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Antoine Fuqua racconta il biopic su Michael Jackson e il possibile sequel

Antoine Fuqua racconta il biopic su Michael Jackson tra successo globale, riprese extra, controversie e un possibile sequel.

Il regista Antoine Fuqua, in occasione del successo al botteghino del biopic Michael, ha raccontato in un’intervista, a Deadline, il lungo e complesso percorso che ha portato il film sul grande schermo, tra scelte creative, difficoltà produttive e riflessioni sull’icona pop.

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Il film, prodotto da Lionsgate e Universal, ha registrato il miglior debutto della carriera di Fuqua: 97 milioni di dollari negli Stati Uniti e 217,4 milioni a livello globale. Un risultato importante per il regista, che prima di dedicarsi al cinema aveva lavorato anche nella realizzazione di videoclip per artisti come Toni Braxton, Stevie Wonder, Prince e per il celebre brano Gangsta’s Paradise di Coolio.

Ripercorrendo il suo rapporto con Michael Jackson, Fuqua ha ricordato di averlo incontrato solo una volta in una breve telefonata, quando era stato preso in considerazione per la regia di Remember the Time. Non si trattò di un vero colloquio, ma di un gesto cordiale del cantante, che si era mostrato gentile e interessato al suo lavoro.

La nascita del progetto Michael è arrivata anni dopo, quando il produttore Graham King lo ha coinvolto direttamente. Fuqua ha raccontato di essere rimasto colpito dalla somiglianza di Jaafar Jackson, nipote dell’artista, che stava sostenendo un provino per il ruolo principale. Da lì, dopo un incontro in Costiera Amalfitana e la lettura della sceneggiatura, il regista ha accettato di dirigere il film.

La sua visione era chiara fin dall’inizio: non realizzare un semplice biopic celebrativo, ma “umanizzare” Michael Jackson. L’obiettivo era mostrare sia la sua straordinaria grandezza artistica sia la sua fragilità personale, rendendolo comprensibile anche a chi non conosce a fondo la sua storia. Fuqua ha sottolineato come molti giovani oggi conoscano solo superficialmente la sua figura, e quanto fosse importante ricordare la sua musica, la sua energia e anche le sue insicurezze.

Uno degli aspetti centrali del film è il rapporto con il padre Joe Jackson, rappresentato come una presenza severa e spesso opprimente. Fuqua ha svelato che questa dinamica è stata fondamentale per comprendere la personalità di Michael, così come il suo rapporto con gli animali, tra cui Bubbles lo scimpanzé, simbolo della sua empatia verso gli esseri viventi e della sua sensibilità verso chi soffre.

Il regista ha anche parlato delle difficoltà produttive, definendo il film uno dei più complessi della sua carriera. Dopo la fine delle riprese iniziali, infatti, la produzione ha dovuto affrontare un cambiamento radicale legato a questioni legali: la presenza dell’accusatore Jordan Chandler non poteva essere rappresentata per accordi pregressi. Questo ha comportato riprese aggiuntive costate circa 50 milioni di dollari, portando il budget totale a circa 200 milioni. Fuqua ha raccontato che le nuove riprese sono durate circa 20 giorni, costringendolo a rinunciare temporaneamente ad altri progetti.

Il regista ha anche ricordato come questo imprevisto abbia avuto un forte impatto personale, paragonandolo ad altre situazioni difficili vissute nella sua carriera, come durante la lavorazione di Emancipation, in concomitanza con l’episodio dello schiaffo tra Will Smith e Chris Rock agli Oscar.

Sul piano narrativo, Fuqua ha spiegato che alcune parti controverse della vita di Jackson sono state lasciate per un eventuale seguito. Il film, infatti, è pensato come una prima parte focalizzata sull’uomo e sull’artista, mentre gli eventi più controversi verrebbero eventualmente affrontati in un secondo capitolo. La scelta è stata quella di concentrarsi sull’origine del personaggio, per evitare che il racconto risultasse decontestualizzato.

Ha confermato inoltre che esiste già una grande quantità di materiale girato, sufficiente potenzialmente per un sequel, e che le riprese si sono spinte fino agli anni successivi a Remember the Time, includendo anche il periodo in cui le difficoltà di Jackson iniziarono a intensificarsi.

Parlando di Jaafar Jackson, Fuqua ha detto come il giovane attore abbia impressionato tutti durante i provini. Oltre alla somiglianza fisica, è stato il suo comportamento sul set a colpire la troupe: in un momento particolarmente intenso, rispondendo improvvisamente a una domanda del regista “come se fosse Michael”, avrebbe creato un’atmosfera emotiva fortissima tra i presenti. Anche durante le riprese della performance di Bad, girata con centinaia di comparse, Jaafar avrebbe dimostrato una dedizione estrema, fino a esaurirsi fisicamente pur di perfezionare la coreografia e la recitazione.

Sul futuro del progetto, Fuqua ha lasciato aperta la porta a un sequel, dichiarando che gli piacerebbe molto dirigerlo, anche se tutto dipenderà dagli impegni produttivi. Ha ammesso che gli dispiacerebbe vedere qualcun altro proseguire la storia.

Infine, alla domanda su un possibile film dedicato a Janet Jackson, il regista ha risposto di non averne mai parlato con lei, pur dichiarandosi un suo grande fan.


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