatura molto consapevole”, dice Reid. “Questo non significa che non sia pieno di ego, ma sa perfettamente di non essere tutto ciò che vorrebbe essere”.

Ed è proprio per questo che Lestat non regala mai davvero la sua vulnerabilità. Alla fine Daniel scopre che la sua intervista più importante non è mai stata registrata: Lestat ha trasmesso tutto attraverso una frequenza vampirica, rendendo inutilizzabile ogni ripresa. Quella che sembrava una vittoria per Molloy si trasforma così in una nuova umiliazione.

Per Reid, Lestat sta giocando con lui come un gatto con un topo in gabbia. Lo sta punendo per ciò che Daniel aveva fatto pubblicando l’intervista di Louis, ma allo stesso tempo gli sta mostrando qualcosa di sé che nessuno aveva mai visto.

Anche il tema della balbuzie di Lestat assume un nuovo significato. In passato Reid non era convinto fosse necessario per il personaggio, ma questo episodio gli ha fatto cambiare idea. “Abbiamo capito che Lestat non si vergogna della sua difficoltà. Non ha paura di parlarne. Quello che vuole mostrare a Molloy è che è riuscito a cambiare”.

Il messaggio finale è chiaro: Lestat non è diventato un’altra persona perché ha dimenticato il passato. È diventato quello che è perché ha imparato a conviverci.


Pubblicato

in

da

Tag: