Resident Evil film 2026

Resident Evil: Austin Abrams racconta la trasformazione di Bryan: “È stato tragico”

Austin Abrams racconta la trasformazione di Bryan in Resident Evil, l’urlo improvvisato, il freddo sul set e la scena affidata agli stuntman.

Per Austin Abrams, interpretare Bryan in Resident Evil ha significato affrontare un personaggio che attraversa il film tra fughe, sparatorie, urla e incontri con creature non morte, fino alla trasformazione finale. Bryan è un maldestro corriere medico che scopre che la sua ragazza Michelle è incinta e decide di fare un’ultima consegna prima di tornare a casa.

Il viaggio verso l’ospedale di Raccoon City si trasforma però rapidamente in un incubo: dopo aver investito una donna e averla caricata in auto senza rendersi conto che sta diventando uno zombie, Bryan si ritrova a fuggire da creature non morte, fino a essere morso e a nascondere la ferita. Quando raggiunge l’ospedale, l’infezione è ormai avanzata e non riesce a usare l’antidoto che trasporta. Nel laboratorio della Umbrella Corporation si trasforma così in una gigantesca creatura tentacolare e fa a pezzi gli scienziati che cercano di salvarlo, prima di arrivare sul tetto dell’ospedale, dove un elicottero militare lo prende di mira.

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Abrams non si aspettava quel destino per Bryan e lo considera uno degli elementi che più gli sono piaciuti del lavoro con Zach Cregger, con cui aveva già lavorato in Weapons. “È disposto a correre dei rischi e a far morire il personaggio che segui per tutto il tempo, e non solo, ma anche a fargli distruggere tutto ciò per cui aveva appena combattuto”, racconta. Secondo l’attore è una conclusione sorprendente e anche tragica, perché tutto quello che Bryan ha passato, i suoi sentimenti per Michelle e i sacrifici compiuti lungo il percorso finiscono per essere essenzialmente inutili. La sua storia racconta però anche la diffusione del virus e la possibilità di debellarlo, ed è per questo, dice Abrams, “una storia di origini interessante”.

La trasformazione è stata realizzata attraverso una combinazione di elementi pratici ed effetti speciali. “Sono sicuramente io, e ci sono sicuramente degli elementi che mi hanno applicato sul viso”, spiega Abrams, senza sapere però con precisione quali parti della sua performance siano rimaste nella versione finale e quali siano state aggiunte. Le azioni della creatura sono state comunque interpretate da lui durante le riprese.

Anche l’urlo di Bryan è nato senza una preparazione precisa. Abrams racconta di aver semplicemente abbandonato ogni inibizione, senza cercare di apparire o sembrare figo, e di aver lasciato che la scena prendesse la sua strada. Non ricorda l’ultima volta in cui gli fosse uscito un urlo in modo naturale, ma proprio per questo non voleva sapere in anticipo che cosa sarebbe successo. Durante lo scontro finale Cregger gli chiedeva di andare ancora più avanti, di essere “più mostro”, con più ruggito e più paura. Abrams ricorda di aver pensato che in quel momento poteva sembrare ridicolo, ma era necessario impegnarsi completamente e immaginare di essere un mostro grande e spaventoso.

Lo stesso valeva per le scene in cui Bryan corre sulla neve. Abrams non si è preparato in modo specifico, perché non voleva che il personaggio sembrasse un corridore: gli interessava mostrarlo in difficoltà, senza fiato, lasciando il dubbio che potesse riuscire a continuare. A Praga, inoltre, il clima ha reso quelle sequenze ancora più impegnative. Ci sono stati giorni in cui la pioggia si congelava sulla giacca, lasciandolo ricoperto di ghiaccio, e altri in cui ha nevicato davvero. La neve della fattoria era in gran parte reale. Abrams svela di non aver avuto particolari problemi con il freddo, anche se ci sono stati giorni difficili per tutti, e ricorda soprattutto l’attrice che interpretava la passante investita da Bryan, costretta a sdraiarsi nella neve con un vestito estivo. Non si è lamentata e ha portato a termine il lavoro.

La scena più cruenta, invece, è stata quella del reparto maternità. Abrams era completamente ricoperto di sangue e melma, così come il pavimento, mentre le persone venivano portate via di continuo o rischiavano di svenire. È stata anche una delle poche occasioni in cui il lavoro fisico non è stato affidato direttamente a lui: per il salto dalla fattoria è stata infatti coinvolta una squadra di stuntman. Lo stuntman che ha eseguito la caduta non aveva cavi addosso e, dopo averla fatta, ha raccontato ad Abrams di aver sbattuto piuttosto forte il coccige.

La presenza di Michelle accompagna Bryan attraverso le telefonate, anche se lei non compare mai fisicamente. Abrams pensa che la voce sia quella di Sara Paxton, la moglie di Cregger. Inizialmente era stata coinvolta un’altra persona per leggere le battute, perché Paxton non si trovava sul set e sarebbe stato complicato collegare una telefonata a distanza. Abrams crede però che Cregger avesse già intenzione di inserire la voce della moglie come una sorta di riferimento nascosto. Tra Bryan e Michelle, inoltre, esisteva un passato più ampio di quello mostrato nel film: Abrams aveva in mente alcuni elementi della loro relazione, anche se non ricorda quanto lui e Cregger li avessero approfonditi. Per lui erano comunque dettagli necessari a percepire le diverse dimensioni del personaggio.

Quello che accadrà a Bryan dopo il finale, invece, come riportato da Variety, Abrams preferisce non immaginarlo. Non sa quale sarà il suo destino e non vuole formulare teorie su un eventuale seguito. Se la storia dovesse continuare, dice, dovrebbe essere ciò che funziona meglio per il racconto.


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