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Grogu conquista tutti: come nasce il Baby Yoda di Star Wars

Grogu conquista tutti: come gli artigiani di Star Wars hanno creato il Baby Yoda tra animatronica, CGI e straordinari effetti pratici.

L’universo di Star Wars continua a rinnovarsi attraverso nuovi personaggi e storie capaci di conquistare il pubblico, mescolando spettacolo, tecnologia e immaginario pop. Tra le presenze più amate degli ultimi anni spicca Grogu, la piccola creatura verde diventata un fenomeno globale.

Nel film Star Wars: The Mandalorian and Grogu, arrivato nelle sale italiane il 20 maggio, non è infatti il Mandaloriano interpretato da Pedro Pascal ha conquistare tutti, ma il suo inseparabile compagno d’avventure: Grogu.

Qui la Recensione: The Mandalorian and Grogu, la recensione: un ritorno al cinema che resta serie

Apparso sui red carpet, e fotografato a bordo campo durante una partita NBA, la piccola creatura dagli occhi enormi, ormai icona della saga, è diventato protagonista assoluto dei social, e la sua tenerezza continua a funzionare come una calamita per fan di ogni età, dal momento che tutti vogliono stare dentro il suo mondo. Ma dietro questo successo c’è un lavoro lungo anni, e per John Knoll, supervisore degli effetti visivi e tra i principali creatori del personaggio, tutto era chiaro fin dall’inizio.

Durante la prima stagione di The Mandalorian, la serie da cui è nato il film, si imbatté in un concept di Christian Alzmann che riusciva a catturare perfettamente l’idea di partenza. L’intuizione era semplice: una versione infantile della specie di Yoda. “Era già nella sceneggiatura nelle prime fasi”, racconta Knoll. “Abbiamo provato diversi design, ma quando è arrivato quello giusto abbiamo capito che sarebbe stato il riferimento definitivo.”

Da lì sono, come riportato da Variety, passati oltre sei anni di sviluppo continuo, e il risultato è una combinazione molto delicata tra animatronica e CGI, pensata per dare vita a un personaggio che doveva sembrare vivo, espressivo e credibile in ogni gesto.

Più di cento professionisti hanno lavorato al progetto: artisti, modellatori, tecnici di animatronica, burattinai ed esperti di effetti visivi. Lo studio Legacy Effects ha realizzato cinque versioni diverse del pupazzo, ciascuna con una funzione specifica: dalle scene principali a quelle d’azione, fino alle versioni più specializzate per esigenze particolari.

Il corpo del pupazzo è costruito con materiali come ottone, alluminio e acciaio, insieme a componenti stampati in 3D. Ma i dettagli del sistema interno restano segreti, come spesso accade in produzioni di questo livello.

Nel tempo, il personaggio è stato perfezionato costantemente. L’esperienza della serie ha permesso al team di renderlo sempre più espressivo: dita completamente articolate, movimenti degli occhi più realistici e soprattutto una camminata finalmente convincente, una delle sfide più difficili da risolvere.

Nella serie si tendeva a evitarla, ma nel film non era più possibile. Da qui è nato anche un sistema interno ribattezzato scherzosamente il “tosaerba”, pensato per rendere naturali i piccoli passi del personaggio.

Non tutto, però, può essere fatto in modo pratico. Le sequenze più estreme — salti, acrobazie o movimenti troppo complessi — vengono realizzate in CGI, anche per proteggere il delicato rivestimento in silicone del pupazzo. Ma quando possibile, si torna sempre agli effetti fisici, soprattutto per mantenere la forza espressiva del personaggio.

In alcune scene, come quelle in cui Grogu è preoccupato per le sorti di Mando, il lavoro si concentra interamente sulle espressioni: gli artisti hanno studiato a lungo il modo in cui trasmettere emozioni semplici ma immediate, come la malinconia o la paura, che ricordano quelle di un cucciolo.

Sul set, Grogu prende vita grazie a una squadra di almeno cinque burattinai che lavorano insieme: uno per le gambe, uno per testa e corpo, gli altri per occhi, orecchie ed espressioni facciali. È una coreografia invisibile che deve funzionare alla perfezione per dare l’illusione della vita.

Anche una delle scene più amate, quella in cui viaggia sulle spalle di Mando e gli dà piccoli colpi sull’elmetto, è stata realizzata quasi interamente in modo pratico, con i burattinai nascosti dietro l’attore.

Diverso il caso della scena con la rana gigante, dove Grogu viene inghiottito e poi sputato fuori. In quel caso si è preferita la CGI per evitare di rovinare il pupazzo con materiali difficili da gestire sul set. Subito dopo, però, si è tornati agli effetti pratici, aggiungendo digitalmente solo ciò che serviva.

Lavorare con le marionette significa anche una lunga fase di pulizia in post-produzione: i burattinai devono essere completamente rimossi digitalmente da ogni inquadratura. Ma per il regista Jon Favreau questo fa parte dell’identità di Star Wars.

“Nei film originali si vedevano pupazzi e costumi”, osserva Knoll. “Non era perfetto, ma proprio questo contribuiva al fascino. Non c’è niente di male se si percepisce l’artificio.”

Oggi esiste già una versione di Grogu completamente radiocomandata, utilizzata per eventi e apparizioni pubbliche. Non è ancora sofisticata quanto quella usata sul set, ma segna un ulteriore passo avanti.

E probabilmente non è finita qui: ogni nuova versione del personaggio diventa più evoluta della precedente. E visto l’affetto che continua a generare, Grogu sembra destinato a restare a lungo uno dei volti più amati della galassia.


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