Tilda Swinton a Cannes 79: le foto del red carpet Chanel e le sue riflessioni su cinema, IA e carriera durante la masterclass.
Tilda Swinton è tornata sulla Croisette per il 79° Festival di Cannes, prendendo parte agli eventi della giornata in occasione della première di La Bola Negra. Sul red carpet, di cui vi mostriamo alcuni scatti della nostra Martina Dal Piano, ha sfoggiato un look essenziale dai toni del blu e del ghiaccio.

La presenza dell’attrice al festival non si è però limitata alla salita dei gradini del Palais. Nel corso della giornata la Swinton è stata infatti protagonista di una masterclass, introdotta dal direttore artistico Thierry Frémaux, e dedicata al suo percorso artistico, ai collaboratori con cui ha costruito la sua carriera e alla sua visione del cinema.

Nel suo intervento ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale, osservando come non rappresenti una minaccia in sé, ma diventi un rischio solo quando il cinema si irrigidisce nella prevedibilità. “Quello che dobbiamo fare è ciò che solo gli esseri umani possono fare: creare esperienze caotiche e avventurose”, ha spiegato, sottolineando l’importanza di mantenere viva la capacità del cinema di sorprendere lo spettatore.
La Swinton ha ribadito come il cinema abbia già attraversato e superato molte trasformazioni tecnologiche — dall’arrivo del sonoro fino all’era dello streaming — e continuerà a farlo a condizione che resti legato al rischio creativo e all’invenzione. “È un’attività umana”, ha affermato. “Sono gli esseri umani a fare il cinema”.
Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata a Derek Jarman, regista con cui la Swinton ha esordito nel 1985 in “Caravaggio”. L’attrice ha ricordato il clima di libertà e responsabilità condivisa che caratterizzava i suoi set, dove anche i collaboratori più giovani venivano coinvolti in ruoli creativi decisivi.
Durante la masterclass ha inoltre rivelato che materiali inediti girati sul set di “Edward II” nel 1990 sono attualmente in fase di montaggio per un futuro documentario dedicato a Jarman.
Swinton ha poi ripercorso alcune delle collaborazioni più significative della sua carriera. Ha ricordato l’incontro con Bong Joon Ho a Cannes, nato dopo la visione dei suoi primi film, e il successivo sviluppo del personaggio scritto per lei nel corso della collaborazione. Di Jim Jarmusch ha evidenziato l’approccio istintivo e musicale al set, mentre con Luca Guadagnino ha raccontato la genesi del suo ruolo in “Suspiria”, nato da un’idea di trasformazione radicale del personaggio.
Ampio spazio è stato dedicato anche a “Orlando” di Sally Potter, adattamento del romanzo di Virginia Woolf, che Swinton ha descritto come un’opera centrata sulla fluidità dell’identità più che sulla sua definizione. L’attrice ha ricordato inoltre le difficoltà produttive del film, realizzato grazie a una complessa coproduzione internazionale.
Infine, ha confermato di essere al lavoro su due progetti con il regista Apichatpong Weerasethakul, tra cui “Jengira’s Magnificent Dream”, attualmente in sviluppo con riprese previste in Sri Lanka.

Tra il red carpet e la masterclass, la presenza di Tilda Swinton a Cannes ha unito ancora una volta le due dimensioni che la definiscono: quella dell’icona cinematografica e quella di un’artista che concepisce il cinema come spazio di libertà, ricerca e rischio creativo.






