scarpe rotte

Scarpe rotte di Roberta Torre film di apertura delle Notti Veneziane 2026

Scarpe rotte di Roberta Torrecon Barbara Ronchi e Mersila Sokoliè il film d’apertura delle Notti Veneziane.

Scarpe rotte di Roberta Torre aprirà le Notti Veneziane, la sezione delle Giornate degli Autori realizzata in accordo con l’Isola di Edipo. Interpretato da Barbara Ronchi e Mersila Sokoli, il film racconta il potere del sogno nel contrastare, almeno per un momento, il caos del mondo.

Ambientato a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale, il film segue Clara e Vera, due donne che trascorrono le giornate insieme in casa tra tè, riordino e conversazioni. Parlano di ciò che è successo, delle persone assenti, delle mancanze e dei ricordi che continuano a vivere.

Al centro dei loro dialoghi ci sono le scarpe: rotte, consumate, con la suola che si stacca e impossibili da sostituire. Sono le uniche che hanno, e imparano ad accettarle fino a trasformarle in motivo di orgoglio e persino di gioco. Da qui nasce l’idea di un concorso di scarpe rotte, con tanto di giudice e partecipanti, un momento surreale capace di creare uno spazio di leggerezza dentro la tragedia della guerra.

Scarpe rotte è il racconto di un legame tra due donne e del modo in cui l’immaginazione può diventare una forma di resistenza alla durezza della realtà. Come spiega Roberta Torre: “È un film sul tempo e sulla Storia che lascia le sue tracce negli oggetti e nei corpi, sulla memoria come presenza viva e sui fantasmi di chi abbiamo amato come abitatori complici delle nostre giornate”.

Il cast comprende anche Glen Blackhall, Diana Collepiccolo, Paola Giannetti, Tatiana Lepore, Alfonso Guadagnino, Michele Savoia e Rocco Castrocielo.

Prodotto da Faber Produzioni, Stemal Entertainment e Draka Production con Rai Cinema, il film è prodotto da Donatella Palermo e Corrado Azzollini. Il soggetto è di Roberta Torre, la sceneggiatura è firmata da Roberta Torre e Giorgio Vasta. La fotografia è di Daniele Ciprì, il montaggio di Simona Paggi, i costumi di Erika Carretta, la scenografia di Luigi Bisceglia e il suono di Gianfranco Tortora.


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